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Omicidio Lecce: l'assassino colpì più volte Daniele mentre lui lo implorava di smettere

·6 minuti per la lettura

AGI - L'assassinio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta è "avvenuto...in poco meno di dieci minuti". Lo si legge nell'ordinanza di custodia cautelare che l'AGI ha potuto leggere, dalla quale emergono particolari agghiaccianti del duplice omicidio che ha portato all'arresto dello studente 21enne, Antonio De Marco. Una testimone, che ha osservato la scena dallo spioncino della propria porta d'ingresso dopo aver sentito delle urla, dice: "Notavo una figura che si trascinava sulle scale, non capivo chi potesse essere. In tale frangente notavo una persona che si avvicinava e lo colpiva più volte e sentivo la persona per terra che implorava il soggetto che lo stava colpendo dicendogli più volte 'basta, basta, basta!'".     

Prosegue la testimone: "Subito dopo, sempre dallo spioncino, ho notato questa figura, con passo normale e apparentemente tranquillo, che scendeva le scale. Lo stesso indossava una felpa nera, presumo che teneva il cappuccio poiché ho visto l'intera figura scura, aveva uno zainetto sulle spalle di colore giallo con degli inserti grigio/argento. Penso che poteva essere alto circa 1,75 metri, di corporatura normale anche se ho notato che aveva delle spalle larghe".

Sempre dall'ordinanza emerge che Daniele De Santis "dopo essere stato ferito" tentò "invano di chiamare aiuto mediante il telefono". De Santis, spiegano i magistrati, non riuscì "a sbloccare il dispositivo e, nello stringere in mano lo smartphone" schiacciò "involontariamente" dei pulsanti, inviando così al dispositivo stesso uno screenshot dello schermo bloccato.

Il presunto assassino, Antonio De Marco, secondo gli investigatori, avrebbe progettato di immobilizzare i due fidanzati per seviziarli e, infine, di lasciare una scritta a suggello del suo gesto. È stato lo stesso procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone De Castris, a fare cenno a delle fascette stringitubo ritrovate in casa, materiale che poteva probabilmente servire all'omicida per legare le due vittime e, forse, torturarle, seguendo un macabro disegno.

De Marco avrebbe alloggiato nell'abitazione di via Montello fino al 28 agosto, dove aveva affittato una stanza servitagli come appoggio nel capoluogo salentino per poter frequentare i corsi universitari presso l'ospedale Vito Fazzi.

Secondo quanto si apprende da ambienti vicini alla famiglia De Santis, proprietaria dell'alloggio di via Montello, Antonio De Marco non avrebbe dato adito ad alcun genere di sospetto, comportandosi sempre in modo rispettoso. Usciva da casa la mattina e tornava la sera, senza dare alcun fastidio.

All'apparenza, insomma, il 21enne di Casarano dava l'impressione di essere un ragazzo come tanti altri, ma avrebbe nascosto un lato oscuro, quello che, secondo la ricostruzione della Procura, lo avrebbe nello stesso tempo portato a pianificare freddamente l'uccisione dei due giovani.

“Questo è rinvenibile sia dalle attività di ispezione che il soggetto ha fatto nei giorni precedenti" ha specificato il procuratore Leonardo Leone De Castris "e anche durante la giornata dell'episodio, sia dall'esame e dalla interpretazione del bigliettino perso dal soggetto, laddove non soltanto vi è uno studio dell'itinerario da seguire per evitare le telecamere e, quindi, per agire in sicurezza, ma purtroppo anche la programmazione dell'azione omicida che doveva essere preceduta da una attività preliminare prodromica all'omicidio”. Tutti elementi che “ci fanno propendere per l'ipotesi che l'omicidio dovesse essere una rappresentazione”, ha concluso il magistrato. 

Una settimana esatta per arrivare alla svolta sull'omicidio. Sette giorni in cui i carabinieri del Comando provinciale di Lecce hanno lavorato ininterrottamente per capire quanto accaduto nell'appartamento.

