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Anitec-Assinform:mercato digitale italiano + 2,8% annuo fino al 2021 -3-

Mlp

Roma, 13 nov. (askanews) - "La crescita di queste componenti, in un quadro di digitalizzazione diffusa, va sostenuta - ha aggiunto Gay - sono la chiave per evolvere in coerenza con le sfide di una trasformazione digitale di portata mondiale, cui si può rispondere solo con l'innovazione. Chiunque, da tutto il mondo può vendere sul nostro mercato generando valore aggiunto e occupazione nel proprio paese. E chiunque dall'Italia, può entrare nelle filiere di produzione globali dove i processi digitalizzati contano moltissimo per far sì che creatività, qualità ed esperienza operativa del made in Italy continuino a fare la differenza."

Guardando ai settori d'utenza, sempre in termini crescite medie annue da qui al 2021, si conferma il ruolo trainante di Banche (+4,8%), Industria (+5,2%), Distribuzione (+5,1%) e Utility 5,1%), cui si aggiungono anche Assicurazioni (+5,1%) e Trasporti (+3,9%). Ed è stimato anche migliorare il trend del settore pubblico (+ 0,6% per la PA Centrale, + 1,3% per la PA Locale), scontando l'attuazione del Piano Triennale per l'Informatica nella PA 2019-2021.

Sul fronte dell'innovazione diffusa molto resta però da fare. Fatto 100 il solo mercato business, il 2018 ha visto le grandi imprese (oltre 250 addetti) esprimere ben il 58,7% degli investimenti ICT, contro il 18,7% delle medie (50-249 addetti) e solo il 22,6% delle piccole (1-49 addetti), che hanno un peso in termini di occupazione e Pil proporzionalmente più elevato. Il quadro al 2021 lascia intravedere un'accentuazione dello scarto. "Per gli investimenti digitali sono previsti incrementi medi annui del 4,7% per le grandi imprese, del 3,8% nelle medie e del 2,1% nelle piccole - ha precisato Gay - e quest'ultimo dato è da correggere al rialzo con pragmatismo, con incentivi centrati non solo sulla bassa taglia dimensionale o la localizzazione, ma anche indirizzati ai progetti delle grandi aziende che puntano a integrare le piccole in ecosistemi collaborativi. Il ruolo guida dei capifiliera è fondamentale".

Emerge così anche l'urgenza di provvedimenti per rendere l'innovazione digitale più diffusa e che, al contempo, permettano al settore ICT di rafforzarsi ed evolvere per esprimere con ancora maggiore efficacia il ruolo strategico che gli compete.

Su primo fronte si guarda al rinnovo dei programmi Impresa 4.0, che a condizioni costanti promettono di far crescere gli investimenti innovativi in sistemi industriali e sistemi ICT da qui al 2021 a un tasso medio annuo del 15,5% (da oltre 3030 milioni nel 2019 a circa 4000 milioni nel 2021), mantenendo la quota della componente ICT attorno al 56-57%. "I risultati attesi sono importanti, soprattutto per un sistema produttivo come il nostro, che sino a due anni fa accusava investimenti fermi, se non in calo; e confermano i risultati conseguibili con provvedimenti che meritano di non essere rimessi in discussione ogni anno, ma di essere rinnovati su una base triennale stabile, come già dal Mise è stato proposto."

Sul secondo fronte, quello del rafforzamento del settore, si tratta di favorire una crescita già in atto e che genera valore e occupazione - tra il 2015 e il 2018 il numero di imprese è cresciuto da 107.340 a 112.340 e quello degli addetti da 477.850 a 512.400 - e di farlo rimuovendo gli ostacoli all'evoluzione verso le tecnologie e le applicazioni più innovative e i modelli di business centrati sul supporto e il know-how realizzativo. "Gli imprenditori del settore - ha aggiunto Gay - devono fare la loro parte. Ma non si può continuare rimandare la soluzione di due problemi che condizionano le prospettive del settore e che sono materia di intervento delle Istituzioni: la scarsità di competenze digitali e un finanziamento pubblico alla R&D nell'ICT marginale e non comparabile con quello dei paesi guida dell'Europa. "A fronte di una occupazione ICT in crescita annua del 2,4%, la forbice domanda-offerta di competenze digitali continua infatti ad allargarsi e mancano 12.000 laureati. A fronte di oltre 10.000 Startup Innovative, per più della metà appartenenti al settore ICT, da circa un decennio la spesa R&S del settore ICT in Italia, attorno ai 2,2 miliardi di euro l'anno, è per oltre l'80% autofinanziato dalle imprese, per il 13% circa dal resto del mondo e solo per il 6% dal settore pubblico. "A sette mesi dai primi annunci, si va solo ora profilando l'operatività al Fondo per l'Innovazione, essenziale per dare una marcia in più anche alla R&D di un settore, quello dell'ICT, che è strategico per spingere l'innovazione in tutti i settori e territori."