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Autostrade per l’Italia nazionalizzata con Cdp, fuori i Benetton

Fabio Carbone
·4 minuto per la lettura

La notte più difficile per la tenuta del governo giallorosso è passata con un mezzo miracolo che vede Aspi diventare una società dello Stato al 51% e i Benetton ridurre la loro partecipazione in Aspi al 10 o al massimo al 12%.

Sì dai Benetton allo scorporo di Autostrade per l’Italia da Atlantia spa e successiva quotazione in Borsa della prima in una fase successiva, con ingresso di altri azionisti.

Ma sul tavolo la “minaccia” della revoca non viene tolta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale si è impuntato in accordo con il M5s e si dice pronto a revocare la Concessione se i Benetton non usciranno davvero.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il ministro dei Trasporti Paola De Micheli hanno ora il mandato di definire gli aspetti dell’accordo, mentre Cassa depositi e prestiti (Cdp) ottiene il mandato di avviare il percorso d’uscita dei Benetton (Edizione srl) dall’azienda. Cdp ha tempo per avviare le procedure fino al 27 luglio prossimo.

L’uscita definitiva dei Benetton dovrebbe consumarsi entro i prossimi 6 mesi o 12 mesi, un tempo giudicato eccessivo dal Movimento 5 stelle.

Una notte drammatica, per l’Italia

Il contesto in cui si è trattato sull’uscita dei Benetton da Aspi, è ben più ampio della vicenda perché come hanno messo in luce i richiami dell’ambasciatore italiano a Berlino da parte del Governo tedesco e quello di Pechino da parte della Cina, la scorsa notte è stata messa in gioco la credibilità dell’Italia.

Bisognerà ora domandarsi quante aziende o imprenditori saranno disposti a investire in Italia e sull’Italia, in settori strategici tra cui i trasporti, se vi è un contesto politico siffatto.

Il passo indietro dei Benetton

I Benetton compiono il passo indietro nel cuore della notte, anzi, quando è ormai mattina e dopo che, racconta Il Sole 24 Ore, gli “sherpa” hanno inviato al Governo ben quattro lettere con altrettante proposte di modifica dell’accordo.

Oltre le trame di palazzo

Secondo le ricostruzioni il clima nel Consiglio dei ministri è stato molto caldo, il M5s sarebbe in ribollimento, mentre Italia Viva con Bellanova avrebbe fatto valere il peso di Italia Viva.

Al di là delle trame di palazzo, quel che resta è l’aver evitato (si spera) il fallimento di Aspi e di Atlantia che avrebbe causato un terremoto economico vasto non per i Benetton, ma per gli italiani.

Il fallimento avrebbe portato in dote 19 miliardi di debiti che qualcuno avrebbe dovuto pagare, ed è facile ipotizzare che come è sempre avvenuto per Alitalia sarebbero stati i contribuenti a pagare.

Senza dimenticare i 7.000 dipendenti a rischio del posto di lavoro, i 17.000 piccoli risparmiatori che detengono attraverso obbligazioni parte del debito di tali aziende, ed ancora tutte quelle piccole imprese di manutenzione che lavorano sulle autostrade gestite da Aspi e che non avrebbero ricevuto più un euro.

L’avvertimento dell’Avvocatura di Stato

La lettera che la De Micheli aveva inviato a Conte il 13 marzo, conteneva anche dei passaggi presi dal parere dell’Avvocatura di Stato su una eventuale revoca della Concessione ad Aspi.

Ebbene gli avvocati dello Stato consigliavano a Conte e ai suoi onorevoli ministri di stare molti attenti a procedere con la revoca perché in tribunale, sia in Italia ma anche in ambito sovranazionale, avrebbe potuto essere riconosciuto ad Aspi il diritto al risarcimento integrale e non secondo il decreto Milleproroghe che prevedeva 7 miliardi di risarcimento, ma 20 miliardi di euro.

Concludendo

La scorsa notte l’Italia, in una condizione di prostrazione economica già seria, ha rischiato questo, di pagare 19 miliardi di default, più 20 miliardi di risarcimento ad Atlantia e a Aspi se fosse stata revocata la Concessione.

This article was originally posted on FX Empire

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