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In Azerbaijan le donne stanno (finalmente) scendendo in piazza per i loro diritti

·5 minuto per la lettura
Photo credit: Aziz Karimov - Getty Images
Photo credit: Aziz Karimov - Getty Images

Paradossi e contraddizioni storiche fanno dell'Azerbaijan il primo Paese musulmano ad avere introdotto il voto delle donne nel 1918, un giorno prima che le truppe britanniche sbarcassero nella neo-nata repubblica democratica, e al contempo uno di quei territori dove ancora oggi vengono praticati gli aborti selettivi perché nascere donna è considerata una disgrazia. Lo sanno bene le attiviste femministe che da anni cercano di battersi per fare valere i propri diritti e vengono puntualmente aggredite, malmenate e arrestate dalle forze di polizia. L'ultima volta che è successo è stato lo scorso 8 marzo in occasione della Giornata internazionale della donna, che nonostante venga celebrata negli Stati Uniti dal 1909 e in Italia dal 1922, in Azerbaijan è consentita solo da due anni.

Quest'anno, in particolare, la manifestazione "For Our Rights" si è tenuta nella capitale Baku e ha registrato un impressionante tasso di violenza contro le donne da parte delle forze dell'ordine. Tra queste anche la psicologa e attivista Narmin Shahmarzadeh, una delle organizzatrici della marcia dell'8 marzo, che ha raccontato di essere stata presa di mira personalmente a causa del suo attivismo femminista. I suoi account sui social media sono stati hackerati la mattina del comizio e il giorno dopo i suoi contenuti personali sono stati violati e condivisi online. "L'ho detto ai giornalisti e l'ho denunciato pubblicamente — spiega all'Institute for War and Peace Reporting —. Le mie foto private sono state pubblicate sulla pagina e video sessualmente espliciti e registrazioni audio sono stati modificati e pubblicati per mio conto. Ho citato in giudizio gli operatori di telefonia mobile. Mi sono lamentata con il ministero dell'Interno. Inoltre, è stata intentata una causa per violazione della mia vita privata". Queste sono solo alcune delle tattiche impiegate per scoraggiare le attiviste e screditarle di fronte al resto della popolazione e, in particolare, ai familiari. L'intolleranza verso ogni forma di dissenso è palpabile, ma il Movimento Femminista Femminile, istituito ufficialmente istituito in Azerbaijan nel 2012, promette di dare battaglia.

Oggi il movimento è presieduto da Gulnara Mehdiyeva, membro attivo della comunità femminista azera e attivista anti-guerra che da anni si batte contro la violenza domestica, il femminicidio e altre violazioni dei diritti umani. "Da tre anni a questa parte le femministe sono cresciute e oggi sono meglio organizzate — spiega —. Hanno lottato per un obiettivo comune e hanno spostato il femminismo dal livello sociale a quello politico. Le femministe sono viste come una forza seria e responsabile. Sebbene ci siano molte campagne per screditarci, il patriarcato stesso garantisce la nostra esistenza. Ci sono molte questioni su cui stiamo cercando di sensibilizzare: l'incarcerazione domestica delle casalinghe, l'aborto selettivo, il bodyshaming, le molestie sessuali e i diritti Lgbtq+. Per tutto questo, usiamo Internet e i social media per diffondere il nostro messaggio".

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Sulla carta le donne azere godono di numerose tutele in Azerbaijan dal punto di vista giuridico. Se una donna adulta è costretta al matrimonio, ad esempio, il reato è punibile con una pena detentiva fino a due anni o una multa di 2.000-3.000 manat (2.500-3.800 dollari). Le pene sono quasi raddoppiate se l'individuo interessato ha meno di 18 anni. "Il femminismo esiste in Azerbaigian legalmente — riferisce a Iwpr Mehriban Zeynalova, capo del Centro di accoglienza per donne e bambini —. La legislazione, tuttavia, non corrisponde alla realtà sul campo. I gruppi locali per i diritti umani segnalano alti livelli di matrimoni precoci, con tassi che aumentano ogni anno. Sebbene vi sia assenza di dati formali, altre cifre, come i bassi tassi di istruzione oltre la scuola primaria per le ragazze e il fatto che la maggior parte delle donne siano già sposate dalla prima età adulta, mostrano che la questione è molto più diffusa di quanto le statistiche possano mostrare". Allo stesso modo, mentre gli ultimi dati pubblicati dal Comitato statistico statale mostrano che 1.038 donne sono state abusate nel 2019, Zeynalova afferma che a causa delle poche segnalazioni i dati reali per molestie e violenza sarebbero stati molto più alti. "Continuano anche le discriminazioni economiche e sociali, con indagini che dimostrano che le donne svolgono la stragrande maggioranza delle faccende domestiche quotidiane", compresa l'assistenza ai malati e agli anziani. E se per le donne che non hanno un impiego l'emancipazione resta un miraggio, a conti fatti anche quelle che lavorano sono costrette a subire discriminazioni. Secondo l'Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, nel 2015 i guadagni delle donne erano il 50% di quelli degli uomini e la situazione, a tutt'oggi, non pare accennare a migliorare.

Photo credit: Aziz Karimov - Getty Images
Photo credit: Aziz Karimov - Getty Images

"Faccio parte del gruppo femminista a Berna, in Svizzera — racconta sempre a Iwpr l'attivista e giornalista Tahmina Tagizade —. "Le femministe sono molto attive, discutiamo dei problemi delle donne, anche dei problemi più semplici. Ma in Azerbaigian, le femministe parlano più di crimini, violenza e condanna domestica, non di tutti i problemi. Per questo secondo Nurlana Celil, dottoranda in scienze politiche femministe che sta conducendo uno studio sul femminismo azero presso l'Università di Marburgo in Germania, il movimento azero non corrisponderebbe ideologicamente per ora a nessuna corrente femminista. "Le richieste del neo-formato gruppo femminista si sono finora concentrate solo su emendamenti legislativi, cioè si sono concentrati solo sulla Convenzione di Istanbul contro i crimini delle donne", ma ci sono buona possibilità di sviluppo. "Se fatto bene, il potenziale è grande, perché la cosa più importante in Azerbaigian ora è che le donne stabiliscano il proprio destino. Senza l'emancipazione delle donne, non si può parlare di costruire una società democratica in Azerbaijan".

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