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Approvato il DEF: crescita dello 0,2% per il 2019. Tensioni su aumenti IVA e Flat Tax

Alberto Ferrante
Per il Ministro Giovanni Tria il DEF è lo strumento adeguato per salvaguardare la finanza pubblica italiana. In questo scenario, l’aumento dell’IVA è coerente con quanto fissato dal Governo, in assenza di misure alternative. Lega e M5s hanno ribadito che l’interesse della maggioranza è quello di diminuire il carico fiscale sulle spalle delle famiglie, che con l’aumento stabilito potrebbe anche superare i 1200 euro medi. Ma non sono state ancora presentate delle soluzioni adeguate a scongiurare un disastro annunciato.

È stato approvato dal Consiglio dei Ministri, nella giornata di ieri, il Documento di economia e finanza che conferma i programmi dell’esecutivo, fissando una stentata crescita del PIL pari allo 0,2% per il 2019.

Si tratta del primo Def del nuovo governo, che stabilisce le linee guida per il prossimo triennio, puntando sul miglioramento “dell’inclusione sociale e della qualità della vita, nel pieno rispetto dei vincoli europei”.

Il PIL programmatico fissato allo 0,2% per l’anno in corso dovrebbe crescere, secondo le stime, fino allo 0,8% nei successivi tre anni.

Dal documento ufficiale si legge inoltre che il deficit dovrebbe raggiungere il 2,4% del PIL per poi ridursi fino all’1,5% nel 2022 fino al pareggio strutturale. Il deficit strutturale, invece, scenderebbe dell’1,6% nel 2019 e fino allo 0,8% nel 2022. Come ormai noto, è prevista una pesante crescita del rapporto tra il debito e il PIL per l’anno in corso, che potrebbe tornare a ridursi sotto il 130% solo nel 2022.

Per finire, si fa esplicito riferimento alla spinta degli investimenti, i quali raggiungerebbero il 2,5% del Prodotto Interno Lordo nel 2022, così da incrementare la produttività di diversi comparti dell’economia.

Il Documento di economia e finanza è stato approvato, viene sottolineato, in “un contesto economico congiunturale profondamente cambiato e più complesso, caratterizzato da un marcato rallentamento della crescita europea”.

Nel corso della riunione, secondo quanto emerso, Lega e Movimento 5 Stelle hanno discusso con il Ministro Giovanni Tria per quanto concerne l’aumento dell’IVA per l’anno prossimo e l’introduzione della flat tax. Secondo il Ministro dell’Economia, i due strumenti, applicati congiuntamente, rischierebbero di rivelarsi insostenibili in quanto troppo costosi e sprovvisti di un’apposita copertura. Nello specifico, evitare l’aumento dell’IVA costerebbe circa 23 miliardi di euro.

Salvini e Di Maio hanno comunque ribadito che la loro linea resterà quella promessa al popolo; il leader della lega ha inoltre rassicurato sul fatto che non verrà fatto alcun passo indietro per quanto concerne Quota 100.

E probabilmente proprio le tensioni interne hanno fatto sì che, al termine della riunione, durata appena mezz’ora, non si sia tenuta alcuna conferenza stampa.

Un secondo punto di forte dissidio è stato quello legato all’inserimento esplicito dei dettagli sulla flat tax all’interno del Documento. Nel testo, infatti, non si è fatto alcun riferimento alla doppia aliquota, del 15% e 20%, ma solo a una serie di nuovi strumenti volti ad alleviare il carico dei ceti medi con la progessiva attuazione di un sistema flat tax, oltre ad alcuni di interventi a sostegno delle famiglie e della natalità.

Presenti invece nel documento ufficiale alcuni accenni all’introduzione di un salario minimo orario anche per chi non rientra nella contrattazione collettiva e alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. Non mancano poi riferimenti alle nuove strategia nazionali sulla banda larga e sul 5G e al rilancio della politica industriale con particolare riguardo alla mobilità sostenibile.

This article was originally posted on FX Empire

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