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Banche, Credit Suisse: 2017 anno da record su smaltimento Npl

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Roma, 23 nov. (askanews) - Le banche italiane stanno continuando a smaltire crediti deteriorati a piene mani, il 2017 si profila come l'anno record su questo particolare percorso, con un ammontare complessivo di dismissioni che sfiorerà i 100 miliardi di euro. Il 2018 dovrebbe segnare un valore inferiore "ma comunque promettente", afferma un rapporto pubblicato dal Credit Suisse a seguito di una tavola rotonda sui Non performing loans (Npl), a cui hanno partecipato uno dei giganti specializzati a rilevare queste attività problematice, Prelios, un colosso bancario come Intesa SanPaolo e la società di revisioni contabili e consulenze Price Waterhouse Coopers.

In questo quadro incoraggiante persistono tuttavia due nodi chiave sul tema Npl. Innanzitutto l'ampio differenziale che intercorre tra il livello a cui queste attività sono registrate in bilancio e il prezzo effettivo al quale le società specializzate sono disposte a rilevarle, che spazia tra il 20 e il 25 per cento del valore di bilancio lordo. Secondo Prelios il principale fattore alla base di questo gap è la lungaggine delle procedure di recupero crediti in Italia, in media 5 anni.

Questo differenziale può essere smorzato ove si faccia ricorso allo schema di garanzia pubbliche Gacs, tramite il quale la banca interessata procede alla cartolarizzazione dei crediti in obbligazioni a cui viene assegnato un rating. Tuttavia secondo Intesa SanPaolo il Gacs può aiutare alcune banche ma non tutte.

Il secondo grande nodo irrisolto è costituito dalla limita concorrenza tra coloro pronti a farsi carico di queste attività problematiche. I giganti del comparto sono solo 3 - doBank, Cerved e la stessa Prelios - e secondo quest'ultima, così come secondo Pwc, è improbabile che a breve si crei nuova concorrenza.

Perché esistono "barriere molto alte" che ipotetici nuovi player dovrebbero affrontare puntando agli Npl: i costi dei database e delle piattaforme IT, la presenza sul territorio e il tempo necessario per disporre di un meccanismo in grado di monitorare l'attività dell'erogatore di prestiti (dai 5 anni in su).