Allevamento in crisi ma Coldiretti lancia il latte Uht made in Italy

Da 100 a 40mila stalle nel giro di vent’anni. Sono queste le cifre presentate da Coldiretti negli scorsi giorni, al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione tenutosi a Cernobbio, in occasione della manifestazione della Cgil sul lavoro. Ben 60 mila imprese andate in fumo  per un concorso di cause che ha messo in ginocchio i piccoli allevatori e in seria crisi quelli che possono contare su più di 100 capi bestiame. La prima causa delle chiusure delle stalle è da rintracciare nel progressivo aumento dell’imposizione fiscale sui dipendenti e nelle spese burocratiche che – dati alla mano – “costano” agli allevatori un mese di lavoro in mezzo a permessi, documenti e scartoffie d’ogni tipo. La seconda ragione è l’aumento dell’energia elettrica e dei cereali che vengono utilizzati per nutrire il bestiame. La terza ragione è il prezzo del latte che gli acquirenti pagano agli allevatori. Nel 1986 un litro di latte era pagato 980 lire, oggi, 26 anni dopo, viene pagato 38 centesimi ovverosia 735 delle vecchie lire. Secondo i parametri di costo un’azienda di media grandezza per andare in pareggio dovrebbe vendere a 41 centesimi al litro, come dire che si lavora ormai costantemente in leggero passivo.

Ad alterare il mercato c’è il latte proveniente dall’estero. Se il 60% dei 10,5 milioni di tonnellate di latte munto in Italia, infatti, viene utilizzato per formaggi Dop come parmigiano e gorgonzola, il restante 40% finisce nei brik o nei formaggi molli come mozzarella o crescenza che subiscono, sempre più, la concorrenza dei prodotti provenienti dall’Europa dell’Est o da altri Paesi comunitari. Proprio per smascherare il finto Made in Italy, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ha lanciato il primo latte Uht a lunga conservazione, proveniente al 100% da allevamenti nazionali e Firmato dagli Agricoltori Italiani (Fai), che verrà distribuito presso supermercati, negozi e Botteghe di Campagna Amica. Già perché ben il 90% del latte italiano a lunga conservazione arriva dall’estero senza che i consumatori lo sappiano visto che non è ancora obbligatoria in etichetta l’indicazione di provenienza, nonostante la legge che lo prevede sia stata approvata all’unanimità dal Parlamento all’inizio della legislatura. Secondo l’indagine di Coldiretti/Swg quasi due italiani su tre (65%) si sentono garantiti da un marchio degli agricoltori italiani che batte nettamente quello della distribuzione commerciale (15%) e quello industriale (11%).

Ora bisognerà vedere se il latte di qualità verrà remunerato in maniera congrua agli allevatori garantendo la sopravvivenza delle aziende agricole al di sotto dei 100 capi, quelle che fanno più fatica a far quadrare i conti. Il latte della filiera Fai è una buona notizia perché arriverà solamente da allevamenti nazionali selezionati e controllati e per la sua lavorazione – in accordo con i principi del protocollo di Kyoto – si utilizzerà energia verde proveniente da fonti rinnovabili. Il contenitore, in materiale riciclabile, sarà contraddistinto dal logo tricolore del Fai e della scritta “Io sono italiano”. Di fatto, così come i suoi derivati, anche il latte italiano a lunga conservazione diventerà Dop (Denominazione di origine protetta).