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Le aspettative sono eccessive

Pierluigi Gerbino
 

Dopo la breve scivolata della prima settimana di ottobre i principali indici azionari americani (SP500 e Nasdaq100) hanno inanellato ben 6 settimane rialziste, di cui le ultime due passate a battere ripetutamente il massimo storico. Il motivo di questa performance esaltante, accanto a dati economici in rallentamento, ma meno delle attese degli analisti (cito ad esempio PIL e utili societari), va ricercato soprattutto nelle aspettative piuttosto ottimistiche che i mercati hanno voluto scontare sui due problemi chiave che gravano sul futuro dell’economia globale: l’esito della guerra commerciale e la politica monetaria della FED dopo la manovra di aggiustamento di metà ciclo, che è stata completata con il terzo ribasso consecutivo dei tassi effettuato a fine ottobre.

Ovviamente il rialzo americano ha trascinato anche le borse europee. Nonostante che i motivi per gioire per gioire in Europa ce ne sarebbero assai meno, dato che Germania ed Italia stanno rallentando il PIL europeo, l’inflazione è molto più bassa in Europa che in USA e le trimestrali europee stanno uscendo decisamente peggiori rispetto a quelle delle società USA.

Però il traino americano ha consentito agli indici europei ed al suo rappresentante globale Eurostoxx50 di tornare sui valori abbandonati a novembre del 2017 e presentare ora un risultato da inizio anno del 23,2%, che non è certo compatibile con un’economia in rallentamento.

Una divergenza così grande tra quel che ci mostra l’economia reale e quel che stanno scontando i mercati fa decisamente impressione. Se i mercati non sono completamente ubriacati dalla enorme liquidità disponibile, quel che stanno mostrando è la convinzione che si compiano tutte le seguenti aspettative:

  • la guerra commerciale terminerà con il disarmo reciproco attraverso la progressiva riduzione dei dazi;
  • l’economia USA riprenderà a crescere senza cadere in recessione ed effettuerà una estensione ulteriore del ciclo economico espansivo che è già il più lungo della sua storia;
  • la politica monetaria della FED, nonostante la soluzione della guerra commerciale e la ripresa della crescita economica continuerà ad essere ultra-accomodante ed i tassi rimarranno così bassi per un lungo periodo;
  • gli utili delle imprese quotate USA, dopo tre trimestri consecutivi di calo, torneranno a crescere in modo significativo, giustificando così le valutazioni che oggi appaiono eccessive (rapporto P/E dell’indice SP500 oggi a 23, mentre la sua media storica di lungo periodo è 15).

La mia mente non riesce ad immaginare come possibile la realizzazione di questo scenario paradisiaco, nonostante ci sia da scommettere che Trump farà di tutto per trascinare la borsa in alto anche nel 2020, perché sa che con Wall Street ostile nessun presidente può pensare di ottenere il secondo mandato. 

Teniamo conto che ultimamente a Trump le cose non stanno girando così bene come un tempo. La vicenda dell’impeachment sta facendo emergere testimonianze sotto giuramento da parte di membri dell’Amministrazione piuttosto scomode  per il Presidente. Inoltre la scorsa settimana abbiamo visto che gli elettori hanno cominciato a punirlo piuttosto severamente nelle elezioni locali di Virginia e Kentucky, imputandogli politiche sconsiderate sul clima e sul possesso di armi.

C’è poi il problema della pace commerciale.

Già i mercati hanno snobbato il fatto che agli annunci, questa volta anche da parte cinese, sulle intenzioni di firmare l’accordo di Fase 1, non sia seguito nessun dettaglio sui contenuti, ne data e località in cui la firma dovrebbe essere apposta da Trump e Xi.

Ora si sta inasprendo parecchio anche la protesta ad Hong Kong. Stanotte c’è stata la prima vittima: un manifestante è stato ucciso dalla polizia negli scontri che si susseguono continuamente da parecchie settimane e che sono una possibile pietra d’inciampo alla finalizzazione della tregua tra USA e Cina.

Gli USA infatti sostengono la protesta, mentre i cinesi la stanno reprimendo. Il Congresso USA qualche settimana fa ha adottato una risoluzione di esplicito appoggio ai manifestanti, che la Cina ha bollato come ingerenza negli affari interni cinesi. Esiste la possibilità, del tutto imprevista dai mercati, che la reazione che avrà oggi Trump all’evento di gravità inaudita che è successo stanotte, mandi al macero le speranze di rappacificazione commerciale e faccia cadere il castello di carte speculativo che i mercati hanno costruito pazientemente in tutto questo 2019.

Stiamo a vedere con molta cautela. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online