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ANALISI - Zona euro, aumento salari lontano nonostante crescita inflazione

·4 minuto per la lettura
Lo skyline del quartiere finanziario di Francoforte

di Balazs Koranyi e Michael Nienaber

Francoforte (Reuters) - Nelle ultime settimane le prospettive di una spirale tra salari e inflazione nella zona euro hanno dominato le argomentazioni dei banchieri centrali più conservatori, fautori di una riduzione degli stimoli da parte della Bce.

Il timore è che l'attuale elevato costo della vita, per quanto temporaneo, porti le imprese ad aumentare i salari e in questo modo l'inflazione si protragga nel tempo a causa della maggiore domanda dei consumatori.

A un primo sguardo non si tratta di un timore irrazionale. Le spirali salari/prezzi hanno spinto l'inflazione a picchi inaspettati in passato, in particolare negli anni '70.

Il fenomeno potrebbe poi far restare la dinamica dei prezzi al consumo ferma al di sopra dell'obiettivo del 2% della Banca centrale europea, costringendo potenzialmente Francoforte a riportare l'economia a condizioni più normali inasprendo la politica monetaria dopo anni di stimoli senza precedenti.

"Abbiamo rilevato un aumento significativo delle lamentele delle aziende sulla carenza di manodopera, in particolare in Germania, ma anche tra i nostri vicini europei" ha detto il presidente Bundesbank Jens Weidmann.

"In futuro, tali tensioni sul mercato del lavoro potrebbero rendere più semplice per i dipendenti e i sindacati esercitare maggiori pressioni per ottenere stipendi notevolmente più alti".

POCHE PROVE

Si riscontrano tuttavia poche prove a sostegno di tali timori nelle cifre reali sui salari o nelle tendenze del mercato del lavoro, oltre che nelle rivendicazioni dei sindacati.

L'aumento degli stipendi resta flebile, anche se i dati sono probabilmente distorti dalla pandemia. I copiosi programmi di congedo dal lavoro e le marcate oscillazioni dei dati occupazionali, con attività che chiudono e riaprono in continuazione, rendono difficile verificare lo stato di salute del mercato occupazionale.

Ma le richieste dei sindacati sui salari del prossimo anno sono state finora modeste, specialmente alla luce di un tasso di inflazione attualmente a 4,1%.

Alcuni settori afflitti da una notevole carenza di manodopera competente fanno naturalmente eccezione. Il comparto edile tedesco ha negoziato un aumento salariale di 3,4%, mentre nel commercio al dettaglio l'aumento si ferma a 2,2%. Tuttavia, con l'inflazione che resterà probabilmente al di sopra di 2% il prossimo anno, le cifre risultano modeste, nel migliore dei casi, in termini reali.

L'Europa è in netto contrasto con gli Stati Uniti in questo senso. Lo scorso trimestre il costo del lavoro negli Usa ha registrato l'aumento più marcato dal 2001, poiché le aziende hanno aumentato salari e sussidi nel contesto di una grave carenza di manodopera, in prospettiva di un'inflazione che resterà elevata per un certo periodo.

La maggior parte degli accordi salariali in Germania, mercato del lavoro più importante della zona euro, sembrerebbe attestarsi fino a questo momento nell'intervallo tra 1,5% e 2,5%, che potrebbe essere effettivamente troppo basso per mantenere l'inflazione a 2%, secondo gli economisti.

Il fenomeno è dovuto principalmente al fatto che i sindacati stanno dando sempre più importanza ai sussidi non salariali, come più tempo libero a disposizione o maggiore sicurezza sul posto di lavoro.

"Gli accordi salariali che abbiamo visto dall'inizio di quest'anno non indicano che gli sviluppi degli stipendi possano porre al momento un maggiore rischio di inflazione in Germania", ha detto Sebastian Dullien, esperto dell'istituto economico Imk.

"I negoziati in corso possono essere descritti come moderati - soprattutto se confrontati con le richieste presentate nel periodo precedente la pandemia", ha aggiunto.

In effetti, la crescita del costo del lavoro nella zona euro si attestava tra 2% e 3% prima della pandemia, ma l'inflazione era ancora al di sotto dell'obiettivo della Bce.

Anche il mercato del lavoro deve ancora riprendersi dagli effetti del coronavirus. L'occupazione resta al di sotto dei livelli pre-crisi, le ore di lavoro sono scese di 4% e quasi 2,5 milioni di persone sono ancora coinvolte in programmi di mantenimento del posto di lavoro, elementi denotano ancora un forte affaticamento.

Alcuni sostengono inoltre che un aumento degli stipendi verrebbe accolto positivamente alla luce delle ricadute della pandemia sui consumatori.

"Non dovremmo allarmarci di fronte a segnali di una ripresa dei salari una tantum il prossimo anno", ha detto questa settimana Fabio Panetta, consigliere esecutivo Bce. "Nel medio termine è auspicabile favorire un aumento dei costi unitari del lavoro"

Paradossalmente, potrebbe essere il nuovo governo tedesco, e non la Bce, a dare una forte spinta all'inflazione.

I piani della nuova coalizione, che ha in programma di aumentare il salario minimo di circa 25% a 12 euro l'ora, potrebbero far crescere gli stipendi in tutti i settori, mossa pesantemente criticata da Bundesbank, che normalmente si astiene dal discutere le decisioni politiche.

"Un significativo incremento del salario minimo potrebbe esercitare una marcata influenza sulle fasce salariali più basse e avere effetti non trascurabili su quelle più alte", ha affermato l'istituto centrale.

Infine, l'economia è tutt'altro che in salute. Una nuova ondata di pandemia ha reso necessarie nuove limitazioni all'attività economica, con ricadute ancora una volta sui servizi e una conseguente pressione al ribasso sulla crescita economica.

Un rapido aumento degli stipendi è quindi solo una possibilità teorica per ora, a causa delle prove che propendono ancora fortemente verso sviluppi più positivi.

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Milano Alessia Pé)

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