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In attesa della goccia?

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Ieri abbiamo avuto dai mercati una lampante conferma di quel che ho cercato di mettere in mostra nell’analisi mattutina, che, come ogni lunedì, cerca di porsi in un’ottica leggermente più ampia del giorno per giorno. Ho fatto notare la perdita evidente di forza dell’azionario europeo rispetto a quello americano e ieri ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. L’indice Eurostoxx50, partito in gap rialzista grazie alle buone performance asiatiche, ha subito perso ottimismo e, all’ora di pranzo, è passato violentemente in negativo, con una scivolata che in meno di due ore lo ha portato in rosso di oltre un punto e mezzo percentuale. La differenza con il future SP500 si è fatta evidente, dato che il derivato americano, nel medesimo periodo, ha perso meno di mezzo punto.

Il recupero seguente ha riportato il derivato americano in territorio ampiamente positivo ed ha consentito all’indice SP500, quando ha aperto Wall Street, di accumulare un rialzo di +0,5% e di arrivare poco prima delle 16,30 a soli due punti dal massimo storico. Tutto ciò grazie all’euforia rialzista che raggiungeva la sua apoteosi sul mercato tecnologico  del Nasdaq, dove si susseguivano scommesse paradisiache a tutto spiano e parecchi titoli segnavano rialzi a doppia cifra  percentuale. In quel momento, infatti, il Nasdaq100 segnava +1,5% e, manco a dirlo, realizzava il suo ennesimo massimo storico a quota 13.564. L’Eurostoxx50, invece, in quel momento arrancava ancora in negativo a -0,65%.

Poi, come capita quando il troppo è troppo, ecco che probabilmente qualche fondo hedge, magari  con un’azione coordinata, e senza che fosse arrivata alcuna notizia in grado di giustificarlo, ha dato una lezione ai “Robinhood trader”, cioè ai neofiti che in questi mesi di lockdown hanno affollato le piattaforme online americane contribuendo in modo sostanziale all’incosciente euforia rialzista del Nasdaq.

E’ arrivata infatti, senza molto preavviso, una caterva di vendite che in mezz’ora circa è costata 340 punti di perdita al Nasdaq100 (fa circa -2,5%) e una sessantina a SP500 (cioè -1,5%). 

Ovviamente l’Europa, che non aveva sfruttato più di tanto la buona apertura americana, ha invece seguito il ribasso, portandosi sui minimi di seduta e chiudendo poi con cali abbastanza pesanti, anche se nel frattempo in USA era iniziato il recupero dai minimi: Eurostoxx50 -1,37%, Dax -1,66%, FtseMib -1,60% e lo spagnolo Ibex -1,73%.

Se la giornata si è conclusa in Europa con la coda fra le gambe, Wall Street ha vissuto la riscossa dei neofiti che, non abbastanza frustrati dalla legnata subita, hanno mostrato che l’euforia non è così semplice da spegnere. Pian piano il recupero degli indici USA ha riassorbito quasi tutte le perdite e SP500 ha chiuso in rialzo (+0,36%). Meglio ancora ha fatto il Nasdaq100 (+0,83%).

Tiriamo qualche conclusione. La seduta di ieri, che è venuta dopo due giornate assai compresse, ha mostrato un forte risveglio della volatilità, per ora intraday. Spesso capita che le forti correzioni, che vengono dopo periodi di grande euforia, lancino scosse premonitrici nell’intraday, con oscillazioni molto accentuate, costituite da scivolate e recuperi veloci. Una sorta di ottovolante certamente non adatto ai deboli di stomaco.

Non è detto che queste scosse siano immediatamente seguite da movimenti correttivi direzionali di più ampia portata, ma rivelano un aumento del nervosismo, che potrebbe indurre grossi istituzionali a togliere un po’ di soldi dal piatto. Per questo la fase dei mercati diventa ora piuttosto pericolosa.

Un altro elemento di rilievo è la perdita di coralità del movimento ascendente partito a fine ottobre.

Il rally di fine anno è stato vissuto sia dagli indici USA che da quelli europei  ed asiatici (con una parziale eccezione per quelli cinesi). Ora invece cominciano ed esserci avvisaglie evidenti di stanchezza da parte dell’Europa, che fatica a tenere il passo.

Il compito di tirare ancora il gruppo è degli indici USA, che per ora tengono botta, grazie alla luna di miele con Biden, alla certezza che il virus sarà sconfitto presto, alla speranza di tonnellate di aiuti fiscali (dal Congresso) e monetari (dalla FED), oltre che all’attesa di trimestrali al fulmicotone da parte delle big della tecnologia.

Evidentemente se anche una sola tessera di questo splendido mosaico di aspettative dovesse venire  a mancare sarebbero dolori, perché tutto il mosaico è già stato messo nei prezzi, anche se, come ci insegna la storia delle bolle speculative, all’euforia c’è un limite solo quando arriverà la goccia che farà traboccare il vaso. E ieri la goccia non ci è riuscita.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online