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Banche, cresciuti rischi da crediti in bonis, bene aumento coperture - Bankitalia

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Logo di Banca D'Italia a Roma
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ROMA (Reuters) - Il principale rischio che viene dalle banche italiane è legato all'incremento dei crediti deteriorati che ci sarà al termine delle moratorie e delle altre misure di sostegno all'economia colpita dalle conseguenze dell'epidemia da Covid-19.

Lo dice la Banca d'Italia nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria diffuso oggi.

Le banche sono entrate in questa crisi con più patrimonio, preservato anche grazie alla politica di blocco dei dividendi raccomandata dalla vigilanza e su cui è aperta la discussione per una eventuale estensione in vista della scadenza di fine anno. [L8N2I63W0]

Il rapporto evidenzia che dall'inizio della pandemia i finanziamenti in bonis per i quali si è osservato un significativo aumento del rischio di credito (a seguito del quale avviene il passaggio dallo stadio 1 allo stadio 2 della classificazione prevista dal principio contabile IFRS9) sono aumentati.

"Nel primo semestre i prestiti in bonis classificati nello stadio 2 sono cresciuti di quasi un quarto; la loro incidenza sul totale dei crediti (inclusi quelli deteriorati) è passata, al lordo delle rettifiche di valore, dall'8,1 al 9,6%".

Le moratorie sui rimborsi dei finanziamenti e la flessibilità sulle regole di vigilanza stanno tenendo basso il flusso di nuovi deteriorati, calati nel terzo trimestre attorno all'1% dei crediti in bonis per famiglie e imprese.

Ma fanno bene le banche ad aver già alzato le coperture e in particolare ad aver accresciuto gli accantonamenti per i rischi sui crediti non ancora deteriorati, ma in peggioramento (il cosiddetto stadio 2).

Su questo il rapporto rileva comunque che nei primi sei mesi dell'anno metà delle banche (alle quali però fa capo circa il 75% per cento dei prestiti non deteriorati) ha aumentato il tasso di copertura per il complesso dei crediti in bonis di almeno cinque punti base e l'incremento delle rettifiche è stato particolarmente rilevante per alcuni intermediari di grande dimensione.

Per alcune banche però, dice Bankitalia, "la riduzione delle misure di sostegno pubblico adottate per far fronte agli effetti economici derivanti dai provvedimenti di contenimento della pandemia potrà rendere necessario un aumento particolarmente elevato degli accantonamenti".

Ciò che è stato analizzato nel rapporto è la correlazione tra l'esposizione creditizia di una banca verso i settori economici più colpiti dalla pandemia e l'aumento delle specifiche coperture.

Lo stock dei deteriorati comunque parte da una base ampiamente ridotta rispetto al passato.

Alla fine di giugno la consistenza dei crediti deteriorati al netto delle rettifiche di valore era scesa a 67 miliardi (138 al lordo delle rettifiche) con un'incidenza sul totale dei finanziamenti scesa al 3,1%.

Nel primo semestre le banche hanno ceduto deteriorati per circa 6 miliardi ma altre cessioni per poco meno di 24 miliardi sono attese entro la fine del 2020, dice Bankitalia.

"Nel complesso le cessioni saranno superiori rispetto agli obiettivi fissati all'inizio dell'anno", anche grazie all'incentivo del decreto "Cura Italia" che consente, a fronte di cessioni di crediti deteriorati, di convertire parte delle Dta in crediti di imposta.

(Stefano Bernabei, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)