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Antonio Clavenna: "Il ritardo dei vaccini Pfizer è un problema. Ma noi siamo indietro sulla campagna di massa"

Luciana Matarese
·Giornalista
·1 minuto per la lettura
Antonio Clavenna/Vaccino Pfizer (Photo: GETTY)
Antonio Clavenna/Vaccino Pfizer (Photo: GETTY)

I ritardi nella consegna delle dosi da parte di Pfizer, “potrebbero rallentare la campagna vaccinale” e allungare l’intervallo nella somministrazione tra prima dose e richiamo “essere un problema”. “Meglio attenersi alla tempistica prevista nei protocolli”, sottolinea Antonio Clavenna, responsabile dellUnità di Farmacoepidemiologia dellIstituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano. Anche perché, a differenza del Regno Unito, che ha scelto di puntare su un’unica dose per ampliare il più possibile l’immunizzazione, l’Italia non ha a disposizione un numero di dosi così consistente “per cui anche scegliendo un approccio che posticipi la seconda dose, da noi il beneficio risulterebbe limitato. A fronte di possibili rischi non ancora conosciuti, finiremmo col vaccinare un numero di persone in più non così rilevante”.

La soluzione ci sarebbe. “Si potrebbe estendere la produzione dei vaccini ad altre strutture, individuare altri enti produttivi per aumentare il numero delle dosi e, dunque, delle persone che è possibile immunizzare”, suggerisce Clavenna. Anche questa questione di organizzazione, l’aspetto del piano di vaccinazione nazionale che preoccupa di più il farmacologo dell’Istituto Negri. “Quando si andrà ad ampliare la platea dei destinatari potrebbero emergere criticità che necessitano di una programmazione adeguata e preventiva”, avverte Clavenna. Quanto ai benefici del vaccino, “meglio essere cauti. All’allentamento delle restrizioni non si arriverà prima dell’autunno”.

Dottor Clavenna, i ritardi nella consegna delle dosi del vaccino Pfizer peseranno sulla campagna vaccinale?

Potrebbero comportare un rallentamento e dunque uno slittamento delle tempistiche dell’immunizzazione avviata. Bisogna capire se il problem...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.