Assenza da lavoro, le conseguenze

Cosa succede al dipendente che non si reca al lavoro per un'improvvisa nevicata? Cosa rischia se non si presenta in ufficio causa sciopero dei trasporti? E se ha un imprevisto in famiglia? Una risposta univoca per questi casi eccezionali non esiste. Occorre, però, conoscere cosa prevedono la normativa e i contratti collettivi per non rischiare grane con il proprio capo.

Quale retribuzione se una nevicata si abbatte sull'ufficio?
"Il rischio maggiore per il lavoratore può nascere dalla convinzione che la calamità naturale lo esenta dal lavoro, mantenendo intatto il diritto alla retribuzione", spiega Aldo Bottini, socio di Toffoletto e Soci, uno dei più importanti studi italiani specializzati nel Diritto del lavoro. Una prima distinzione da fare riguarda la portata della calamità. "Se si verifica un'abbondante nevicata che rende impossibile l'accesso al luogo di lavoro, ad esempio distruggendo l'ufficio (ma lo stesso esempio si può fare con un'inondazione, ndr) siamo di fronte all'impossibilità di rendere la prestazione lavorativa. In questi casi il lavoratore non può considerarsi inadempiente, ma non ha diritto alla retribuzione". Trattandosi di causa di forza maggiore, di solito interviene la cassa integrazione, in particolare, nel caso di aziende che appartengono al settore industriale.

Gli scioperi dei trasporti non giustificano
Diverso è il caso della difficoltà di recarsi al lavoro dovuta, ad esempio, a un'abbondante nevicata sul tragitto da casa al lavoro o a uno sciopero nel trasporto pubblico. "In entrambi i casi non c'è un'impossibilità assoluta di rendere la prestazione lavorativa", spiega Bottini, "perché il datore di lavoro potrebbe eccepire che si poteva comunque arrivare in ufficio, magari partendo in anticipo rispetto al solito o scegliendo un mezzo di trasporto alternativo come l'automobile nell'esempio dello sciopero. Il criterio per valutare il comportamento del lavoratore è comunque sempre quello della buona fede". Se in questi casi il lavoratore non si presenta in azienda potrebbe, quindi, essere considerato inadempiente ma naturalmente la situazione va valutata caso per caso.

Quali conseguenze?
L'inadempienza di un contratto — come quello di lavoro — può spingere la parte danneggiata a puntare sulla risoluzione. Non si tratta, in ogni caso, di un processo automatico: occorre recarsi dinanzi a un giudice del lavoro, chiamato a decidere del caso. "La giurisprudenza solitamente si orienta secondo parametri di buon senso", precisa Bottini. "Così, se la mancanza del lavoratore in una giornata non ha compromesso irrimediabilmente l'attività dell'azienda, difficilmente potrà essere accettata la risoluzione del contratto. Più probabile che si opti per una sanzione, anche perché la maggior parte dei contratti collettivi prevede che la sanzione del licenziamento si applichi solo ad assenze ingiustificate di almeno tre giorni".
Lo stesso ragionamento si usa in caso di emergenze legate alla vita familiare del lavoratore: "Qualche tempo fa è arrivato in Tribunale il caso di un lavoratore che non si era presentato in azienda per essersi recato dal padre in fin di vita", ricorda l'avvocato. "L'azienda aveva reagito con una lettera di licenziamento. Il giudice ha ritenuto immotivata la risoluzione del contratto, in quanto spropositata rispetto all'inadempienza contrattuale e ha parlato di 'comportamento odioso' da parte del datore di lavoro".
In tutti questi casi, il consiglio dell'avvocato per i lavoratori alle prese con eventi eccezionali "è di muoversi secondo buon senso, comunicando all'azienda in maniera tempestiva l'assenza e le motivazioni, anche perché i contratti collettivi e quelli aziendali prevedono un monte ore di permessi annui da utilizzare proprio in queste occasioni".