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America First: ma l'azienda Trump non assume americani

Rossana Prezioso
 

Il presidente vuole mettere al primo posto l'America e gli americani ma su 144 posti di lavoro presenti nelle sue aziende solo 1 è stato dato ad americani. Anzi, ad un americano, il cuoco.

La contraddizione 

A testimoniarlo è direttamente la documentazione sulle assunzioni presso le tre proprietà dell'impero Trump (ufficialmente ex impero) costituito dal Trump National Golf Club di Briarcliff Manor, Trump National Golf Club di Jupiter, e dall'ormai celeberrimo Mar-a-Lago. Al dipartimento del lavoro Usa è stato consegnata la relazione in cui si legge che le 144 posizioni lavorative aperte, per lo più barman, camerieri o comunque manodopera non altamente specializzata, sono state occupate per il 99% (143 per la precisione) da lavoratori con passaporto non Statunitense in possesso di permesso H-2B ovvero quello destinato ai lavoratori stranieri occasionali

Intanto torna alla ribalta la spinosa relazione tra l'ex pornostar Stormy Daniels e il presidente Usa Donald Trump.

Le dichiarazioni dell'avvocato

Non si tratta di foto scandalo o di altri particolari diretti, bensì delle dichiarazioni di Michael Cohen, avvocato personale del presidente, il quale, in un'intervista al New York Times affermava di essere stato lui il fautore dei 130mila dollari alla donna. Tutto fatto senza avvisare il diretto interessato il quale,quindi, almeno stando alla sua ricostruzione, sarebbe stato estraneo ai fatti. Il motivo di un simile gesto di generosità? La risposta di Cohen è lapidaria: per proteggerlo da una storia non vera. Estranei, perciò, all'intera faccenda sarebbero la Trump Organization né lo staff del presidente, il che impedirebbe alle autorità, sempre sulla base della teoria dell'avvocato, di considerare il pagamento come un contributo più o meno diretto alla campagna elettorale o una cessione fatta da Trump: tutto si sarebbe svolto in forma privata e la faccenda sarebbe già stata resa nota da tempo alla Federal Election Commission (Fec), dopo la denuncia da parte del Common Cause, che vedeva la transazione come una sorta di contributo illegittimo alla campagna di Trump.

Il colpo di scena

L'unico commento ufficiale rilasciato da Stephanie Clifford, vero nome della pornostar recita “Non nego la relazione perché sono stata pagata, la nego perché non c'è mai stata”. Ma le dichiarazioni a suo tempo rilasciate in un'intervista avvenuta quando Trump non era ancora presidente (2011 al magazine In Touch), non solo sono ricche di particolari ma permetterebbero di risalire anche alla data in cui tutto ebbe inizio: 2006, ovvero qualche mese dopo la nascita dell'ultimo genito di Trump, Barron, figlio unico della sua attuale moglie, Melania la quale, a sua volta, sembra non aver preso bene la questione. Rumors la descrivono a dir poco furiosa nonostante la versione ufficiale data dai diversi comunicati stampa la schierano a fianco del marito contro quello che verrebbe definito un gossip disgustoso.

L'ultimo gossip però è il colpo di coda finale di una storia che potrebbe riservarne altri: la manager di Stormy, infatti, avrebbe dichiarato che con l'intervista rilasciata dall'avvocato, l'accordo di segretezza tra le parti sarebbe stato violato e quindi la sua assistita potrebbe raccontare la sua versione. Ma anche in questo caso non c'è nessuna conferma. 

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