Italia markets open in 1 hour 8 minutes

Attese & Mercati – Settimana dal 24 febbraio 2020

Virgilio Chelli
Attese & Mercati – Settimana dal 24 febbraio 2020

Fondamentali societari Usa buoni ed europei alla fine niente male, ma il fattore virus non è ancora incorporato. Intanto il ‘socialista’ Sanders vince anche il Nevada e potrebbe sfondare nel super Tuesday del 3 marzo. In Italia un risiko bancario tutto domestico si profila lungo e complicato

FONDAMENTALI SOCIETARI SOLIDI IN USA, RINCORSA DI FINE ANNO DEGLI UTILI EUROPEI

Non ci sono solo i fondamentali dell’economia, anche quelli societari contano, eccome. Nel quarto trimestre del 2019 la Corporate America ha confermato la capacità di portare a casa il profit anche in condizioni non ottimali dell’economia globale. Le società dello S&P 500 hanno messo a segno una crescita degli utili di oltre il 3% contro stime degli analisti che puntavano a una contrazione dello 0,3%. Ovviamente il coronavirus non era ancora in vista. A sostenere la crescita gli utili migliori del previsto dei giganti tecnologici, a cominciare da Microsoft e Apple. Proprio quelli che venerdì hanno guidato il ribasso dopo i dati sull’impatto negativo maggiore delle attese del virus. Prese di beneficio o possibile trend sui grandi titoli sinonimo di crescita? In Europa quadro rovesciato, con utili in declino anno su anno, anche se frazionale, che chiudono 4 trimestri di ‘recessione dei profitti’. Se però si guardano i dati trimestre su trimestre, il quadro europeo migliora decisamente, con un aumento degli utili dell’1.4% nell’ultimo trimestre 2019, che se si escludono i titoli energetici diventa addirittura un +3,2%. Anche qui però ancora in assenza del virus.

TRUMP FA GLI AUGURI A SANDERS IN TESTA ALLE PRIMARIE, LO VEDE COME AVVERSARIO IDEALE

Mentre in Italia il virus occupa militarmente prime pagine e news TV, in America i titoli sono per Bernie Sanders che incredibilmente si sta avvicinando a vincere il super Tuesday del 3 marzo, quando votano 14 stati, dalla California al Texas fino al Maine, e di solito incoronano il candidato alle presidenziali. In questo caso lo sfidante democratico di Donald Trump. Bernie ha portato a casa anche il Nevada e i sondaggi lo danno largamente in testa con oltre il 30%, mentre tutti gli altri sono sotto il 15%, da Biden alla Warren a Buttigieg fino a Bloomberg, accreditato di un terzo dei favori per il primo candidato alla presidenza americana dichiaratamente socialista. La cosa non dispiace certo a Trump che ha twittato le sue congratulazioni a Sanders augurandogli di mantenere il vantaggio dopo la vittoria in Nevada. Per l’inquilino della Casa Bianca, Sanders sembra il candidato più facile da battere, ma per mercati e investitori uno sfidante socialista, anche se difficilmente vincente, vuol dire sicuramente qualche fibrillazione fino alla notte del 3 novembre. Il 2016 ha insegnato che anche i pronostici più sicuri possono essere smentiti.

UN RISIKO BANCARIO GIOCATO NEL CORTILE DI CASA, CONFUSIONE E TEMPI LUNGHI

In Italia il virus ha spedito nelle pagine interne anche il super-risiko bancario aperto dall’offerta lanciata da Intesa su Ubi, con il coinvolgimento nella partita anche di Bper e Unipol-Sai e il contestuale risiko dei banchieri, inaugurato dalle voci poi smentite che davano in uscita il numero uno di Unicredit Mustier per la guida di HSBC, insieme all’addio di Marco Morelli al timone di MPS. Un risiko giocato nel cortile di casa e per ora molto confuso. Alcuni grandi soci UBI hanno risposto picche all’offerta pur generosa del capo di Intesa Messina e si profila una partita lunga, complicata e difficile da decifrare per l’investitore attirato da titoli bancari italiani che si stanno gettando alle spalle i problemi degli ultimi anni, dai NPL ai portafogli appesantiti dai BTP. Tre anni fa Intesa ci ha provato con Generali senza successo. Poi non ha colto l’occasione dell’uscita di Unicredit da Mediobanca: avrebbe potuto lanciare un’offerta su Piazzetta Cuccia creando un campione nazionale dell’investment bank e diventando allo stesso tempo primo azionista di Trieste. Invece preferisce Ubi, nonostante le tante sovrapposizioni territoriali e di business. Sembra il classico mistero avvolto in un enigma.