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Arrivano gli Eurobond e hanno un carattere sociale

La Voce
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I primi Eurobond, emessi per finanziare il Sure, hanno un’impronta sociale. Quelli per il Recovery Fund avranno anche un carattere “verde”. Così la Commissione europea entra nel mercato finanziario che risponde a criteri ambientali, sociali e di governance.

Il successo dei primi Eurobond

L’emissione di titoli per finanziare il fondo europeo di sostegno ai lavoratori colpiti dalla crisi Covid-19 è stata accolta da un grande successo sui mercati finanziari ed è molto significativa per due aspetti: si tratta di una forma di Eurobond e risponde a criteri di sostenibilità sociale, alimentando il mercato delle attività finanziarie Esg (Environment, Social, and Governance).

Le obbligazioni, emesse il 20 ottobre dalla Commissione per conto della Unione europea, e le altre che seguiranno, servono a finanziare il Sure – Support to Mitigate Unemployment Risks in an Emergency. Si tratta del fondo europeo che fornirà assistenza finanziaria agli stati membri che abbiano sostenuto spese eccezionali dovute alla crisi pandemica per integrare i redditi dei lavoratori colpiti dalla crisi. Verrà incontro ai governi che, come quello italiano, hanno dovuto fare ampio ricorso ai sistemi nazionali di cassa integrazione. Il Sure è uno degli strumenti messi in campo dalla Ue per fronteggiare la crisi economica generata dal coronavirus e rilanciare la crescita in Europa, insieme al Recovery Fund (ribattezzato Next Generation EU), alla nuova linea di credito del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) per le spese sanitarie, nonché ai massicci interventi della Banca centrale europea. L’assistenza agli stati membri avverrà sotto forma di prestiti a lungo termine a tassi agevolati. Già 17 paesi della Ue hanno richiesto e ottenuto il benestare della Commissione per accedere a questo strumento: sui 100 miliardi disponibili, 87 sono stati assegnati. L’Italia è il paese che più ne beneficia, con 27 miliardi assegnati, seguito dalla Spagna (21 miliardi) e dalla Polonia (11).

Le prime due tranche di titoli, una con scadenza decennale e l’altra ventennale, sono letteralmente andate a ruba: le richieste degli investitori (banche, fondi di investimento e compagnie di assicurazione) hanno raggiunto i 233 miliardi, per una offerta di 15 miliardi, poi elevata a 17. I tassi di interesse sono molto bassi, come si conviene di questi tempi a un’emittente AAA qual è la UE. L’obbligazione decennale ha un rendimento negativo (-0,24 per cento), mentre quello ventennale ha un rendimento leggermente positivo: 0,13 per cento. Queste condizioni, così vantaggiose per un debitore, verranno applicate anche ai prestiti di cui usufruiranno i paesi beneficiari del Sure (con un gioco di parole, potremmo dire che la Commissione non si prende alcuna commissione). Non a caso, i paesi che non hanno fatto richiesta per utilizzare il Sure sono quelli che, grazie al loro merito creditizio, sono in grado di indebitarsi sul mercato a tassi addirittura inferiori a quelli appena citati, come la Germania e Francia. Per l’Italia, al contrario, il beneficio in termini di interessi non è da disprezzare: quasi un punto percentuale sulla scadenza decennale (sui Btp il Tesoro italiano paga attualmente circa 70 punti base).

L’importanza delle emissioni Esg

Al di là del successo di pubblico, l’emissione del 20 ottobre ha una rilevanza storica, per due motivi. È la prima di una serie di emissioni di titoli di debito comune nella Ue, volti a finanziare il Next Generation EU e lo stesso Sure. Le obbligazioni sono garantite dal bilancio della Ue: per la precisione, dalla differenza tra le “risorse proprie” assicurate al bilancio europeo dai paesi membri per i prossimi sette anni e le spese programmate per lo stesso periodo (in virtù del Multiannual Financial Framework approvato per il 2021-2027). Il Sure beneficia anche di una garanzia addizionale (di 25 miliardi) concordata dalla Commissione con i paesi membri: in caso di insolvenza di uno stato a cui sia stato erogato un prestito Sure, la Commissione potrà chiedere agli altri paesi membri di contribuire a coprire il “buco” creatosi, in proporzione alla quota di ciascuno nel Pil della Ue. Si tratta quindi di una garanzia pro-rata e limitata. Non è la garanzia in solido proposta da qualcuno nel dibattito sugli Eurobond, ma è comunque una forma di condivisione del debito tra i paesi europei.

Il secondo motivo di rilevanza sta nella natura sociale dei bond emessi dalla Commissione Ue. Rispondono ai criteri stabiliti dalla Icma (International Capital Market Association) per stabilire se una obbligazione è volta a finanziare attività di rilevante impatto sociale. I criteri sono relativi all’uso dei proventi raccolti con l’emissione obbligazionaria, alla selezione e gestione dei progetti da finanziare, alla trasparenza e rendicontazione. Per rispettare questi criteri, la Commissione deve valutare le richieste presentate dai governi nazionali e controllare che i fondi prestati vengano effettivamente utilizzati per le finalità previste: spese assimilabili alla cassa integrazione e misure sanitarie sui luoghi di lavoro. La Commissione si impegna anche a elaborare rapporti semestrali sull’uso dei fondi e sul loro impatto, sulla base delle informazioni fornite dai singoli governi nazionali.

Nel prossimo futuro, la Ue diventerà il primo emittente di obbligazioni Esg in Europa. Le emissioni, che ricadranno sotto l’ombrello del Recovery Plan, sono destinate ad avere una impronta green o social. Dopo avere agito come regolatore di questo mercato, attraverso l’elaborazione della tassonomia delle attività sostenibili e dei green bond standard, la Ue si appresta a diventare il principale attore del mercato. A sua volta, il mercato evolve rapidamente: mentre prima della pandemia privilegiava il tema ambientale e climatico, ora le tematiche sociali stanno acquistando pari dignità.

Di Angelo Baglioni

Autore: La Voce Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online