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Austriaci & monetaristi sulle cause della bolla immobiliare

Francesco Simoncelli
 

Noi economisti Austriaci spesso incrociamo le spade con i nostri nemici keynesiani su ogni tipo di analisi economica e raccomandazioni politiche del governo. Tuttavia anche l'analisi standard Austriaca riguardo il ciclo economico è in netto contrasto con quella dei "monetaristi", una nuova scuola di pensiero che esce dalla tradizione scolastica di Chicago e che ora sta prendendo piede in luoghi come il Mercatus Center. In particolare i monetaristi hanno criticato le tesi Austriache per quanto riguarda la bolla immobiliare, sostenendo che le affermazioni di "malinvestment" e la necessità di riallocare le risorse non si adattano ai dati. Come vedremo, sono i monetaristi che sfidano il buon senso con la loro versione alternativa della storia.

La critica di Scott Sumner riguardo i “malinvestment”

Secondo il punto di vista Austriaco standard, quando il sistema bancario (oggi guidato da una banca centrale) inietta credito e spinge artificialmente in basso i tassi d'interesse, si scatena un boom insostenibile. Tuttavia la distorsione non è meramente monetaria: durante il boom emergono investimenti sbagliati. Poiché la struttura del capitale dell'economia viene progressivamente distorta, alla fine alcuni imprenditori devono abbandonare i loro progetti perché non ci sono beni capitali sufficienti per portarli a compimento. Questo prende la forma di una "recessione", in cui molte aziende licenziano i lavoratori e riducono le loro operazioni, se non addirittura chiudere del tutto i battenti. Sebbene doloroso, il periodo di recessione è necessario affinché i lavoratori e altre risorse vengano riallocati in nicchie più sostenibili dell'economia. (Nel mio "articolo sul sushi" racconto una favola che spiega tutto questo e nella mia più lunga risposta a Paul Krugman espongo la teoria Austriaca del capitale e la teoria del ciclo economico in modo più metodico.)

In un post recente sul suo blog personale, Scott Sumner (uno dei leader dei monetaristi) ha criticato la prospettiva Austriaca, almeno per quanto riguarda il boom e il bust delle abitazioni. (In questo post ho dimostrato che aveva senso applicare l'ABCT alla bolla immobiliare.) Ecco Sumner:

Quando ho iniziato a scrivere sul blog, un certo numero di commentatori Austriaci mi ha detto che il vero problema non era il denaro bensì i "malinvestment" nelle abitazioni, specialmente negli "stati caratterizzati dalla sabbia". La recessione è stata il prezzo che abbiamo dovuto pagare per tutti questi investimenti sbagliati.

Questa teoria non ha mai avuto senso. Se il problema fossero investimenti errati nell'edilizia abitativa, le risorse si sarebbero spostate sull'altro 95% dell'economia. Invece la produzione è diminuita in quasi tutti i settori. (Mi riferisco al 2008-2009; le risorse si sono spostate in altri settori durante il crollo delle costruzioni nel 2006-2007.)

Oggi ha ancora meno senso. Il NYT ha pubblicato un articolo sul mercato immobiliare a North Las Vegas, che è stato l'epicentro del bust. Adesso è in boom [...].

Sumner cita quindi il pezzo del NYT, spiegando come il mercato di Las Vegas sia oggi uno dei più in rapida crescita nel Paese. Sumner continua a scrivere:

Sono d'accordo sul fatto che ci siano state costruzioni abitative eccessive nella parte interna degli stati caratterizzati dalla sabbia. [...] Ma ho sostenuto che queste città stavano crescendo rapidamente e questo problema era lieve. Dal mio punto di vista i malinvestment sono meglio definiti come "investimenti troppo in anticipo": alcune case sono state costruite pochi anni prima che fossero necessarie. Il contro-argomento Austriaco è che queste case sarebbero rimaste vuote per decenni e alla fine si sarebbero deprezzate bruscamente (in senso fisico). Sembra che invece avessi ragione io. [Scott Sumner, grassetto aggiunto.]

Nei commenti al post di Sumner vedrete che ho chiesto un esempio di un Austriaco che abbia mai fatto una simile affermazione sul mercato immobiliare. Il proprietario di una casa vuota, non importa quanto abbia pagato per costruirla, alla fine avrebbe ammesso la sconfitta e avrebbe venduto in perdita o avrebbe iniziato ad affittarla agli inquilini. I costi sommersi vengono ridotti, come sanno Austriaci e altri economisti. (Potete vedere di persona al link che Sumner non ha raccolto la mia sfida, anche se in tutta onestà forse ha frainteso ciò di cui stava parlando un fan di Hayek anni fa nei suoi commenti.)

Ma concentriamoci sulla parte che ho messo in grassetto nella citazione di Sumner. Sembra pensare che questa sia una deviazione dalla prospettiva Austriaca, quando in realtà non lo è affatto. Infatti questo è ciò che molti Austriaci avrebbero detto riguardo gli "investimenti errati". Una caratteristica correlata sarebbe che furono costruite molte case troppo grandi.

