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Attese e mercati, segnali incoraggianti da trimestrali e indici Pmi americani

Virgilio Chelli
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Attese e mercati, segnali incoraggianti da trimestrali e indici Pmi americani
Attese e mercati, segnali incoraggianti da trimestrali e indici Pmi americani

L’economia USA ha una marcia in più. A Wall Street le trimestrali battono le attese. E la Borsa di Tokyo torna ai massimi da 29 anni

AMERICA LOCOMOTIVA DELLA RIPRESA GLOBALE

L’indice composito globale PMI di J.P.Morgan, che misura l’attività sia del settore manifatturiero che dei servizi, è salito a 53,0 a ottobre da 52,4 di settembre, continuando la sua avanzata in territorio espansione oltre la linea di demarcazione con la contrazione situata a 50 punti. E’ la miglior lettura da maggio 2018, vale a dire da 29 mesi. A trainare la ripartenza dalla recessione da virus si conferma l’economia americana, che continua ad avere una marcia in più, con un’attività manifatturiera cifrata a 59,3 contro attese di 56,0, ai massimi da due anni, mentre i servizi hanno leggermente rallentato a 56,6 da 57,8 di settembre. Stesso scenario nell’Eurozona ma a una velocità più lenta, con la manifattura che avanza a 54,8, da 53,7. La forza della ripresa USA è segnalata anche dai dati della bilancia commerciale, con l’import del terzo trimestre rimbalzato violentemente di oltre il 91% e le esportazioni in crescita di quasi il 60%, indicando che l’economia globale post pandemia è un po’ più debole di quella americana.

LE TRIMESTRALI USA CONTINUANO A BATTERE LE ATTESE

Visto che le trimestrali delle società quotate a Wall Street continuano a battere le attese, gli analisti spostano in avanti nel future le preoccupazioni, citando le incertezze che ancora circondano la ripresa. Ma I dati non sembrano supportare troppo questi timori. Infatti, delle 88 società che hanno pubblicato i risultati del terzo trimestre settimana scorsa, ben 32 hanno migliorato, e non peggiorato, la guidance offerta al mercato per i prossimi 12 mesi. Nonostante l’ondata di ritorno del COVID, i CEO delle società dello S&P 500 sembrano fiduciosi nei risultati futuri. Finora hanno pubblicato le trimestrali del periodo luglio-settembre il 61% delle società quotate sul principale indice di Wall Street e la stragrande maggioranza, pari all’86%, ha messo a segno sorprese positive rispetto alle stime degli analisti, con utili in media migliori del 13,5% rispetto alle stime. Se il trend continua, verrà battuto il record già notevole dell’83% di sorprese positive messo a segno nel secondo trimestre. Sembrano segnali che l’investitore che guarda al lungo termine non può ignorare.

BLUE CHIP GIAPPONESI AI MASSIMI DA 29 ANNI

L’indice Nikkei 225 delle blue chip giapponesi ha chiuso la settimana delle elezioni americane ai massimi dal novembre del 1991, un livello con cui aveva già flirtato prima che arrivasse lo tsunami del Covid, sostenuto soprattutto dagli acquisti di piccoli investitori, che sembrano tornati sul mercato. I massimi di tutti i tempi, toccata sul finire degli anni 80 del secolo scorso sulla spinta della bolla degli asset, restano lontanissimi, come si vede nel grafico. Ma ancora più lontani sono i minimi toccata dalle azioni del Sol Levante in occasione della Grande Crisi del 2008-09. Se il recente rally è stato sostenuto dagli investitori individuali giapponesi, il grande assente dalla Borsa di Tokyo restano gli investitori internazionali, che nella settimana al 31 ottobre sono stati venditori netti di azioni nipponiche per circa 2 mld di dollari. L’arrivo del successore di Abe, Yoshihide Suga, non è stato finora interpretato come il segnale di tornare a ‘comprare Giappone’, nonostante la view favorevole di diverse grandi case d’investimento.