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Argentina: un Paese finito in un ciclo di crisi finanziarie

Francesco Simoncelli
 

L'Argentina continua ad essere un ottimo banco di prova per dimostrare come Bitcoin sia una valuta a tutti gli effetti, soprattutto quando lo stato mostra il suo vero volto. È notizia di questi giorni che sulla scia delle nuove elezioni, che hanno mostrato quanto gli argentini siano dementi visto che hanno supportato qualcuno alla cui spalle c'è la Kirchner, la banca centrale argentina ha irrigidito i controlli sui capitali, portando il limite dei dollari acquistabili dalle persone da $10.000 a soli $200. Tramite questo rigido controllo sui capitali, la banca centrale tenta di contrastare il tasso d'inflazione in continua crescita del Peso Argentino, il cui valore nell'ultimo anno si è praticamente dimezzato. Inutile dire come questo diktat si ripercuoterà amaramente sul tasso di cambio, perché sembra proprio che i pianificatori monetari argentini si ritengano abbastanza furbi da confutare la Trinità Impossibile. Non solo, ma adesso abbiamo un ulteriore fattore che potremmo aggiungere a quelli già noti della Trinità Impossibile: Bitcoin. Infatti su LocalBitcoins, piattaforma dedicata al trading p2p di criptovalute, sono stati registrati alcuni dei volumi più alti di sempre: a fine ottobre sono stati scambiati 14,1 milioni di Peso, equivalenti a circa $240.000. Ricordate: il denaro non è veramente vostro se vi serve un permesso per utilizzarlo.

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di Nicolas Russo

L'Argentina è un Paese noto per la sua costante instabilità politico-economica e le crisi ricorrenti. Dal ritorno della democrazia nel 1983, la società argentina ha attraversato due focolai di iperinflazione (1989 e 1990), una crisi nel 2001 e un default per il debito estero nello stesso anno. Negli anni seguenti fino ad oggi il Paese ha anche subito una catastrofica svalutazione della valuta nazionale, una stretta sui cambi, un aumento del debito pubblico e un'intera serie di eventi che hanno causato innumerevoli effetti indesiderati sulla qualità della vita dei suoi cittadini.

Tuttavia i problemi economici non sono iniziati negli anni '80. A quel tempo l'Argentina aveva già una lunga storia di numerose crisi che si erano sviluppate nel corso del XX secolo. Questi eventi fecero deviare il Paese dal promettente potenziale economico che dimostrò di avere alla fine del XIX secolo e gradualmente resero irriconoscibile quel passato di successo.

Le ragioni che spiegano questo declino non sono né poche né semplici da elencare, anche se negli ultimi decenni il Paese sembra aver intrapreso una performance ciclica che può essere spiegata dal continuo supporto di idee economiche sbagliate (tra gli altri fattori).

Secondo l'economista Esteban Domecq, il ciclo a cui l'economia argentina è stata sottoposta negli ultimi anni è il seguente: aumenta la domanda di programmi sociali dopo una brutta situazione economica; poi viene promosso l'intervento dello stato (ovvero l'aumento della spesa pubblica) che si traduce in indisciplina fiscale (deficit); questo deficit viene quindi finanziato con l'emissione di valuta e/o aumentando il debito pubblico (indisciplina monetaria e finanziaria), il che porta a svalutazione, inflazione e, nel peggiore dei casi, default; di conseguenza le crisi economiche si rincorrono, la disoccupazione cresce e la povertà dilaga; infine questi ultimi due fattori aumentano la domanda di programmi sociali e il ciclo ricomincia.

In questo circolo vizioso il fattore chiave è il deficit fiscale, dato che è l'innesco del default successivo. Il deficit fiscale, quel vecchio amico dell'economia argentina, non può esistere senza politiche statali che comportano squilibri. In altre parole, un governo che spende oltre i propri mezzi ignora le conseguenze negative che ciò potrebbe avere a lungo termine. Invece i policymaker si stanno concentrando sul presente per raggiungere i propri obiettivi politici. Dal punto di vista logico è l'implementazione di queste politiche il responsabile del ciclo sopra descritto.

L'ascesa del peronismo

Molte di queste idee hanno iniziato a diventare popolari con l'ascesa del peronismo a metà del secolo scorso, un evento che ha segnato un significativo "prima e dopo" nella politica nazionale. Ancora oggi i principi peronisti continuano a pervadere le menti dell'opinione pubblica: intervento statale nell'economia, disprezzo per il libero scambio, protezionismo, nazionalismo, "giustizia sociale", tasse elevate e la creazione di uno stato gigantesco che vada ad inglobare tutti gli aspetti della vita individuale. Queste politiche, nella mentalità generale, rappresentano i pilastri che devono prevalere per raggiungere la prosperità.

L'ascesa di queste idee, e il gran numero di seguaci che le sostengono, possono essere spiegati dalle stesse ragioni con cui è asceso il populismo in tutto il mondo: un leader carismatico con un'immagine potente; un discorso creato con cautela allo scopo di stabilire un'identità collettiva tra le masse; la creazione di un nemico comune colpevole di tutti i mali. Una volta al governo, i sostenitori dell'idea supportano la creazione di una rete di cittadini dipendenti dalle elemosine del potere statale, un gruppo che assicura al leader i voti nelle elezioni future.

Inoltre l'implementazione dei principi sopra elencati è stata replicata, "a modo suo", da quasi tutti i governi in Argentina sin dalla metà del secolo scorso. Durante tutto questo tempo le amministrazioni "non peroniste" non si sono allontanate molto dalle idee interventiste e hanno contribuito alla loro attuazione. Ciò ha avuto conseguenze disastrose sull'economia e ha portato a diverse crisi. Questi due fattori (la prolungata accettazione di principi errati e l'instabilità politica) fertilizzano il terreno per l'emergere di crisi cicliche che sembrano infinite.

D'altro canto la società argentina (nonostante le sue buone intenzioni) è in parte anch'essa complice di tutti questi eventi sfortunati. La predominanza di amministrazioni interventiste nella Casa Rosada negli ultimi decenni è stata avallata dal voto dei cittadini, supportando così idee nefaste che con il passare del tempo hanno aumentato il ripetersi delle crisi.

In breve, l'Argentina si è spostata dal liberalismo all'attuazione di idee completamente opposte. Sebbene le intenzioni degli argentini possano essere buone, hanno scelto la parte sbagliata. E a meno che non cambino drasticamente le loro azioni, si troveranno sempre più lontani dal benessere che tanto desiderano.

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online