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Bancari, Sileoni(Fabi): pronti a sciopero, sindacati compatti-rpt

Voz

Roma, 26 nov. (askanews) - Il nuovo contratto dei bancari potrebbe anche chiudersi a dicembre ma "ma solo se ci saranno le condizioni", che al momento mancano. "La nostra categoria deve sapere che possiamo rompere da un momento all'altro. Lo stato d'allerta è massimo e ci stiamo comunque organizzando sia per eventuali manifestazioni di piazza, come quelle del 2015, sia con la mobilitazione della categoria attraverso scioperi". E' il monito lanciato dal segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, con una intervista a MF nel giorno del riavvio delle trattative con l'Abi. Tra le varie organizzazioni sindacali "non siamo stati mai così uniti come ora", avverte.

"Non ce l'ha prescritto il medico di chiudere prima di Natale. Dobbiamo fare tutto per bene, soprattutto nella scrittura dei nuovi articoli del contratto nazionale. Quella è una fase delicata che richiede tempo, pazienza e capacità professionale. In Abi sono specialisti anche nel cercare di recuperare in forma scritta quello che lasciano verbalmente e politicamente sul campo. Hanno scelto di metterci pressione sul tempo - afferma il sindacalista - ma non ci riusciranno".

Sulla pate economica "siamo lontanissimi - sostiene Sileoni - vogliamo avvicinarci il più possibile ai 200 euro richiesti e i 135 euro offerti dall'Abi sono inaccettabili. Siamo lontani sul tema diritti e tutele. Siamo distanti rispetto alla nostra richiesta di ripristinare l'articolo 18 nel settore. Siamo, invece, vicini rispetto alla nostra necessità di eliminare il livello retributivo di inserimento professionale per i giovani. Puntiamo a rafforzare l'area contrattuale sul tema delle esternalizzazioni. Puntiamo a un nuovo contratto che tuteli anche la clientela, inserendo l'accordo già sottoscritto in Abi sulla sostenibilità delle politiche commerciali del febbraio 2017".

Quanto alle sollecitazioni della vigilanza europea su nuove aggregazioni nel settore, "se le fusioni nascono solo per partorire esuberi e tagli del costo del lavoro, non ha nemmeno senso prenderle in considerazione, a meno che qualcuno in Europa e in Italia abbia già deciso di smontare il nostro settore, creando così le condizioni per dipendere da altre nazioni e da altri centri di potere. Non credo che sia solo il mercato a dettare le regole del gioco - rilev Sileoni - credo che dietro al mercato ci sia la regia di interessi molto più specifici".