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Banche centrali ad armi scariche: i governi facciano le riforme

Con l’approssimarsi della conclusione della settimana, i mercati somatizzano le prese di posizione di Bank of Japan e Federal Reserve che sono risultate le protagoniste del mese in corso ancor più di Bank of England e Banca Centrale Europea.

Se i due principali istituti europee hanno mantenuto l’attuale assetto monetario invariato, così come da attese hanno anche mantenuto aperta la strada a misure di aumento degli stimoli. Sul fronte nipponico l’assenza di aumenti quantitativi agli stimoli, ma il focus sulla componente qualitativa aveva suggerito un possibile atteggiamento interlocutorio in attesa della FED che ha quindi proceduto a inviare un messaggio volto a preparare i mercati ad un possibile rialzo entro la fine dell’anno, recepito tuttavia dai mercati in modo completamente opposto.

Nella sostanza l’ondata di easing globale può proseguire con il benestare di Yellen e colleghi in tutte le banche centrali nelle principali aree economiche del globo.

In breve, sul fronte monetario è ormai chiaro che le banche centrali sono arrivate al culmine della potenza di fuoco e poco ancora possono fare: l’aspetto quantitativo è ormai al limite e diversi economisti e analisti vedono assenza di effetto reale in caso di ulteriori aumenti ai programmi di quantitative easing. Prende ora piede la necessità di operare in ottica di rendere più efficiente l’aspetto qualitativo e spostare l’attenzione sulla necessità per i governi di implementare una nuova fase di riforme in un contesto economico profondamente mutato dalla crisi e che necessita di risposte che prendano in considerazione la variazione di paradigma dei modelli economici e macroeconomici classici.

Sul fronte commodities la presa di posizione della FED, discordante nei fatti, ha contribuito insieme ai fondamentali migliori delle attese, ad una ripresa delle quotazioni del comparto energia che si mantengono stabili in territorio di relativa forza. Il Brent scambia infatti poco sopra i 47.00 $/barile mentre il WTI poco sopra i 45.50 $/barile costituendo il principale elemento di aumento dell’inflazione su scala globale.

Market Movers

02:30 Giappone PMI Manifatturiero Nikkei prel. cons. 49.3 prec. 49.5

08:45 Francia PIL a/a cons. 1.4% prec. 1.4%

09:00 Francia PMI Composito Markit prel. cons. 51.4 prec. 51.9

09:30 Germania PMI Composito Markit prel. cons. 53.4 prec. 53.3

10:00 Eurozona PMI Composito Markit prel. cons. 52.8 prec. 52.9

14:30 Canada Inflazione a/a cons. 1.4% prec. 1.3%

14:30 Canada Inflazione core a/a cons. 2.0% prec. 2.1%

14:30 Canada Vendite al dettaglio a/a cons. 3.1% prec. 2.7%

15:45 Stati Uniti PMI Manifatturiero Markit prel. cons. 51.9 prec. 52.0

EURUSD

Ancora assestamento per la moneta unica che torna a quota 1.12 dopo aver testato area 1.1250 nella fase successiva alla riunione della FED. L’andamento negativo delle borse europee non sta impattando eccessivamente sulle quotazioni della moneta unica che si proietta a concludere la settimana sulla quotazione attuale con possibile aumento della volatilità in caso di scostamento dei fondamentali a stelle e strisce dalle attese.

GBPUSD

Tornano forti le vendite sulla sterlina inglese che ha sfruttato la debolezza del biglietto verde nella fase successiva alla riunione di politica monetaria della FED e che aveva riportato il cable in area 1.31. L’apertura dei mercati europei vede il rapporto GBPUSD in area 1.2990 in forte discesa sul ritorno delle prospettive fondamentali non rosee che agiscono come zavorra sul breve e medio periodo e che dovrebbero continuare a mantenere debole il valore della sterlina.

USDJPY

Lo yen si mantiene stabile in area 101.00 dopo la fase di indebolimento di ieri seguita al recupero delle borse mondiali che aveva proiettato USDJPY in area 101.20. La sessione asiatica nuovamente all’insegna della cautela con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo che cede lo 0.32% ha riportato lo yen al rialzo con USDJPY che torna sotto quota 101.00 in apertura dei mercati europei anch’essi in rosso. L’attesa è per i dati americani sul comparto manifatturiero che non dovrebbero variare eccessivamente l’outlook per la giornata che si appresta a concludersi in laterale sul livello attuale senza aumento sensibile della volatilità.

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