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Auto, perché le case stringono sempre più alleanze?

Mercedes e BMW insieme: è questo il futuro delle due case tedesche? Ci sono già diversi esempi di avversari intenti a collaborare nonostante si dividano avidamente fette di mercato (foto: Getty Images)

Nel periodo d’oro del mercato automobilistico, quando le auto erano diventate abbastanza convenienti da essere comprate dalla maggioranza delle famiglie del mondo ‘occidentale’, le diverse marche erano tutte una contro l’altra, nel tentativo di superarsi in un contesto decisamente competitivo – al punto da non lasciare spazio ad alcun errore. Nella guerra dei marchi, molte case sono fallite o sono state inglobate dalle più ricche (per fare un esempio lampante, Lancia con FCA).

Oggi invece la parola d’ordine è alleanza. Non una cosa sottobanco, ma alla chiara luce del sole. L’ultimo esempio riguarda BMW e Daimler (cioè Mercedes) che da decenni si contendono diversi mercati: è appena stato annunciato un accordo da un miliardo di euro per sviluppare, insieme, ‘servizi di mobilità’ in grado di cambiare il futuro dei trasporti, come i veicoli a guida autonoma, nuove tipologie contrattuali a usi singoli e piattaforme comuni per vetture sperimentali.

In passato BMW e Mercedes, insieme a Volkswagen, erano state accusate di formare una sorta di ‘cartello’ in grado di influenzare le sorti del mercato dell’auto, soprattutto in Germania. Adesso non c’è nulla da nascondere, considerato che anche Volkswagen e Ford – acerrime rivali in una marea di segmenti di mercato, dai furgoni alle auto medio-piccole – collaboreranno insieme per ideare veicoli autonomi ed elettrici.

In Asia accadono cose similari: Honda ha appena investito 2,4 miliardi di euro nella rivale General Motors, in particolare nel suo reparto dedicato allo studio della guida autonoma. Obiettivo? Lanciare una linea di taxi iper-tecnologici. Ci sono stati altri recenti accordi interessanti, come quello tra la cinese Volvo e PSA, e tra Tesla e Mercedes.

Perché ci sono tutte queste alleanze? Ebbene, tra i costruttori sta prevalendo la linea del basso rischio. Per non rimanere impreparate nel prossimo futuro, quando secondo le previsioni dovrebbero esserci più auto elettriche o autonome, le case stanno ‘osservandosi’ da vicino per non perdere terreno, con mutuo guadagno di conoscenze e un terreno aperto per grandi potenziali affari.

Ovviamente, tutto questo ha un ritorno economico immediato: l’investimento sul futuro viene spalmato su due compagnie, riducendo per ora il pesante travaso di denaro verso la ricerca sulle nuove tecnologie. Le case non condividono tutto il loro prezioso sapere, in un’industria che rimane – come detto – competitiva: aprono però alle basi comuni, anche su dettagli irrilevanti per il guidatore finale, come la catena di montaggio o il cablaggio, oltre a sinergie sui contratti d’uso.

Visto che Tesla e i costruttori cinesi stanno pesantemente investendo sull’elettrico, le case tradizionali sono piuttosto preoccupate per le loro quote di mercato. Ma sono ancor più timorose di una rivoluzione che potrebbe ‘ammazzare’ le entrate, e cioè la fine dell’auto di proprietà come la conosciamo oggi.

Un futuro composto da vetture autonome e da servizi di trasporto cittadini migliorati, senza dimenticare il peso maggiore del car-sharing, spaventa un’industria basata sull’auto di proprietà: le persone potrebbero presto optare per contratti più vantaggiosi, come il prestito, il noleggio, l’uso una tantum. Gli analisti dicono che già oggi il valore di un auto si riduce sempre di più, in particolare considerando che è un bene per lo più stazionario, e con un futuro rivolto al car sharing le auto avranno sempre meno appeal.

La soluzione di BMW e Mercedes a questo dilemma? Daimler condividerà con BMW il suo servizio di car sharing Car2Go, mentre viceversa BMW darà in cambio un servizio stile Uber per il noleggio e una applicazione che permette di prenotare e gestire un intero viaggio affidandosi esclusivamente a servizi pubblici e car sharing.

APPROFONDISCI: Il servizio Share Now di Daimler e BMW

In futuro le case ora rivali si fonderanno? Quel tempo è ancora lontano. Ma la parola d’ordine è già oggi “razionalizzazione”.

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