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Banche europee, perché gli obbligazionisti non devono temere le cedole

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Banche europee, perché gli obbligazionisti non devono temere le cedole
Banche europee, perché gli obbligazionisti non devono temere le cedole

GAM sottolinea che il ritorno ai dividendi aiuterà le quotazioni azionarie e abbasserà il costo del capitale. La qualità degli asset è rimasta resiliente e le perdite su crediti stanno tornando su livelli pre-Covid

Prosegue il lento percorso verso la normalizzazione delle banche europee, dopo un quarto trimestre 2020 che ha visto un punto di inflessione negli utili accompagnato da una solvibilità che ha battuto le proiezioni della stessa Bce. Il ritorno dei dividendi è atteso in corso d'anno ma per gli obbligazionisti è ancora più importante il fatto che l'eccesso di capitale rispetto ai requisiti è aumentato sequenzialmente vicino al 50% rispetto ai livelli pre-Covid-19. La resilienza delle banche è stata chiaramente superiore alle aspettative, superando le proiezioni della Bce che nell’analisi di vulnerabilità condotta a luglio 2020 presupponeva un calo del CET1 sotto il 13%.

QUESTA VOLTA I DIVIDENDI NON DANNEGGIANO GLI OBBLIGAZIONISTI

Lo sottolinea Romain Miginiac, CFA, Head of Research per le strategie Credit Opportunities di GAM Investments, rilevando che nel caso attuale non vale la teoria secondo cui i dividendi dovrebbero essere dannosi per gli obbligazionisti, in quanto riducono il capitale in eccesso. Oggi, infatti, la capacità di pagare dividendi riflette sia la tranquillità dei regolatori sia le prospettive economiche. Per questo il ritorno ai dividendi è positivo per le valutazioni azionarie e abbasserà il costo del capitale, il che sarà di supporto per la capacità di raccogliere denaro se necessario, e quindi per la resilienza del sistema finanziario. Secondo GAM, un ulteriore segno di normalizzazione è la qualità degli asset, rimasta resiliente nel quarto trimestre, con le perdite su crediti che stanno tornando ai livelli pre-Covid-19.

I NPL RESTANO UN TEMA CHIAVE

Un tema chiave per gli investitori, secondo l’esperto di GAM, rimane il percorso futuro degli NPL. Con le misure di garanzia ancora in vigore, i tassi di insolvenza sono rimasti contenuti. La quota di sofferenze delle banche fino ad oggi non ha visto un impatto significativo, dato che addirittura è in modesto calo da settembre 2020 a un minimo del 2,8% secondo il quadro operativo dei rischi del terzo trimestre dell'EBA. Le misure di supporto si esauriranno, ma data la forte risposta di governi e banche centrali l’impatto sarà più limitato rispetto ai cicli precedenti.

RESILIENZA SOSTENUTA DA FORTE SOLVIBILITÀ

GAM ritiene che la resilienza delle banche resti sostenuta da forti posizioni di solvibilità e dall'anticipazione delle future perdite su crediti attese secondo le nuove norme contabili IFRS 9, il che riflette la convinzione sul settore finanziario europeo della casa d’investimento, che si aspetta un certo aumento di NPL ma a livelli gestibili. Secondo l’esperto di GAM, i vincitori relativi del 2020 sono le banche con un'esposizione limitata ai prestiti e più orientate al wealth e all’asset management, o quelle con divisioni di investment banking più grandi, che hanno beneficiato della volatilità del mercato e della maggior attività del mercato dei capitali.

PROSPETTIVE DI REDDITIVITÀ NEL MEDIO TERMINE

Le prospettive per la redditività del 2021 rimangono sfidanti, secondo l’esperto di GAM, data la persistente incertezza rispetto al Covid-19 e la continua pressione sui margini di interesse netti delle banche causata dai tassi bassi. Nel medio termine GAM si aspetta comunque che la redditività migliori grazie a una combinazione di tagli aggressivi dei costi, fusioni e acquisizioni e altre misure strategiche mirate ad adeguare i modelli di business alle esigenze future. Dal punto di vista degli obbligazionisti, conclude GAM, la lezione fondamentale del 2020 è la capacità delle banche di rimanere redditizie nonostante uno scenario di stress test reale.