La ricostruzione dell'episodio si è rivelata subito molto complessa, ha detto il procuratore. Il movente è solo parzialmente chiaro. Non c'è stata alcuna confessione da parte del giovane sospettato e la ricostruzione della responsabilità si fonda su elementi di prova che sono rinvenibili su dati tecnici: "visione delle telecamere, intercettazioni, una parziale e preliminare comparazione grafica sul foglietto che è stato trovato nell'appartamento e che è stato perso dal presunto omicida, non lasciato volontariamente. Questo ha dato la possibilità di comparare la grafia con quella del sospettato". 

C'è stata, ha aggiunto il magistrato "anche attività di polizia tradizionale, come pedinamenti. Si è arrivati a lui attraverso questo e attraverso immagini che per fortuna non sono state pubblicate"

Un delitto brutale, consumato con 35 coltellate contro Eleonora e 25 su Daniele. La morte è arrivata istantanea, prima dei soccorritori del 118, allertati dai vicini di casa. Proprio i condomini del palazzo, ascoltati già la sera stessa del delitto, sono stati i primi a indirizzare gli investigatori verso un'uomo alto, di corporatura media, incappucciato e con uno zaino chiaro sulle spalle, che ha lasciato precipitosamente il palazzo dopo il duplice omicidio.

Nonostante l'accortezza, il killer è stato comunque ripreso da una videocamera della zona e anche quel fotogramma è stato fondamentale per gli investigatori.

Nei giorni immediatamente successivi al delitto, sono state numerose le persone ascoltate dai carabinieri, a partire da alcuni colleghi arbitri di Daniele, i colleghi dell'Inps di Eleonora e poi i familiari, gli amici che frequentavano con maggiore assiduità e i compaesani di Eleonora, originaria di Seclì.

Nelle vite dei due fidanzati nessuna ombra apparente, anzi la volontà di costruire un futuro insieme, che si stava realizzando con la convivenza in via Montello. Da quella casa, pochi minuti prima di essere uccisi avevano postato su Instagram una fotografia, che ritraeva Eleonora nell'atto di appendere un quadro.

Sabato, a Lecce e Secli', si sono tenuti i funerali dei due giovani, nei quali i sacerdoti avevano lanciato un appello al responsabile affinché si consegnasse.

Eleonora, per volontà della madre, è stata sepolta con l'abito da sposa. Daniele salutato all'uscita dalla chiesa, dal triplice fischio di centinaia di arbitri. "Si spenga la vigliaccheria di chi ha commesso questo gesto - aveva detto l'arcivescovo di Lecce, Michele Seccia - la giustizia farà il suo corso". E, dopo una settimana, la giustizia potrebbe aver messo un punto. 

"Ci auguriamo che farà una confessione", ha detto il procuratore di Lecce; "La città di Lecce oggi esce da un incubo".

I famigliari di Daniele non si danno pace. “Il padre, in particolare, è distrutto, non si capacita e sembra assente, confuso, come se non si fosse ancora reso conto dell'accaduto”, riferisce all'Agi l'avvocato della famiglia, Mario Fazzini. Il padre della vittima, ieri sera, ha voluto recarsi presso sede del comando provinciale dei carabinieri di Lecce, in via Lupiae. "L'ho visto fermo davanti a un bar, sembrava assorto in uno stato di appannamento, così l'ho accompagnato a casa", afferma l'avvocato Fazzini che  ggiunge: “Sono soddisfatto del lavoro della Procura perché, come avevamo intuito, lavorando in maniera serrata è riuscita in breve tempo a trovare il presunto colpevole. Ora, vedremo di poter risalire a una possibile spiegazione dell'efferato gesto compiuto. La famiglia è stretta nel dolore. Attendiamo ulteriori sviluppi delle indagini. Siamo tutti colpiti dalla crudeltà del gesto di chi non ha rispetto per la vita. Senza dubbio si tratta dell'episodio più efferato che io ricordi nel Salento”.