I mercati italiani sono chiusi

Banche: ecco l'hedge fund che vuole fare a pezzi Credit Suisse

Faro Maltese
 

Un hedge fund si prepara a lanciare una campagna "attivista" contro il Credit Suisse (IOB: 0QP5.IL - notizie) con l'obiettivo di smembrare in tre tronconi il colosso bancario elvetico.

A rivelare per primo alcuni dettagli dell'ipotesi di "spezzatino" della banca transalpina è stato questa mattina il Financial Times, secondo cui artefice dell'attacco sarebbe RBR Capital Advisors, fondo elvetico guidato dall'ex analista e trader Rudolf Bohli, già reduce da un'altra campagna di successo sull'asset manager GAM e su Gategroup, fornitore di servizi di catering all'industria aerea ora acquisito dai cinesi di H.NA.

Il piano

Il progetto, che troverebbe anche il sostegno di Gaël de Boissard, già a capo della divisione Investment Banking dell'istituto e tra i candidati nel 2015 alla poltrona di CEO poi assegnata a Tidjane Thiam, prevede secondo le fonti del quotidiano uno split societario in tre diverse entità: una banca d'affari che faccia rivivere i fasti di First Boston, prestigioso nome dell'investment banking newyorchese inglobato da CS nel 1990; un gruppo dedito all'asset management; e infine una terza società destinata a inglobare le attività retail e i servizi bancari alle imprese.

Secondo le stime prospettate da RBR - che ha costruito finora solo una piccola quota tra lo 0,2% e lo 0,3% nel capitale della banca, ma avrebbe già siglato degli accordi di non divulgazione con altri 100 azionisti - eliminare le “dissinergie" dell'attuale struttura permettere potenzialmente di raddoppiare l'attuale valutazione di 40 miliardi di franchi della banca svizzera, da tempo messo sotto pressione da parte di alcuni investitori impazienti di vedere i risultati del piano di turnaround avviato due anni fa sotto la guida dell'attuale management.

I commenti degli analisti

Piuttosto scettica rispetto al tentativo di RBR è stata comunque la reazione degli analisti. In una nota di stamane di Citigroup (NYSE: C - notizie) , l'analista Andrew Cobbs scrive che il break up della banca avrebbe "meriti limitati" e d'altra parte uno smembramento metterebbe in posizione di svantaggio competitivo l'istituto di fronte ai suoi competitor, senza contare che contrariamente alle stime di RBR ci sono "chiare sinergie  tra Investment Banking e Wealth Management".

Analoghi dubbi solleva Autonomous Research, secondo cui il coinvolgimento di de Boissard "potrebbe fornire una certa autorevolezza alla campagna di RBR, anche se è poco probabile che possa servire a ingraziarsi le simpatie dell'attuale management".

Gli osservatori del settore bancario notano inoltre che gli investitori attivisti hanno raramente preso di mira le banche, a dispetto delle basse valutazioni del settore dopo l'ultima crisi finanziaria (ci aveva provato con HSBC e UBS (Londra: 0QNR.L - notizie) , ma con scarso successo, il fondo Knight Vinke). Per Octavio Marenzi, CEO di Opimas, "l'idea di smembrare un grande gruppo bancario riaffiora frequentemente in coincidenza di performance deboli, e quasi sempre non trova alcuno sbocco, date le difficoltà di ottenere non solo il consenso degli azionisti, ma anche l'approvazione dei regolatori." 

La reazione di Credit Suisse

"Anche se accogliamo con favore le opinioni di tutti i nostri azionisti, il nostro focus è sull'implementazione della nostra strategia e sul nostro piano triennale, che è ben avviato e che a nostro avviso libererà considerevole valore per i nostri clienti e per gli investitori", hanno nel frattempo commentato in una nota i vertici di Credit Suisse.

L'istituto è adesso nel secondo anno di un piano di ristrutturazione triennale, che mira a migliorare l'efficienza spostando il baricentro delle attività verso aree ad elevato tasso di crescita come il wealth management e, su base geografica, verso la regione Asia-Pacifico.

 

Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online