ASPI, Assicurazione Sociale per l'Impiego: cos'è e cosa cambia rispetto a prima

Nonostante le richieste dei partiti che sostengono la maggioranza, entrerà in vigore dal prossimo anno (e sarà a pieno regime nel 2017), l'ASPI (Assicurazione Sociale per l'Impiego) il nuovo ammortizzatore sociale definito "universale", che andrà a sostituire le attuali indennità di mobilità, di disoccupazione non agricola ordinaria, di disoccupazione con requisiti ridotti, di disoccupazione speciale edile (nelle tre varianti esistenti). Restano in vigore quindi la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria in caso di ristrutturazioni aziendali.

L'ASPI si applicherà a tutti i dipendenti privati (esclusi gli operai agricoli che hanno una copertura diversa), quelli a tempo determinato del settore pubblico, i soci lavoratori delle cooperative, gli artisti e gli apprendisti.

I requisiti necessari sono: almeno 2 anni di anzianità contributiva e 1 anno (52 settimane) di contribuzione nell'ultimo biennio.
Per i lavoratori dipendenti che non hanno i requisiti per accedere all'ASPI, la riforma prevede una Mini ASPI, per la quale saranno sufficienti 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi e verrà corrisposta per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate nell’ultimo anno, con gli stessi importi previsti dall’ASPI vera e propria.

Per i collaboratori a progetto non è invece prevista alcuna copertura da parte dell'ASPI, ma viene aumentata, in via sperimentale dal primo gennaio 2013 fino al 2015, il sostegno una tantum per chi ha i seguenti requisiti: iscrizione esclusiva alla gestione separata dell'INPS con almeno 4 mensilità accreditate nell’anno precedente, lavoro per un unico committente nell’ultimo anno, reddito lordo inferiore a 20mila euro annui, periodo di disoccupazione ininterrotta per almeno 2 mesi.

Ma come funziona l'ASPI e cosa cambia rispetto agli ammortizzatori passati?
Innanzitutto, la durata: attualmente, l'indennità di disoccupazione può durare 8 mesi per i lavoratori con meno di 50 anni d'età e fino a 12 mesi per chi li ha superati, mentre la mobilità (che interessa circa 4 milioni e mezzo di dipendenti) ha durate parecchio superiori che vanno da 12 a 48 mesi a seconda di diverse variabili come l'età (con cui cresce proporzionalmente) e la collocazione del lavoratore nel Mezzogiorno. L'ASPI appiattisce tutte queste differenze, aumentando leggermente la durata del sostegno al reddito per i disoccupati, ma riducendola drasticamente per chi è in mobilità: le soglie massime sono infatti stabilite in 12 mesi per chi ha meno di 55 anni di età e 18 mesi per chi li supera. Queste soglie saranno raggiunte nel 2017, attraverso un adeguamento progressivo rispetto alle attuali.

Per quanto riguarda l'importo del sostegno dato dall'ASPI, si calcola secondo questi parametri:
- indennità del 75% per chi aveva una retribuzione mensile sotto i 1.180,00 euro
- per retribuzioni superiori, si calcola il 25% del differenziale fra questi 1.180,00 euro e l'importo della busta paga

Dopo i primi 6 mesi, è prevista una riduzione del 15% e dopo altri 6 mesi (per chi ha diritto a un periodo più lungo) si applicherà un'ulteriore riduzione del 15%.
Il vecchio sussidio di disoccupazione prevedeva il 60% dello stipendio lordo per i primi 6 mesi, il 50% per il settimo e l’ottavo mese e il 40% per i restanti. A fronte quindi di una drastica riduzione della durata, c'è un modesto aumento dell'importo e un'estensione a quelle categorie, come ad esempio gli apprendisti, che prima non erano coperte.
In via sperimentale, per il triennio 2013-2015, i lavoratori possono poi chiedere la liquidazione dell'indennità dell'ASPI in un'unica soluzione di tutte le mensilità non ancora corrisposte, se avviano l'apertura di un'attività di lavoro autonomo, un'impresa o l'associazione a una cooperativa. La copertura di questa misura è però di appena 20 milioni di euro, esauriti i quali non potrà più essere applicata.
Se si trova lavoro durante la fase di copertura dell'ASPI, il trattamento viene sospeso se l'impiego dura meno di 6 mesi, mentre ricomincia (a patto ovviamente che siano di nuovo presenti i requisiti necessari) se l'impiego supera questa durata.

Perde il diritto al sostegno dell'ASPI chi rinuncia, durante il periodo in cui ne usufruisce, a un'offerta di lavoro la cui retribuzione sia superiore di almeno il 20% alla cifra ricevuta come indennità.
Sul fronte delle imprese, invece, l'ASPI peserà nella forma di un contributo pari all’1,3% per i lavoratori a tempo indeterminato, con un'aliquota addizionale dell'1,4% per i lavoratori a tempo determinato (con l'esclusione dei contratti stagionali e di quelli stipulati per sostituire altri dipendenti che hanno diritto a mantenere il proprio posto di lavoro).
Infine, per quei settori che non sono coperti dalla cassa integrazione, verranno istituiti fondi di solidarietà bilaterali obbligatori nelle aziende con più di 15 dipendenti e per quelli che alla data del 31 marzo 2013 non avessero attivato i fondi, interverrà, con decreto ministeriale, un fondo di solidarietà residuale.

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