Attenti ai titoli “subordinati”

Partecipa all'incontro gratuito che si terrà Lunedì 11 Febbraio alle ore 18.00 dal titolo: LE GIUSTE MODALITÀ OPERATIVE PER UN TRADING PROFICUO, (è necessaria solo l'iscrizione). I temi affrontati saranno: Come Costruire un Piano di Trading, I principi annunciati da Dow, sono ancora attuali? Figure di Analisi Tecnica: come interpretarle e come tradarle. Figure di continuazione. Candele Giapponesi: definizione ed interpretazione. L'incontro verrà presieduto da Gerardo Murano, Chief Analyst, Analista Finanziario e Socio Ordinario SIAT. Link per iscrizione! L’unico rischio che l’investitore in obbligazioni non potrà mai eliminare è il cosiddetto “Rischio Emittente”. Per quanto prudente possa essere un risparmiatore, e per quanto attenta possa essere la sua pianificazione finanziaria, ci sarà infatti sempre il rischio che la controparte a cui ha prestato i propri soldi non sia più in grado di restituirglieli.

Il caso della SNS Bank, di stretta attualità, rende evidente come talvolta questo rischio possa manifestarsi in modo tanto improvviso quanto violento. E’ bastato infatti un breve comunicato del neo-ministro delle finanze olandese Dijsselbloem, un venerdì di inizio febbraio, a mercati ancora chiusi, per rendere poco più che carta straccia i titoli subordinati del quarto gruppo bancario dei Paesi Bassi: “Coloro che possiedono obbligazioni subordinate SNS Bank subiranno un esproprio”.

Andiamo però con ordine, per capire prima di tutto cosa è successo e comprendere quindi come gli investitori possano attenuare gli effetti di questi avvenimenti.

, SNS Bank, acronimo di Samenwerkende Nederlandse Spaarbanken, è il quarto gruppo bancario dei Paesi Bassi, attivo sia in ambito bancario che assicurativo con € 132 Mld di asset. Dietro a un bilancio apparentemente solido, con un Core Tier 1 pari al 9,6% (in regola con le disposizioni di Basilea) e un rating investment-grade per Fitch e S&P, l’istituto era però gravato dalle sofferenze sulle grosse posizioni immobiliari del gruppo, in particolare in Spagna e nella stessa Olanda. Nelle ultime settimane, i tentativi messi in atto in extremis dal management per risanare i conti sono falliti miseramente; il governo olandese, pertanto, lo scorso 1 febbraio si è visto “costretto a nazionalizzare la banca per evitarne la bancarotta e salvaguardare la stabilità finanziaria del paese”.

Da un punto di vista pratico, la decisione ha implicato da un lato un costo iniziale di salvataggio per i contribuenti olandesi di € 3,7 miliardi (che andranno a incidere pesantemente sul deficit), dall’altro l’esproprio di tutto il capitale azionario e, come detto, il mancato rimborso delle obbligazioni subordinate. Lo Stato ha dunque garantito solamente i depositanti e gli obbligazionisti “senior”.

La reazione dei mercati di fronte al comunicato del governo non si è fatta attendere: il prezzo dei titoli senior è immediatamente aumentato per via della maggiore sicurezza percepita di fronte alle garanzie di uno dei pochi governi a fregiarsi ancora della AAA; al contrario, i titoli subordinati hanno semplicemente smesso di essere scambiati. Al momento sono disponibili ancora alcuni prezzi teorici, ma ciò non toglie che gli obbligazionisti subordinati non saranno rimborsati, se non a seguito di lunghi contenziosi internazionali.

, Ora, al di là dello sviluppo delle questioni legali, questa storia rende più che mai evidente l’importanza del principio della diversificazione nella gestione dei propri risparmi. Evitare di concentrare i propri risparmi su un singolo emittente, un singolo settore o un singolo paese è infatti l’unico modo per ridurre fortemente un rischio per sua natura non eliminabile.

Inoltre, questa storia ci ricorda quanto possa essere pericoloso sottovalutare il grado di subordinazione di un titolo. A parità di emittente, il maggiore rendimento offerto dai bond subordinati è infatti dovuto semplicemente al fatto che, come insegna il caso SNS Bank, il rischio di questi titoli è davvero maggiore.

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