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Attese e mercati: sarà un 2021 con molte più certezze

Virgilio Chelli
·4 minuti per la lettura
Attese e mercati: sarà un 2021 con molte più certezze
Attese e mercati: sarà un 2021 con molte più certezze

I mercati si preparano al 2021 con molte certezze sul lungo termine ma a breve il sentiment resta dominato dal virus. I NPL tornano in prima pagina, l’Europa paga il ritardo con l’America dove non sono un problema grazie al Chapter 11

VERSO IL 2021 CON FIBRILLAZIONI DA VIRUS

Si dice che a Wall Street quello che conta veramente sia l’ultimo quarto d’ora, quando le vendite possono accelerare violentemente e far capire che l’Orso fa sul serio, oppure quando arriva un colpo di reni inatteso con il Toro che rialza la testa, come venerdì 25 settembre. Ora gli investitori si chiedono cosa riserva l’ultimo quarto di un anno finora straordinario, quando verranno al pettine tutti i nodi che hanno segnato i primi nove mesi: l’evoluzione del virus, l’arrivo del vaccino, il risultato delle elezioni presidenziali in America, Brexit con o senza ‘deal’, contraccolpi del nuovo assetto che si sta disegnando in Medio Oriente, con Turchia e Iran sorvegliati speciali. La quasi-certezza è che l’alba del 1 gennaio 2021 ci restituirà un quadro molto più chiaro, migliore o peggiore resta da vedere e da valutare. La certezza su cui si può scommettere invece è che l’America resterà la stella polare di mercati e investitori e che l’Asia a trazione cinese resterà il motore in accelerazione della crescita dell’economia reale globale. La direzione di lungo termine è abbastanza chiara, quella di breve invece è legata al sentiment, a sua volta condizionato moltissimo dal virus, come mostra il grafico qui sotto.

AZIONARIO GLOBALE E EVOLUZIONE DEL VIRUS A CONFRONTO

INCUBO NPL E RITARDI EUROPEI

Erano stati la bomba a orologeria piazzata sotto i conti delle banche, soprattutto ma non solo italiane, dalla Grande Crisi. Poi piano piano i prestiti non performanti, NPL in gergo diventato di uso comune, sono stati riassorbiti, fino a che non è arrivato lo shock da virus, con il suo carico di imprese in difficoltà e potenzialmente insolventi, che ha risparato in prima pagina l’acronimo nella sua variante UTP, unlikely to perform, vale a dire crediti che probabilmente non rientreranno. Un prestito bancario diventa NPL, secondo una regola europea, quando il creditore non paga le rate per almeno 3 mesi. A quel punto la banca deve svalutarlo e accantonare in proporzione. In America c’è il Chapter 11, legge federale valida in tutti gli Stati, che protegge debitore e creditori, con un percorso certo per rientrare almeno parzialmente. Dal sito della Fed apprendiamo che a fine giugno 2020 i NPL a stelle e strisce ammontavano all’1,5% del totale dei prestiti bancari. Su quello della Bce si legge che a fine marzo 2020 nell’Eurozona, dove la materia fallimentare è disciplinata da 19 legislazioni nazionali più le regole comunitarie, erano il doppio, il 3% degli impieghi, quando lo shock da virus doveva ancora arrivare. Un anno fa la Commissione Ue ha approvato una direttiva per introdurre anche in Europa un Chapter 11, che dovrà essere approvata l’anno prossimo dai parlamenti nazionali. L’unione bancaria è fatta anche di questo, ma se si mette un mattone ogni qualche anno fa in tempo ad arrivare il prossimo shock.

ORA SI SCOPRE CHE LE BANCHE EUROPEE SONO TROPPO PICCOLE

Ancora banche e ancora Europa. Dopo la grande crisi il timore era che le banche globali diventassero ‘too big to fail’, troppo grandi per fallire, costringendo gli Stati a intervenire con i soldi del contribuente per salvarle. Ora, nota la Reuters, il rischio percepito dai regolatori europei, a cominciare dalla Bce, è che almeno quelle europee siano ‘too small to survive’, troppo piccole per sopravvivere, e quindi incoraggiano le mega fusioni per creare campioni in grado di rivaleggiare con i colossi americani. Sempre la Reuters stima che il ritorno medio sull’equity bancario europeo viaggi attorno al 7%, la metà di quello che rendono agli investitori i titoli bancari americani, e infatti l’indice STOXX Europe 600 Bank è tornato a livelli vicini a quelli toccati nella crisi del 2008, mentre il resto dei listini ha retto molto meglio l’impatto del virus, come mostra il grafico qui sotto.

PERFORMANCE DEI BANCARI RISPETTO ALLO STOXX EUROPE 600

Ammesso che la soluzione sia la dimensione e non altri fattori, come ad esempio la spade di Damocle dei NPL, come si fa a creare campioni europei senza l’Unione Bancaria e il Mercato Unico dei Capitali?