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Appesi alla cartella clinica di Trump

Pierluigi Gerbino
·3 minuti per la lettura

L’ultimo giorno di una settimana che sembrava votata ad un corposo rimbalzo degli indici USA, ha portato una ventata di incertezza che ha ridimensionato l’ampiezza del rimbalzo.

La colpa è delle condizioni di salute del Presidente USA Trump, leader dei negazionisti mondiali che, dopo l’arrivo della febbre e le difficoltà respiratorie, che lo hanno costretto, nella serata di venerdì, al ricovero in Ospedale, ora non potrà più negare l’evidenza del virus.

La notizia del contagio ha provocato sussulti sui mercati americani, ma meno in Europa, che è riuscita a mantenere la barra abbastanza dritta e chiudere la settimana conservando un rimbalzo del +1,72% su Eurostoxx50 rispetto al venerdì precedente. Simili le performance settimanali dei principali indici europei.

Più colpiti sono invece stati gli indici americani. SP500 ha ridimensionato il rimbalzo settimanale di oltre un terzo ed ha mantenuto +1,52% di progresso, mentre Nasdaq100 è apparso il più danneggiato dai realizzi, ed ha quasi azzerato il suo rialzo settimanale, mantenendo un saldo positivo inferiore al punto percentuale.

Il week-end ci ha portato una serie di rivelazioni e di reazioni che hanno ulteriormente mischiato le carte per la settimana entrante. Da un lato si è saputo che la situazione di Trump venerdì scorso si è aggravata, con febbre alta e difficoltà respiratorie, che hanno costretto al sostegno dell’ossigeno aggiuntivo. Inoltre è trapelato che probabilmente Trump ha saputo della positività ben prima di quando è stato annunciato e, in condizioni inadeguate, ha partecipato ad incontri elettorali senza alcuna protezione. Un atteggiamento a mio parere gravemente irresponsabile, non degno di chi vuole guidare la principale potenza mondiale. 

Però ieri si è già presentato con un video rassicurante, registrato in ospedale, per mostrare il “miracolo” (parole sue) delle cure che lo rimetteranno presto in grado di ritornare alla Casa Bianca. Colpi di scena a ripetizione. E’ il copione della grande fiction “Trump Show”. La realtà che fa invidia agli sceneggiatori delle serie di Netflix. Il candidato alle Presidenziali colpito dal virus in piena campagna elettorale. Che ne sarà di lui? Che ne sarà dell’evento che esprime l’essenza ed il culmine della democrazia, cioè il voto popolare? Che cosa faranno gli avversari democratici? Si lasceranno intenerire dalla debolezza dell’avversario e rinunceranno a combattere per non infierire? Accetteranno il compromesso con i repubblicani sul piano trilionario di sostegno ai disoccupati ed alle aziende in crisi, col rischio che poi l’attore protagonista della fiction, una volta risorto, se ne prenda i meriti?

E quella fetta di popolo americano che sta in mezzo tra quelli che lo adorano e quelli che lo odiano? Si farà prendere da sentimenti di “compassione” e si avvicinerà a lui, oppure stigmatizzerà, allontanandosene, il suo comportamento di indifferenza nei confronti del virus, che ha ingigantito il numero dei morti di Covid, ormai giunto a 200.000?

Ancora: che farà la FED in questo momento in cui la mancanza di guida politica ne aumenta la responsabilità monetaria in difesa dell’economia USA e del dollaro?

E, infine, ovviamente: che cosa faranno i mercati finanziari, presi nel vortice della fiction?

Mi fermo con le domande, ma se ne potrebbero fare ancora altre.

Il week-end ce le ha portate, le prossime settimane dovranno fornire le risposte, che daranno ai mercati i motivi per oscillare per un mese. 

Non credo che in ottobre avremo molta direzionalità. Ma credo che avremo molta volatilità, intesa come oscillazione. 

E invece dei grafici di borsa bisognerebbe analizzare la cartella clinica di Trump. O, meglio ancora sarebbe poter leggere il copione delle puntate della fiction successive a quelle che abbiamo già visto. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online