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Anna Frank, storici olandesi bocciano ipotesi tradimento notaio ebreo

·4 minuto per la lettura

(Adnkronos) - "Ridicole e riprovevoli". Gli storici olandesi bocciano le presunte rivelazioni su chi tradì Anna Frank, consegnando la sua famiglia ai nazisti. Appena uscito e frutto di sei anni di indagini, il libro "Il tradimento di Anna Frank: indagini su un cold case" sostiene la tesi che a rivelare dove si erano nascosti ad Amsterdam i Frank fu un notaio ebreo, Arnold van den Bergh. Ma diversi studiosi olandesi, scrive Times of Israel, contestano l'intero impianto del libro e le sue conclusioni su chi tradì l'adolescente il cui Diario ha commosso milioni di lettori in tutto il mondo, facendone un simbolo della persecuzione nazista degli ebrei. Intanto anche una nipote di Van den Berg si è detta certa che il nonno fosse innocente.

La teoria sostenuta dall'autrice del libro, Rosemary Sullivan, si basa su una lettera anonima che Otto Frank, padre di Anna e unico sopravvissuto della famiglia ai lager nazisti, ricevette dopo la guerra. La lettera, di cui si è perso l'originale ma che fu ricopiata da Frank, conteneva l'accusa che a denunciarlo fosse stato Van den Berg, membro del Consiglio Ebraico nominato dai nazisti.

Il presupposto è che il Consiglio avesse una lista con i nascondigli degli ebrei olandesi. Ma il libro, viene fatto notare, non offre alcuna prova che quella lista sia esistita o che vi figurasse l'indirizzo segreto dei Frank. Né spiega i motivi dell'esistenza di una lista così compromettente, o perché mai persone nascoste dovessero comunicare il loro indirizzo ad un organismo in comunicazione con i nazisti.

"Per grandi conclusioni servono grandi prove", afferma Johannes Houwink ten Cate, professore emerito di Storia dell'Olocausto all'Università di Amsterdam. "Non credo che un membro del Consiglio ebraico abbia ottenuto la libertà in cambio di indirizzi. Dopo che il Consiglio fu abolito i suoi membri furono deportati nei lager, o si nascosero", spiega.

Van den Berg rimase nascosto per gran parte del 1944, compreso in agosto quando i nazisti fecero irruzione nel nascondiglio dei Frank e li deportarono assieme alla famiglia Van Daan nel lager di Bergen Belsen. "Se avesse tradito la famiglia Frank, sarebbe dovuto uscire allo scoperto, esattamente quello che voleva evitare", argomenta Houwink ten Cate

Dopo la guerra, il Consiglio ebraico fu criticato per aver "collaborato" con i nazisti. Alcuni dei suoi membri, fra cui Van den Berg, poi morto nel 1950, furono processati. Ma nessuno ha mai accusato il Consiglio, sciolto dai nazisti nel 1943, di avere una lista dei nascondigli degli ebrei, né è mai stato dimostrato che la avesse, nota lo storico.

"Non è provato, noto o dimostrato che il Consiglio Ebraico avesse una lista degli indirizzi dei nascondigli", dichiara Annemiek Gringold , curatore del Museo nazionale olandese dell'Olocausto. "Tutti gli esperti che ho sentito confermano che non sia vero", accusare Van den Berg "è andare anche oltre", rileva.

"Non appare plausibile che le persone volessero dare informazioni sui loro nascondigli, o quelli dei familiari, al Consiglio Ebraico, che seguiva un approccio legalista di cooperazione con i nazisti. Il Consiglio era strettamente controllato dalle autorità tedesche, sarebbe stato molto rischioso tenere simili liste", dice Laurien Vastenhout, ricercatore dell'Istituto nazionale di studi sulla guerra, l'Olocausto e il genocidio.

Questa storia della lista "non ha senso", dice Bart van der Boom dell'università di Leida. A suo parere al lettera anonima prova solo che qualcuno "credeva o voleva che Otto Frank credesse che Van den Berg era un traditore". E questo accadeva nell'immediato dopoguerra, in un periodo in cui molti cercavano rivalse o vendette in Olanda. "Non sapendo chi l'ha scritta, non vi è modo di sapere quanto fosse attendibile", sostiene lo studioso, secondo il quale le conclusioni del libro sono "ridicole e riprovevoli".

Secondo Houwink ten Cate è possibile che non si scoprirà mai chi tradì i Frank, dato che i nazisti distrussero il 95% dei loro archivi sulla persecuzione degli ebrei. E non è neanche detto che vi fu un tradimento, l'arresto potrebbe essere dovuto ad una imprudenza dei Frank.

Inoltre lo stesso Diario di Anna Frank racconta come la famiglia avesse disseminato falsi indizi per far credere che tutta la famiglia fosse fuggita all'estero. Quando avevano abbandonato la loro casa, I Frank avevano lasciato in bella vista un indirizzo di Maastricht, mentre era stata fatta girare la voce che un loro amico di quella città volesse aiutarli a scappare in Svizzera. Appare decisamente improbabile che avessero comunicato l'indirizzo del loro nascondiglio ad Amsterdam al Consiglio Ebraico.

Infine una delle nipoti di Van den Berg ha rivendicato l'innocenza del nonno, tramite l'amico di famiglia Paul Theelen, raggiunto dal Daily Mail. Nel 1944, il notaio, la moglie e le tre figlie si erano nascosti in luoghi separati con l'aiuto della resistenza olandese. La figlia Anne Marie fu nascosta dalla famiglia di Theelen fino al 1945. Van den Berg si era nascosto nella città di Laren con la moglie e non aveva nessun motivo di uscire allo scoperto con i nazisti di Amsterdam per denunciare i Frank. Van de Berg perse fra l'altro la sorella Zadok e la nipote Millie, che morirono rispettivamente nei lager nazisti di Auschwitz e Sobibor.

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