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Azionario europeo, quando a contare è la capacità di selezione

Pierpaolo Molinengo
 

Koen Bosquet, Fund manager European Equities di DPAM, spiega che da un punto di vista tattico, i titoli azionari europei sono chiaramente poco desiderati e detenuti in misura limitata, soprattutto da investitori esteri. La regione è infatti considerata una sorta di trappola del valore. Le valutazioni sembrano interessanti, ma la crescita degli utili delude a causa di una serie di ostacoli (es. regolamentazione, instabilità politica, austerità). Nel breve periodo ci sono due fattori che potrebbero innescare una sovraperformance dell'area euro. Il primo sarebbe riuscire a evitare una hard Brexit con pesanti ricadute, il che eliminerebbe uno degli argomenti chiave per cui gli investitori stranieri ritengono la regione non attraente o persino non investibile. Il secondo è un accordo commerciale con la Cina, anche parziale, in quanto esso potrebbe rilanciare la componente manifatturiera dell'economia globale, che attualmente rallenta la ripresa. In questo caso assisteremo ad un recupero del settore value o ad elevato beta che, data la composizione degli indici europei, li renderà più performanti. Un buon esempio è tutto ciò che ruota attorno al settore automobilistico. In un modo o nell'altro molte aziende europee vi sono esposte. Lo stesso vale per l'esposizione ai mercati emergenti in generale. Anche in questo caso, un accordo commerciale (insieme ad una stabilizzazione e un ulteriore indebolimento del dollaro USA) aiuterebbe l’azionario europeo. Un altro esempio sono le banche, ancora un settore di un certo peso negli indici europei. Esse sono state significativamente penalizzate da diversi elementi come i tassi di interesse negativi, la pesante regolamentazione e i nuovi concorrenti (a maggiore digitalizzazione). Ma date le valutazioni e la possibilità per alcune di pagare ancora dividendi interessanti, esistono società (come KBC o ING) che possono sovraperformare nel breve termine.

Nel lungo termine, l'argomentazione a favore dell’azionario europeo è più debole, in quanto sarebbe necessario rimuovere alcuni di questi ostacoli strutturali - spiega Koen Bosquet -. Inoltre, le aziende europee hanno una maggiore tendenza a subire le innovazioni dirompenti, piuttosto che esserne promotrici. Tuttavia, dopo anni di austerità, c’è un grande bisogno di un ritorno al deficit fiscale. I primi segnali si stanno vedendo, ma i piani di spesa attualmente sul tavolo sono troppo timidi e lenti per avere un impatto significativo. L'austerità nell'Europa settentrionale è in parte legata a una predisposizione culturale, quindi ci vorrà del tempo. Ciò che è chiaro è che la politica fiscale sosterrà gli investimenti per contrastare il cambiamento climatico. Ciò offrirà opportunità di investimento in quanto molte aziende europee sono state le prime a muoversi nella tecnologia verde. Alcune delle società di servizi pubblici tradizionali o di imprese collegate all'energia potrebbero essere, a sorpresa, vincitrici in questo campo.

Il punto che Koen Bosquet continua a sottolineare è che i grandi indici di mercato non sono l'unico modo per investire in azioni europee o dell’area euro. Ci sono molte aree dell'universo di investimento che non rappresentano una “value trap” e che hanno valutazioni persino elevate. Anche in Europa si trovano società ben posizionate per il futuro con un’esposizione globale (SAP e ASML sono ottimi esempi). Anche in settori difficili, come le telecomunicazioni o i materiali da costruzione, siamo in grado di individuare società sovraperformanti, grazie a posizioni di mercato dominanti e a una governance molto forte. Alcuni esempi sono Kingspan e Cellnex.

Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online