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Assobibe e Confagri: Sugar Tax, a rischio 5mila posti lavoro

·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 1 set. (askanews) - Se la Sugar Tax dovesse entrare in vigore il primo gennaio 2022, comporterà un incremento della fiscalità del 28% che penalizzerà i consumi, con ripercussioni negative su ogni anello della filiera legate alle minori attività e conseguente rischio di perdita di posti di lavoro. E' quanto emerso da una ricerca commissionata da Assobibe a Nomisma dal titolo "Il settore delle bevande analcoliche in Italia nell'era post covid" e presentata durante il convegno "La filiera delle bevande analcoliche, rischi e opportunità" che si è tenuto oggi all'interno di CIBUS, il Salone Internazionale dell'alimentazione, organizzato da Assobibe, associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche, e Confagricoltura.

"Lo studio di Nomisma dimostra gli effetti devastanti, economici e sociali, dell'introduzione di un'imposta del valore di 10 euro/ettolitro in un momento già così incerto - spiega Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe - Anziché facilitare crescita e occupazione, con l'introduzione della Sugar Tax nel 2022 si avrà una contrazione del 16% del mercato a volume, -180 milioni di euro di fatturato rispetto al 2019 e -344 milioni di euro se consideriamo la perdita di giro d'affari nel 2023 rispetto al 2019. Inoltre, togliere liquidità alle imprese con una nuova gabella da versare a fine mese si traduce in maggiori difficoltà e minori investimenti. Un trend nefasto che affosserà la ripresa e il ritorno ai consumi pre-Covid previsti a fine biennio 2022-2023".

Tra i dati illustrati, alla presenza di Fai-CISL, Flai-CGIL e Uila-UIL, il rischio di perdita di posti di lavoro per oltre 5.000 lavoratori. A causa della Sugar Tax si prevede un -17% sui consumi domestici (-12% bevande gassate e -30% bevande non gassate), con conseguenti ricadute sugli operatori della distribuzione; mentre sul canale "fuori casa", già fortemente in sofferenza a causa delle limitazioni Covid in ristoranti, bar e pubblici esercizi, è previsto un -9% (sempre a volume) delle vendite con riflessi negativi su grossisti, distributori e punti vendita.

A risentire maggiormente degli impatti socio-economici della Sugar Tax saranno le PMI, ben il 64% delle aziende totali del settore e custodi della tradizione alimentare italiana; non rimarranno illese le aziende della filiera, con i fornitori che vedranno un calo di acquisti di materie prime food e non food per 250 milioni e ripercussioni importanti anche a livello territoriale, in particolare per regioni come Sicilia e Calabria da cui principalmente l'industria acquista la frutta, con il rischio che le aziende siano costrette ad approvvigionarsi dall'estero a minor costi rispetto a quelli nazionali.

"La Sugar Tax - ha detto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - rischia inoltre di dare il colpo di grazia al comparto saccarifero nazionale, già fortemente danneggiato dalla liberalizzazione delle quote che ha contribuito alla decimazione del numero di imprese e di zuccherifici. Sarebbe piuttosto opportuno individuare misure che siano adeguate ed effettivamente funzionali all'obiettivo di garantire la salvaguardia della salute e del benessere. La tassa, invece, andrebbe a ripercuotersi direttamente sulla filiera dei succhi di frutta italiani, aprendo la strada al Nutriscore, il sistema di etichettatura basato esclusivamente su quantità standard di assunzione, senza tenere conto della qualità e della tipicità di bevande e cibi".

"Lo scenario che ci attende nei prossimi mesi è molto incerto a causa degli effetti della pandemia - conclude Pierini - L'aggiunta della nuova tassazione produrrà ulteriori effetti negativi sul mercato e questi si possono evitare con un ripensamento del Governo. Non possiamo permettere che una tassa, che come dimostrato nei Paesi in cui è in vigore non ha reali effetti benefici per la salute, affossi completamente un settore economico radicato su tutto il territorio nazionale, ricco di PMI fortemente collegate alla filiera nazionale e di prodotti espressione del made in Italy come le aranciate, limonate, gassose, cedrate, spume, chinotti ecc. Le imprese chiedono interventi per essere aiutate a uscire dalla crisi e recuperare i livelli pre pandemia, senza ulteriori nuovi ostacoli. In due parole, lasciateci lavorare per non scomparire".

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