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Autostrade, Governo-Benetton a un passo dalla rottura. Ultimatum di Conte

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
·7 minuti per la lettura
Giuseppe Conte (Photo: Huffpost Italy)
Giuseppe Conte (Photo: Huffpost Italy)

Giuseppe Conte l’ha raccomandato più volte nelle ultime ore ai ministri coinvolti nella partita, il titolare del Tesoro Roberto Gualtieri e quella dei Trasporti Paola De Micheli: “Bisogna chiudere la questione Autostrade con i Benetton”. E la raccomandazione è stata rivolta anche a Fabrizio Palermo, l’amministratore delegato di quella Cassa depositi e prestiti che sta trattando con Atlantia, la società attraverso cui i Benetton controllano Autostrade. Ma quando si è passati dalla volontà alla prova dei fatti, cioè al tentativo di stringere Atlantia sulla firma di un accordo, il Governo si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. A più di due mesi dai festeggiamenti notturni a palazzo Chigi per l’allontanamento dei Benetton non ci sono le condizioni per arrivare alla firma del memorandum di intesa. Il banco sta per saltare. E il premier, irritato, è pronto a una contromossa: una lettera-ultimatum per dire ai Benetton che o si rispettano gli accordi del 14 luglio o scatta la revoca.

È da metà luglio che la Cassa e Atlantia trattano e altrettanto datate sono le questioni che non avvicinano le parti. Ma qualcosa è cambiato oggi. Anzi più di qualcosa. Innanzitutto il pressing del Governo sui Benetton. Indiretto, attraverso Cdp, che è tornata a chiedere ad Atlantia il rispetto del cronoprogramma concordato a metà luglio. E diretto, attraverso contatti tra De Micheli e i vertici di Autostrade. E poi sono cambiati gli umori al termine di questo ennesimo atto di una trattativa scivolosa e nervosa. Tutti parlano di un clima di “quasi rottura”. Tutti sono consapevoli che il muro contro muro, andato avanti dalla notte dell’accordo a oggi, seppur con alti e bassi, ora è invalicabile. E qualcosa potrebbe cambiare definitivamente giovedì mattina, facendo esplodere la rottura. Perché giovedì mattina il consiglio amministrazione di Atlantia deciderà di mettere Autostrade fuori dal recinto della casa madre. Messa così può apparire come una mossa che conviene al Governo perché i Benetton avviano il processo di uscita da Autostrade, ma la modalità non piace e non conviene all’esecutivo. Il salto di qualità in negativo, il rischio, è proprio qui e cioè che i Benetton decidano di intraprendere un percorso che taglia fuori Cdp e quindi il Governo.

Il cronoprogramma di Atlantia prevede lo scorporo di Autostrade fino all′88% (in alternativa, ma è un’ipotesi remota, anche la vendita diretta dell′88%), la quotazione in Borsa della nuova società che nascerà dalla scissione e poi la vendita sul mercato. Uno schema che non taglia fuori la Cassa, ma che spunta, e di parecchio, il ruolo che invece il Governo ha pensato per la stessa Cdp. La Cassa, infatti, potrebbe partecipare a un aumento di capitale o comprare le quote sul mercato come qualsiasi altro investitore. È uno schema diverso da quello indicato nel comunicato stampa di palazzo Chigi all’alba del 15 luglio, ma legittimo per Atlantia. Per varie ragioni. La principale è che già nella lettera di impegni di quella notte di metà luglio, Atlantia mise nero su bianco che “qualora le operazioni societarie sopra proposte venissero da voi ritenute non di interesse, Atlantia si rende disponibile a valutare proposte di acquisto da parte di Cdp e di investitori graditi a Cdp dell’intera partecipazione detenuta in Aspi a valori di mercato”. Per Atlantia lo stallo della trattativa con Cdp ricalca la fattispecie delle proposte ritenute non di interesse da parte della controparte. Insomma, per Atlantia lo schema che avvierà giovedì è legittimo ed è già stato anticipato, anche attraverso altri punti, nella lettera che sancì l’accordo.

