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Autonomia, la riunione di Conte slitta ancora

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Slitta a domani la riunione ristretta sulle autonomie che avrebbe dovuto tenersi oggi a Palazzo Chigi. Al tavolo, con il premier Giuseppe Conte, i ministri Erika Stefani e Alberto Bonisoli per la parte sulle sovraintendenze e i beni culturali; i tecnici del Mef, oltre a Stefani e ai due viceministri dell'Economia, Laura Castelli e Massimo Garavaglia, per la parte sulle risorse finanziarie.  

"Il mio auspicio è che il governo dia vita subito alla sua proposta di autonomia, così da poterla confrontare con la nostra, e se ci sarà un punto d'incontro la firmeremo, se invece sarà una farsa, una finta autonomia non potremo firmare, anche perchè saremmo irrispettosi nei confronti dei nostri cittadini e della Costituzione". Intanto il presidente del Veneto, Luca Zaia, torna oggi a ribadire il suo pensiero sul fronte della riforma dell'autonomia. "Ovviamente, il Veneto si candida a gestire le competenze nelle 23 materie oggi gestire da Roma - spiega il governatore del Veneto - il nostro è un progetto serio, validato scientificamente, ma non possiamo accettare che si dica che vogliamo creare un Paese di serie A e uno di serie B, o la secessione dei ricchi. Qui si tratta di portare efficienza e modernità a questo Paese", sottolinea Zaia. 

L'applicazione della 'media nazionale' richiesta dei governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia per giungere a una diversa ripartizione della spesa provocherebbe "un ingiustificato spostamento di risorse" verso le tre Regioni in assenza di una legge che stabilisca nuovi criteri validi per tutti. E' il giudizio contenuto in un appunto scritto dal Dipartimento degli affari giuridici di Palazzo Chigi per il premier Giuseppe Conte e datato 19 giugno. Nel documento - anticipato da 'La Stampa' - si sottolinea innanzitutto come la richiesta dei governatori di piena autonomia nelle materie previste dall’articolo 116 della Costituzione "collide con il dettato della Carta". Il Veneto la chiede in 23 materie, la Lombardia in 20, l’Emilia in 16. La soluzione potrebbe essere quella di "compensare i maggiori trasferimenti ai tre aumentando la spesa a tutti gli altri. Ma ciò significherebbe aumentare i trasferimenti per una cifra che oscilla fra i cinque e i dieci miliardi di euro".