Italia markets closed
  • Dow Jones

    35.754,75
    +35,32 (+0,10%)
     
  • Nasdaq

    15.786,99
    +100,07 (+0,64%)
     
  • Nikkei 225

    28.860,62
    +405,02 (+1,42%)
     
  • EUR/USD

    1,1344
    +0,0072 (+0,64%)
     
  • BTC-EUR

    44.840,49
    -12,19 (-0,03%)
     
  • CMC Crypto 200

    1.320,56
    +15,44 (+1,18%)
     
  • HANG SENG

    23.996,87
    +13,21 (+0,06%)
     
  • S&P 500

    4.701,21
    +14,46 (+0,31%)
     

"Barbero sbaglia, non può pretendere che le donne sposino i valori del patriarcato"

·4 minuto per la lettura
Marina Terragni; Alessandro Barbero (Photo: facebook - getty)
Marina Terragni; Alessandro Barbero (Photo: facebook - getty)

“Barbero doveva riconoscere alle donne il loro proprio valore, non certo imputare la mancanza di valori maschili come la spavalderia. È il contesto in cui viviamo, casomai, a difettare di valori femminili come la relazione e la cura”. A parlare all’HuffPost è Marina Terragni, milanese, anima vagante, femminista, madre, giornalista, scrittrice, come si definisce sul suo blog.

Terragni commenta le parole dello storico e accademico Alessandro Barbero che oggi, in un’intervista al quotidiano La Stampa, “pur di rischiare di essere impopolare” si è domandato: ”È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?”. Barbero ha proseguito dicendo che “vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi”.

″È sempre stato il patriarcato quello spavaldo e aggressivo, sottomettendo le donne”, dice Marina Terragni, “la situazione è cambiata - ma non ancora nel simbolico - solo negli ultimi cento anni. È davvero strano che si pretenda che per esistere nello spazio pubblico le donne debbano adottare quei modelli maschili in forza dei quali sono state tenute ai margini”. E sulle “differenze” citate da Barbero: “La differenza sessuale esiste. ll problema è che la differenza maschile si è posta al centro dell’universo dando vita a un modello, quello patriarcale, che non può più funzionare”, dice la scrittrice.

A proposito. Su una domanda inerente la resistenza all’ascesa delle donne messa in atto dagli uomini, Barbero ha risposto che “se così è, allora basterà allevare ancora qualche generazione di uomini consapevoli e la situazione cambierà”. Che ne pensa?

“Qui purtroppo sembra che si scarichino la responsabilità su madri che non hanno saputo educare figli maschi consapevoli. Ma il problema non è generazionale o semplicemente educativo, il problema - come dicevo - è riconoscere che il modello patriarcale è al capolinea. Mi sorprende che il pensiero non sfiori Barbero. Sulla fine del dominio maschile hanno scritto anche uomini, studiosi del calibro di Pierre Bourdieu e Marcel Gauchet. Bisogna riconoscere lo squilibrio, si deve riconoscere che urge riportare al centro quei valori femminili che hanno guidato e organizzato la convivenza umana fino a circa 6 mila anni fa. Fino a quando l’invidia maschile non si è voluta appropriare della potenza materna, opprimendo e controllando le donne”.

Come si ristabilisce l’equilibrio?

“Gli uomini dovrebbero riconoscere nella sfera pubblica ciò che hanno ben presente in quella privata: la grandezza delle donne, la loro capacità di governo, la loro sapienza. A tutto questo, nel privato, gli uomini affidano le proprie fragilità: ognuna di noi ne è consapevole. Purtroppo alcuni uomini uccidono le donne che li lasciano proprio perché non sopportano il fantasma dell’abbandono materno: sono come neonati furiosi di ottanta chili”.

Ma sulla scena pubblica tutto si ribalta.

“Sì. Nel pubblico l’uomo nega la forza femminile, la schiaccia sotto la suola. Questo sistema va scardinato, ma non per gentile concessione o semplicemente educando meglio i bambini (che rimane comunque un lodevole proposito). Va portato a compimento il lavoro del femminismo, unica grande rivoluzione dell’ultimo secolo, e compiuta senza spargimento di sangue”.

Ecco. Ma oggi cos’è il femminismo?

“Oggi il femminismo è proprio quello che dicevo: cambiare le modalità della convivenza umana. La cura dell’altro e l’attenzione alla relazione proprie del femminile devono essere traslate nello spazio pubblico e permearlo. E va restituito valore alla figura della madre, oggi marginalizzata e sminuita. Le giovani donne che progettano di avere un figlio prima dei 37 o 38 anni sono stigmatizzate come irresponsabili e sconsiderate. Ma quello che conta è il simbolico: la nostra impressionante denatalità non si spiega solo con la mancanza di aiuti e sostegni, ma anche con il fatto che l’essere madre è ritenuta una scelta perdente. Non c’è gratitudine verso la madre, che viene abbandonata e svilita. Si può scegliere di non essere madri, si può non averne il desiderio, questo è un fatto che attiene alla libertà di ciascuna. Ma essere inconsapevoli della potenza materna, che fin dalla notte dei tempi patriarcale è oggetto dell’invidia maschile, è qualcosa che fa male a tutte”.

Ovvero?

“Gli uomini ci invidiano il potere di generare, un potere che nessuna tecnica, per quanto avanzata, è ancora riuscita ad attribuire a un uomo. Non c’è differenza tra un vecchio patriarca oppressore e i neopatriarchi che oggi ci impediscono perfino di nominarci donne e madri, perché si tratterebbe di un linguaggio non inclusivo. Sono gli ultimi fuochi di una lunga storia che sta per finire. Serve un cambio di civiltà”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli