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Amare un'altra non giustifica il divorzio: la nuova sentenza della Cassazione che fa discutere

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Photographer, Basak Gurbuz Derman - Getty Images
Photo credit: Photographer, Basak Gurbuz Derman - Getty Images

In che senso "Amare un'altra non basta per lasciare la moglie"? Sembra un po' strano perché è decisamente comune che le separazioni siano dovute a nuove infatuazioni/innamoramenti/tradimenti/sbandate. Eppure una sentenza della Cassazione in questi giorni ha stabilito, per l'appunto, che a chi lascia la casa e il coniuge di colpo, con il solo motivo di aver trovato un nuovo amore verrà addebitata la separazione. Tutto è nato dal ricorso di una donna contro la decisione dei giudici della Corte d'Appello di Firenze di non addebitare la separazione al suo ex marito. Dopo anni di matrimonio connotati da una "perfetta unione materiale e spirituale" e la nascita di due figli, la signora si è trovata, all'improvviso, di fronte alla (classica) confessione del marito di "essersi innamorato di un'altra donna", con la quale stava vivendo "la storia della sua vita". Peccato che la Cassazione abbia dato ragione alla moglie tradita: un nuovo "innamoramento" non basta per andarsene di casa senza conseguenze.

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I giudici del Tribunale di Pistoia, prima e della Corte d'Appello di Firenze, poi, avevano escluso ogni addebito e avevano stabilito l'affido congiunto: il padre avrebbe così avuto l'obbligo solo di versare 1.200 euro al mese per i figli e 700 per la moglie. La "colpa" del marito innamorato (di un'altra) era quindi stata esclusa: secondo i giudici toscani era chiaro che "la prosecuzione della convivenza materiale fosse divenuta difficile da sopportare per entrambi i coniugi e comunque inidonea a far venir meno la frattura del rapporto coniugale". Ma è proprio questo il punto cruciale secondo la Cassazione: non c'era in realtà nessun motivo di presumere che dopo la confessione fatta dal marito non ci fosse più nulla da fare. Al massimo una situazione del genere poteva comportare "la presa d'atto dei coniugi della situazione di crisi" della loro unione.

Photo credit: Victor Dyomin - Getty Images
Photo credit: Victor Dyomin - Getty Images

Secondo la Cassazione questo ragionamento è sbagliato proprio perché si fonda su "una mera supposizione". La decisione di non procedere con l'addebito", si legge nella sentenza, "non si è basata su un dato di fatto certo, idoneo a comprovare che l'abbandono della casa coniugale da parte del marito sia stato determinato dal comportamento della moglie, anche in reazione a tale confessione". Tra l'altro - aggiunge la Corte - il marito non aveva nemmeno confessato la vera e propria "esistenza di una relazione extraconiugale già in atto, bensì solo di nutrire un sentimento affettivo verso un'altra donna". Insomma, perdere la testa e lasciare coniuge, figli, casa e quant'altro porta a "incorrere nella violazione dell'obbligo di coabitazione". Questo, a sua volta, porta all’impossibilità della convivenza e quindi all'addebito salvo che, come spiega ancora la Corte, chi se n'è andato provi che l’abbandono è stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, oppure come conseguenza "dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza". No, l'amore non basta, il divorzio è una cosa seria.