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Assolatte: dazi Usa, per formaggi italiani persi 60 mln in un anno

Red
·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 12 mar. (askanews) - A causa di una guerra commerciale che non hanno minimamente contribuito ad innescare, i produttori caseari italiani sono stati costretti ad accollarsi un dazio aggiuntivo del 25% (oltre a quello "normale" del 15%) su alcuni dei formaggi più esportati e di maggior valore, perdendo competitività e spazi sugli scaffali della distribuzione americana.

Con la sospensione di 4 mesi si è gettata la prima pietra per quella che si spera sia una "pace daziaria". La riapertura del dialogo è un primo passo certamente importante, sottolinea Assolatte, ma non definitivo. Bisogna continuare a lavorare per il definitivo azzeramento dei super-dazi.

In un anno, informa Assolatte, sono stati persi più di sessanta milioni di euro di fatturato verso gli USA. Ai super-dazi e alla chiusura del canale horeca per il Covid, si è associato il deprezzamento del dollaro e l'aumento dei costi di nolo. Un mix esplosivo che ha prodotto un effetto drammatico sulle vendite negli USA, con cali a 2 cifre per i grandi formaggi più esportati: Grana padano e Parmigiano reggiano -22% (in valore), provolone -16%, Asiago -28%, Gorgonzola -13%).

Sarà difficile per le imprese esportatrici recuperare gli spazi e il tempo perduto. "Ringraziamo tutti i protagonisti di questo importante risultato, frutto di un grande lavoro di squadra - sottolinea Paolo Zanetti, presidente di Assolatte. - Abbiamo collaborato con i Ministeri interessati, la Commissione e il Parlamento europeo, l'Ambasciata italiana a Washington. Abbiamo attivato tutte le leve a nostra disposizione per la riapertura del dialogo, un lavoro estenuante che ora comincia a dare segnali positivi".

Proprio lo stretto legame che unisce le imprese casearie italiane alla realtà USA consente ad Assolatte una analisi oggettiva e realistica dei danni causati dai super-dazi dell'amministrazione Trump. Come conferma Phil Marfuggi, all'epoca presidente della Cheese importer Association, le tariffe aggiuntive del 25% hanno costretto i consumatori americani a riversarsi sulle produzioni nazionali, compromettendo le scelte di consumo future. E l'impatto dei dazi sul mercato dei formaggi italiani negli USA sarebbe stato ancora più pesante se l'emergenza Covid non avesse spinto la crescita dei consumi domestici.

A tutto ciò va aggiunta l'incertezza nella quale si è lavorato. Le revisioni periodiche delle liste previste dal "carosello" hanno reso impossibile programmare e gestire i magazzini con serenità. L'effetto principale che le tariffe hanno avuto sul mercato dei formaggi italiani si è visto sui volumi, ma molto di più sul valore dei formaggi stessi e sull'inserimento nel mercato di nuove referenze.

Fortemente impegnata a tutti i livelli per l'ottenimento di una soluzione distensiva, la Cheese Importers Association of America fornisce numeri allarmanti: la ritorsione ha messo in pericolo 20mila posti di lavoro e circa 4 miliardi di dollari di fatturato delle imprese coinvolte nell'importazione e nella commercializzazione dei formaggi italiani. La sospensione dei dazi è sicuramente una buona notizia anche per Marfuggi, che però evidenzia come una misura temporanea comporti problemi al business delle imprese coinvolte nell'interscambio e continui a generare incertezza sul futuro.

Gli Stati uniti sono una destinazione fondamentale per l'export italiano di formaggi. L'Italia è il primo fornitore straniero di formaggi per gli USA. Gli USA sono la prima destinazione extra UE per le imprese italiane (nel 2019 valevano circa 38.000 tonnellate, nel 2020 sono scese a 31.000 tonnellate).