Nel suo grandioso trattato, Human Action, Ludwig von Mises ha spiegato la differenza tra "investimenti sbagliati" ed "investimenti eccessivi" usando, che ci crediate o no, la metafora di una casa. Ecco Mises che descrive la situazione durante un boom insostenibile, quando il credito facile ha ingannato le persone:

L'intera classe imprenditoriale è, per così dire, nella posizione di un capomastro il cui compito è quello di erigere un edificio da un'offerta limitata di materiali da costruzione. Se quest'uomo sopravvaluta la quantità dell'offerta disponibile, redige un piano per il quale i mezzi a sua disposizione non sono sufficienti. Una volta costruite in gran stile le fondamenta, scopre che gli manca il materiale necessario per il completamento della struttura. È ovvio che la colpa del nostro costruttore non sia stata un investimento eccessivo, ma un impiego inappropriato dei mezzi a sua disposizione. [Mises, Human Action, Scholar’s ​​Edition, p. 594.]

Quindi, contrariamente alla tesi di Sumner, quando gli Austriaci parlano di "malinvestment" durante la metà degli anni 2000, non prevedevano che Las Vegas sarebbe stata una città fantasma nei 30 anni successivi. Intendevano semplicemente che venivano costruite troppe case prima del previsto e che molte di queste case erano più grandi di quanto avrebbero dovuto essere.

Per fare un'analogia, gli Austriaci direbbero anche che la conquista della luna sotto il presidente Kennedy era un grave spreco di risorse. Ciononostante un giorno le compagnie private avrebbero inviato passeggeri e merci dalla Terra alla Luna. Il fatto che la conquista della luna fosse "troppo presto" negli anni '60 non cambia il fatto che si trattasse di un investimento errato: un uso improprio di scarse risorse a quel tempo.

Allo stesso modo, il fatto che il mercato immobiliare di Las Vegas sia rimbalzato dopo un enorme crollo, specialmente nel bel mezzo di tassi d'interesse bassi, non è certo un motivo di imbarazzo per il punto di vista Austriaco.

Gli Austriaci come me si sono dati da fare sin dal 2008, avvertendo la gente che Bernanke stava facendo esplodere bolle giganti proprio come aveva fatto Greenspan dopo il crash delle dot-com. Quindi il grafico qui sopra come dovrebbe dimostrare che gli Austriaci si sbagliavano? Se abbiamo avuto ragione, il grafico qui sopra non rappresenta esattamente come stanno le cose?

Maggiori informazioni sulla tesi della riallocazione

Ora che ho chiarito che cosa intendano gli Austriaci per "malinvestment", torniamo indietro all'affermazione di Sumner secondo cui la tesi Austriaca non aveva senso sin dall'inizio.

Quando ho iniziato a scrivere sul blog, un certo numero di commentatori Austriaci mi ha detto che il vero problema non era il denaro bensì i "malinvestment" nelle abitazioni, specialmente negli "stati caratterizzati dalla sabbia". La recessione è stata il prezzo che abbiamo dovuto pagare per tutti questi investimenti sbagliati.

Questa teoria non ha mai avuto senso. Se il problema fossero investimenti errati nell'edilizia abitativa, le risorse si sarebbero spostate sull'altro 95% dell'economia. Invece la produzione è diminuita in quasi tutti i settori. (Mi riferisco al 2008-2009; le risorse si sono spostate in altri settori durante il crollo delle costruzioni nel 2006-2007.)

Nella frase tra parentesi alla fine della citazione, credo che Sumner stia ripetendo un errore commesso anni fa. Quindi ripeterò la correzione che gli proposi all'epoca:

Sumner ritiene che ci sia stato un "crollo delle costruzioni" sin dal 2006-07, eppure "le risorse si sono spostate in altri settori", perché nel gennaio 2006 le abitazioni sono risultate 2,3 milioni mentre la disoccupazione era del 4,7%. Ma nell'aprile 2008 le nuove abitazioni erano precipitate a 1,0 milioni, ma la disoccupazione era solo al 4,9%. Questo è il motivo per cui Sumner pensa che la "tesi Austriaca della riallocazione" non abbia senso. Secondo Sumner l'economia è stata in grado di ricollocare gran parte dei lavoratori dal settore delle costruzioni in altri settori, a condizione che la FED mantenesse il controllo del PIL nominale, ma una volta che la FED ha inspiegabilmente inasprito la politica monetaria, è allora che la disoccupazione è salita.

Eppure, come ho spiegato all'epoca, c'è un grosso difetto nella tesi di Sumner. È vero che la costruzione di nuove case è crollata dal gennaio 2006 all'aprile 2008, ma ciò non vale per l'occupazione nell'edilizia, che è passata da 7,6 milioni a 7,3 milioni. Anche se la costruzione di nuove abitazioni è diminuita del 57%, l'occupazione nell'edilizia in quel periodo è diminuita solo del 4%.

Il grafico seguente traccia l'occupazione totale nel settore delle costruzioni Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online