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Anche in Israele si valuta l'obbligo vaccinale

·3 minuto per la lettura

AGI - Israele potrebbe imporre l'obbligatorietà del vaccino contro il Covid-19. Lo ha fatto sapere il capo della Commissione per il coronavirus, Salman Zarka, secondo quanto riportato da fonti di stampa locale. "Penso che dobbiamo esaminare tutte le opzioni", ha detto Zarka in una intervista radiofonica, "inclusa l'opzione di imporre la vaccinazione nello Stato di Israele". Zarka ha però sottolineato che almeno per il momento questo è solo il suo parere e che non ci sono ancora indicazioni in tal senso da parte del Ministero della Salute. "Questa opzione di imporre il vaccino nello Stato di Israele, così come del resto sta avvenendo in diversi Paesi del mondo", ha detto, "deve essere esaminata, deve essere almeno considerata. Ci sono 680.000 persone in Israele, che non sono state vaccinate. Cerchiamo costantemente di raggiungerle".

Sembra tuttavia che all'interno del governo israeliano non ci sia uniformità di pensiero. Il ministro Zèev Elkin ad esempio ha dichiarato che imporre l'obbligo vaccinale è qualcosa che viene fatto solo dalle dittature. "è possibile ed è giusto - ha osservato - incoraggiare la vaccinazione o anche imporre delle maggiori restrizioni ai non vaccinati, ma non obbligare per legge".

Finora, solo il Vaticano ha imposto l'obbligo anche se al momento diverse altre nazioni europee stanno considerando questa possibilità.

L'Austria ha annunciato che renderà obbligatorie le vaccinazioni contro il coronavirus a partire da febbraio. Il Paese aveva già imposto restrizioni di movimento a coloro che non erano stati vaccinati. La Grecia ha annunciato il vaccino obbligatorio per gli over 60, prevedendo multe per coloro che non lo faranno. Anche la Germania sta valutando questa possibilità. Intanto il parlamentare israeliano Yuval Steinitz ha chiesto alla Knesset (il Parlamento Israeliano) di indagare sulle minacce violente da lui ricevute recentemente da parte di attivisti 'no vax'.

Steinitz, ex ministro dell'Energia che è ora all'opposizione con il partito Likud dell'ex primo ministro Benjamin Netanyahu, ha anche lui espresso sostegno all'ipotesi delle vaccinazioni obbligatorie.

Secondo i dati del Ministero della Salute, su una popolazione di 9,4 milioni, 5,7 milioni di israeliani hanno ricevuto due dosi di vaccino e 4 milioni hanno ricevuto anche la terza dose di richiamo. Da pochi giorni è cominciata poi la campagna vaccinale per i bambini di età compresa tra i cinque e gli 11 anni.

E mentre in Israele si parla di possibile obbligo vaccinale, la situazione resta complicata in Cisgiordania dove è stato prorogato di un altro mese lo stato di emergenza legato al coronavirus per combattere la diffusione della nuova variante Omicron nei Territori Palestinesi.

Lo stato di emergenza era stato dichiarato per la prima volta nel marzo 2020 dopo la scoperta dei primi casi di coronavirus nei Territori Palestinesi e da allora è stato prorogato ogni mese. Il presidente Abu Mazen ha esteso lo stato di emergenza dopo che il ministero della salute palestinese ha espresso profonda preoccupazione per la diffusione della nuova variante Omicron visto che Israele ha annunciato venerdì di aver rilevato il primo caso di questa nuova variante.

Dopo l'annuncio israeliano, il comitato di epidemiologia palestinese si è riunito domenica a Ramallah e ha discusso le misure precauzionali necessarie per prevenire e combattere la diffusione della nuova variante. A Gaza, il ministero della salute, gestito dal Movimento di resistenza islamica (Hamas), ha avvertito che la variante del coronavirus Omicron non è lontana dalla Striscia.

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