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Azioni: non solo Wall Street, per Schroders è ora di cominciare a diversificare

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Azioni: non solo Wall Street, per Schroders è ora di cominciare a diversificare
Azioni: non solo Wall Street, per Schroders è ora di cominciare a diversificare

Schroders indica quattro motivi per cui potremmo essere vicini alla fine dell’eccezionalismo del mercato azionario americano e ritiene che gli investitori dovrebbero diversificare favorendo le piazze emergenti

L’ultimo decennio ha visto Wall Street primeggiare sulle altre Borse globali ma ora le condizioni sembrano favorire sempre più il resto del mondo. I nuovi ceppi di Covid-19 potrebbero minare la ripresa e gli investitori potrebbero continuare a favorire l’azionario USA, ma prima o poi questa fase finirà, anche perché l’esposizione ciclica degli Stati Uniti alla ripresa globale è limitata, le valutazioni sono estreme su base relativa, la concentrazione del mercato è cresciuta e l’azionario emergente si sta mettendo in luce. Per questo gli investitori farebbero bene a diversificare i portafogli azionari al di là degli USA nel corso dei prossimi 10 anni.

ECCEZIONALISMO USA VICINO ALLA FINE

Sono le conclusioni cui giunge Sean Markowicz, CFA, Strategist, Research and Analytics di Schroders, in un commento in cui spiega quattro motivi per cui l’eccezionalismo dell’azionario statunitense potrebbe essere vicino alla fine. Wall Street ha chiuso il 2020 con un +21,4%, superando il resto del mondo per il terzo anno consecutivo, e molti investitori hanno preferito non diversificare i loro portafogli su scala globale. Negli ultimi 10 anni l’azionario USA ha battuto il resto del mondo con uno scarto medio di performance dell’8,7% l’anno, ma secondo l’esperto di Schroders è possibile che questo ciclo sia a un punto di svolta, visto anche che da novembre 2020 l’azionario non statunitense ha sovraperformato del 5,2%, con la diffusione dei vaccini per il Covid-19 che ha fatto crescere l’ottimismo per la ripresa economica.

OPPORTUNITÀ CICLICHE FUORI DAGLI USA

Sean Markowicz cita quattro motivi a supporto della sua tesi: il fattore ciclico, le valutazioni, la presidenza Biden e la concentrazione del mercato americano. Le opportunità cicliche sono fuori dai mercati statunitensi, poiché l’azionario non-USA ha un’esposizione molto maggiore a settori come energia, industria e materiali, che tendono a performare bene in una fase di ripresa come quella che sta iniziando. Il mercato azionario degli Stati Uniti è costituito solo per il 37% da settori ciclici, mentre il resto del mondo vanta un 55%, e la minore esposizione implica che le azioni statunitensi difficilmente rimbalzeranno tanto quanto i peer globali.

VALUTAZIONI ALTE E FATTORE BIDEN

Il secondo motivo citato dall’esperto di Schroders è che le valutazioni azionarie statunitensi hanno raggiunto il picco e i rendimenti futuri potrebbero essere inferiori. Inoltre, ed è il terzo motivo, la Presidenza Biden potrebbe avere effetti positivi sui mercati emergenti dove l’azionario ha sofferto le tensioni USA-Cina. Un miglioramento delle relazioni internazionali avrà effetti positivi sugli scambi globali e dovrebbe supportare i mercati emergenti orientati alle esportazioni. Con Biden anche la tassazione sulle imprese dovrebbe aumentare impattando sugli utili americani.

TROPPA DIPENDENZA DAI BIG TECH

Infine la concentrazione del mercato tech potrebbe limitare le performance future negli Stati Uniti, dove colossi come Apple, Microsoft, Amazon, Facebook e Google hanno beneficiato enormemente della crisi e la loro capitalizzazione è diventata talmente ampia che di fatto li ha portati a guidare il mercato. Il rialzo del 23% segnato da gennaio 2020 dall’indice MSCI USA si riduce al 15% se si escludono le FAMAG, fa notare l’esperto di Schroders, aggiungendo che, se la fiducia nelle Big Tech dovesse deteriorarsi, potrebbe portare a rendimenti inferiori per tutto il mercato statunitense.

POSSIBILE STRETTA REGOLATORIA

Tra le possibili cause del deterioramento della fiducia nei Big Tech, l’esperto di Schroders cita la regolamentazione che il Partito Democratico, che controlla l’intero Congresso, potrebbe rafforzare per frenare le pratiche anti-competitive. Anche se è improbabile nel breve periodo, nuove normative potrebbero anche rallentare il numero di M&A in futuro, che rappresentano un altro elemento importante di crescita delle grandi aziende.