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Autostrade: Castellucci, dal timone di Atlantia a tempesta giudiziaria

webinfo@adnkronos.com
·3 minuto per la lettura

"Lasciare è stata una decisione mia, condivisa con il Cda. Non posso e non voglio essere l’uomo per tutte le stagioni". E' passato poco più di un anno dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi, il 14 agosto del 2018, quando con queste parole, pronunciate in un'intervista, Giovanni Castellucci, spiega le ragioni delle sue dimissioni da amministratore delegato di Atlantia. E' il 17 settembre del 2019, giorno che segna la fine di un'era: quella, appunto, di Castellucci che di Atlantia è stato per 13 anni il potente e incontrastato numero uno. Marchigiano di Senigallia, classe 1959, laurea in Ingegneria Meccanica all'Università di Firenze, Castellucci assume l'incarico di amministratore delegato del gruppo Autostrade che poi si trasforma in Atlantia.

Approdo, questo, di una lunga e ininterrotta ascesa. Dopo la laurea, consegue il Master in Business Administration presso la School of Management dell’Università Bocconi di Milano. Dal 1988 al 1999 lavora in Boston Consulting Group, presso le sedi di Parigi e di Milano, diventando Partner e responsabile dell'Italian Customer Service e Pharma Practices. Nel gennaio del 2000 diventa Amministratore Delegato del Gruppo Barilla, che registra in quell'anno una decisa crescita di fatturato. Un anno dopo, chiamato dalla famiglia Benetton, nel giugno del 2001, arriva nel Gruppo Autostrade come Direttore Generale. E di lui presto si parla di astro nascente, destinato a scalare la vetta. E così sarà. Assume la carica di amministratore delegato della società Autostrade per l'Italia. Incarico che mantiene anche quando arriva l'incarico di ceo della nuova holding.

In questi 13 anni, tappa dopo tappa, Atlantia procede spedita su un percorso di crescita con la mission di diventare un gruppo sempre più globale nel settore delle infrastrutture, non solo autostrade ma anche aeroporti in Italia e all'estero. L’ultima più importante operazione gestita da Castellucci è l’acquisizione del colosso infrastrutturale spagnolo Abertis.

Una carriera, quella di Castellucci, costellata di successi, sulla quale però si allungano le ombre delle vicende giudiziarie, come quella seguita alla strage del bus caduto, nel luglio del 2013, dal viadotto Acqualonga 3 lungo l'autostrada A16 in provincia di Avellino, quando un pullman. Nel processo, Castellucci viene assolto in primo grado. E poi la tragedia di Genova: il top manager finisce nel registro degli indagati mentre il gruppo finisce nell'occhio del ciclone della bufera politica. Per Castellucci, comincia la parabola discendente. Il top manager lascia l'incarico di ad di Autostrade per l'Italia lasciando il posto a Roberto Tomasi a gennaio 2019. E poi l'uscita definitiva dal gruppo con le dimissioni rassegnate il 17 settembre del 2019. "Un anno fa mi sono fatto carico di portare avanti il gruppo su richiesta degli azionisti. Non è stato facile, ma era doveroso. Ora è il momento giusto per lasciare. Nell’interesse di tutti", si congeda Castellucci.

Altra tappa, quella dimissioni, all'insegna delle polemiche visto il clamore che suscita la sua buonuscita di oltre 13 milioni di euro alle quali si aggiungono le competenze di fine rapporto, a fronte della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Tre mesi dopo Atlantia annuncia la sospensione della buonuscita, a causa di nuovi elementi emersi durante le indagini sul crollo del Ponte Morandi e a seguito delle indagini della magistratura che hanno coinvolto l'ex amministratore. E poi gli arresti domiciliari disposti oggi dalla Procura della Repubblica di Genova per inquinamento probatorio, attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture per il caso Ponte Morandi.