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Anemia mediterranea in gravidanza: cosa fare

anemia mediterranea in gravidanza

L’anemia mediterranea è una malattia del sangue definita anche talassemia, è di natura ereditaria e dunque genetica. La medicina moderna spiega che questa patologia si manifesta per un difetto dei geni, che conduce alla distruzione dei globuli rossi in modo precoce. Questa malformazione genetica causa un difetto nelle quantità di emoglobina presente nell’organismo, provocando una ossigenazione limitata di muscoli e tessuti. Quali sono le cure per l’anemia mediterranea in gravidanza?

Cos’è l’anemia mediterranea

Più precisamente, l’anemia mediterranea è causata da una produzione alterata di una o più delle 4 catene proteiche, le cosiddette globine, che formano l’Hb. L’entità del disturbo, le conseguenze e i sintomi sono variabili e scaturiscono dalla tipologia di difetto genetico. La medicina ne riconosce ben tre forme, diverse per le cause scatenanti ma bisognose dello stesso tipo di cure:

  • Talassemia maior, chiamato anche morbo di Cooley;
  • Talassemia intermedia;
  • Talassemia minor.

Spesso chi soffre di anemia mediterranea ha problemi di fertilità che li costringe a ricorrere alla fecondazione assistita e nei casi più gravi può portare anche alla sterilità. Questo accade perché si manifesta un eccesso di ferro in alcune ghiandole o in uno o più organi, impedendo alle uova o allo sperma, nel caso degli uomini, di svilupparsi regolarmente. In altre situazioni, infine, vi può essere mancanza di ciclo mestruale per un’interruzione precoce dello stesso.

Vi sono infine molte donne che nonostante la patologia riescono avere figli normalmente e in tal caso devono sottoporsi ad una cura particolare per evitare problemi più gravi. Il primo passo per capire se si è talassemici è quello di sottoporsi ad un test del sangue. Il test viene consigliato dal ginecologo soprattutto quando in famiglia ci sono casi di positività. Le analisi del sangue, inoltre, consentiranno di verificare se il proprio bambino può essere affetto da beta talassemia maior, perché trasmessa da sangue materno. Anche i portatori sani devono eseguire il test, pur non presentando gravi sintomi. In questi casi la talassemia si manifesta con la presenza di globuli rossi più piccoli e più numerosi degli altri e con discreti livelli di anemia.

Anemia mediterranea in gravidanza: le cure

Le cure per il trattamento dell’anemia mediterranea nelle donne in gravidanza possono essere preventive, nel caso in cui in famiglia vi sono dei casi già verificati, o per il trattamento delle forme più gravi. Oggi la soluzione più efficace è quella del trapianto di staminali o del midollo osseo ma questo trattamento non può essere eseguito durante la gravidanza. In questa circostanza devono eseguite trasfusioni di sangue coadiuvate ad un regime dietetico con quantità di ferro limitate. Le pazienti gravide, inoltre, devono fare particolare attenzione a non contrarre infezioni, essendo soggetti più delicati che si ammalano più facilmente.

Il secondo strumento è quello che prevede l’assunzione di farmaci ferrochelanti, che catturano ed eliminano il ferro in eccesso presente nel corpo. Questo tipo di cura non danneggia il feto e tiene sotto controllo i livelli di anemia, proteggendo la futura mamma. Ma spesso alle donne talassemiche in gravidanza viene consigliata un’alimentazione specifica che le aiuta a controllare i livelli di globuli rossi presenti nel sangue.

I cibi consigliati sono quelli particolarmente poveri di ferro come il maiale, il ferro, la carne rossa, le frattaglie e le cozze. Spesso viene suggerito di accompagnare i pasti con una tazza di tè, che diminuisce l’assorbimento di ferro nel sangue. Anche gli integratori di acido folico sono un valido aiuto nella produzione di globuli rossi, che come abbiamo visto sono carenti in situazioni di anemia mediterranea.

Portare avanti una gravidanza in caso di talassemia non è impossibile e neanche difficile. É sufficiente stare sotto controllo mettendo in pratica scrupolosamente i suggerimenti del proprio medico.