Ma il Governo dice no. Ha festeggiato e pubblicizzato un altro schema, con la Cassa che entra subito dentro Autostrade attraverso un aumento di capitale riservato. Un’azione che politicamente vale e tantissimo perché dà l’immagine dello Stato che si prende il baricentro di Autostrade e perché è l’unica strada che permette di dire che non finirà un euro sul conto corrente dei Benetton. Diversamente, cioè in base allo schema di Atlantia, questi due elementi vengono a decadere perché cambiano le modalità del passaggio del controllo e soprattutto i soldi potrebbero finire direttamente nelle casse dei Benetton. Di più. Il Governo teme che alla fine Cdp sia tagliata fuori o posta di fronte a condizioni inaccettabili, come un esborso oneroso per essere della partita.

Per tutta la giornata si è dibattuto su chi ha ragione. Il Governo e la Cassa a ribadire che l’accordo del 14 luglio è stato messo nero su bianco, addirittura su un comunicato stampa. E Atlantia a ricordare che nella lettera di impegni che risultò decisiva per chiudere l’accordo è indicato chiaramente che tutto quello che è stato concordato durante la notte era tra l’altro anche vincolato al via libera dei consigli di amministrazione di Autostrade e di Atlantia. È qui che si è creato il cortocircuito più grande, quello su quale strada percorrere per arrivare a un accordo. I soci di minoranza di Atlantia non riconoscono lo schema del Governo perché l’ingresso di Cdp attraverso un aumento di capitale avrebbe l’effetto di diluirli e quindi di far perdere valore al loro investimento. Alla vigilia del consiglio d’amministrazione che sancirà la mossa di Atlantia di partire senza un accordo con la Cassa l’ha ribadito anche il fondo Tci: “Crediamo che lo spin off (lo scorporo ndr) sia la cosa corretta da fare. Un aumento di capitale di Aspi distruggerebbe valore e non ce n’è bisogno”. È un ulteriore elemento che attesta che le strade del Governo e dei Benetton sono vicine alla biforcazione.

Di fronte a questo scenario Conte ha già messo in cantiere una contromossa: la revoca. Fonti dell’esecutivo sottolineano che è un’opzione che non è mai stata accantonata: “Si è sempre detto che se non si fosse arrivati a un accordo tra Cdp e Atlantia allora sarebbe scattata la revoca”. Ma dall’alba del 15 luglio in poi il Governo ha lavorato per arrivare a un’intesa. Ora però il quadro è cambiato di nuovo. Le questioni che tengono le stesse parti distanti non riguardano solo lo schema di gioco. C’è la questione di come ripartire il debito di Autostrade, che registra divergenze, e c’è la questione della manleva pubblica. Per la Cassa è dirimente tutelarsi da rischi che potrebbero configurarsi in futuro, ma da Atlantia la massima disponibilità è quella di aprire la data room dove sono contenute le valutazioni di rischio fatte da società indipendenti e approvate dal ministero e dove c’è scritto qual’è il rischio oggi. Non domani. C’è ancora il tema del Piano economico e finanziario, dirimente per stabilire il prezzo di Autostrade: non ha ancora ricevuto il bollino finale. E manca ancora la firma dell’Atto transattivo, quello dove sono contenuti gli impegni che Autostrade assicurerà in termini di soldi per investimenti e non solo. Nel comunicato del 15 luglio c’è scritto che “la rinuncia alla revoca potrà avvenire solo in caso di completamento dell’accordo transattivo”.

E a far irritare particolarmente il premier è stato un altro tassello dell’accordo che ancora non si incastra. La Convenzione che regola i rapporti tra lo Stato e il concessionario autostradale va modificata, a iniziare da una definizione più precisa della revoca. La tragedia del ponte Morandi è lì a ricordare che la Convenzione si è rivelata fragile di fronte a questo tema. Il ministero dei Trasporti ha inviato una lettera, anticipata da Huffpost, a Autostrade. Dentro c’è la riscrittura della Convenzione. Ma quella lettera è tornata indietro con dei rilievi. Troppi per il premier, che non ha nascosto affatto la sua irritazione in un faccia a faccia avuto martedì a palazzo Chigi con Gualtieri, De Micheli e Palermo. Di qui la decisione d prendere carta e penna e scrivere ad Autostrade per chiedere di rispettare l’accordo del 14 luglio. In caso contrario scatterà la revoca. Un’altra lettera, l’ennesimo elemento di una quasi rottura.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.