Articolo 18: cos'è e cosa dice

Cos'è il tanto discusso "articolo 18"?

Si tratta della legge numero 300 del 20 maggio 1970 che viene comunemente chiamata "Statuto dei lavoratori" ed è l'insieme di norme "sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro". In buona sostanza contiene la quasi totalità di regole più importanti per il diritto del lavoro in Italia. Si occupa di stabilire quali sono i diritti i limiti per chi viene licenziato e fa richiesta al giudice per riottenere il suo impiego, ritenendo di essere stato allontanato senza una reale "giusta causa". E se il giudice stabilisce l'annullamento del licenziamento, perché avvenuto appunto senza un giustificato motivo, scatta l'obbligo di ri-assunzione alle condizioni precedenti al licenziamento.

Ma non solo, il lavoratore, in questo caso, avrebbe anche diritto a un risarcimento del danno subito nel periodo in cui non ha lavorato, comprensivo di una indennità che deve essere pari a quindici mesi di stipendio, nel caso decidesse di non tornare in azienda, esercitando una sua facoltà prevista dalla legge. Lo Statuto dei lavoratori, infine, prevede che l'articolo 18 sia applicato solamente alle aziende che hanno 15 o più dipendenti. In questo conteggio, però, sono compresi soltanto i lavoratori con un contratto di formazione, di lavoro a tempo indeterminato o parziale.

Ecco il testo integrale dell'articolo 18 della legge numero 300 del 20 maggio 1970 (Reintegrazione nel posto di lavoro)

Ferma restando l'esperibilita' delle procedure previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullita' a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.

Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito per il licenziamento di cui sia stata accertata la inefficacia o l'invalidita' a norma del comma precedente. In ogni caso, la misura del risarcimento non potra' essere inferiore a cinque mensilita' di retribuzione, determinata secondo i criteri di cui all'articolo 2121 del codice civile. Il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al comma precedente e' tenuto inoltre a corrispondere al lavoratore le retribuzioni dovutegli in virtu' del rapporto di lavoro dalla data della sentenza stessa fino a quella della reintegrazione. Se il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso servizio, il rapporto si intende risolto.

La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma e' provvisoriamente esecutiva. Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, puo' disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.

L'ordinanza di cui al comma precedente puo' essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.

L'ordinanza puo' essere revocata con la sentenza che decide la causa.

Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, e' tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore.