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Anita e Greta, i veri ragazzini sono gli adulti

Mattia Feltri
·Direttore HuffPost
·2 minuto per la lettura
Anita (Photo: ansa)
Anita (Photo: ansa)

Una ragazzina di dodici anni, intervistata sulla Stampa, si felicita della buona idea (buona, infatti già sfumata) di prolungare l’anno scolastico fino al 30 giugno. Pare trattarsi di intelligenza col nemico, nel giudizio dei social, dove la ragazzina viene svillaneggiata, invitata a un ricovero in casa di cura, a procurarsi una precisa diagnosi dei suoi disturbi mentali, in alternativa a impiegarsi nella pulizia dei bagni eccetera. Fra gli autori delle scintillanti osservazioni ci sono altri studenti – e vabbè – ma soprattutto insegnanti. Non starò a ripetervi l’ovvio, ossia la bancarotta morale di un manipolo di adulti alleati nel pestaggio digitale di una ragazzina a causa della quale, fossero tutti come lei, gli toccherebbe lavorare un paio di settimane in più (prima precisazione cautelativa contro la class action degli insegnanti: i suddetti gradassi appartengono a una minoranza e non rispecchiano l’interezza della categoria, almeno spero). Avrei già più voglia di soffermarmi sulla magnifica rappresentazione del sottosopra contemporaneo inscenata da una ragazzina che vuole andare a scuola e i professori no. O sulla percezione dell’eccezionalità e della gravità della pandemia, per cui si impongono gravi ed eccezionali sacrifici, ma soltanto agli altri. Penso invece sia l’occasione di riflettere su una questione diversa.

La ragazzina – si chiama Anita e frequenta le medie all’Italo Calvino di Torino – è già nota ai lettori di giornali per essere diventata il simbolo, mesi fa, degli studenti non arresi alla didattica a distanza. Si piazzò fuori dall’istituto, coi suoi libri e le sue penne, nell’attesa volutamente parossistica della riapertura. Fu intervistata e raccontata con eccesso di suggestione come la coraggiosa a irriducibile avanguardia di un popolo, mentre il popolo, ossia i suoi coetanei, erano in ampia parte...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.