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“Bazooka” della CBRT, preoccupano i dati giapponesi

Swissquote
 

“Bazooka” della CBRT

By Peter Rosenstreich

Il ciclo di allentamento è vivo e vegeto nei mercati emergenti: la Turchia è infatti intervenuta con una sforbiciata significativa. Con una mossa inaspettata, la banca centrale di Turchia (CBRT) ha tagliato il suo tasso sui pronti a una settimana di 325 punti base. Il tasso ora si attesta al 16,5%, rispetto al 19,75%, la riduzione totale di questo ciclo di allentamento ammonta a 750 punti base. Si percepisce un sollievo generale, perché la riduzione non è stata ancor più marcata e più destabilizzante. Inoltre, visti i tassi d’interesse bassi a livello globale, i mercati tollerano con più facilità tagli del tasso consistenti. Tuttavia, senza tassi d’interesse elevati, gli asset turchi sono esposti alle vendite. Una nuova frase nella guidance, contenuta nell’annuncio sul tasso d’interesse, indica che la fase iniziale dell’allentamento monetario è conclusa e che le successive decisioni dipenderanno dai dati, e, nello specifico, dalla direzione dell’inflazione. La CBRT osserva che, “a questo punto, si considera che l’impostazione di politica monetaria sia in gran parte in linea con il percorso previsto di disinflazione”. Nel complesso, la nuova squadra di banchieri centrali non ha rafforzato la credibilità dell’istituzione. Il taglio superiore alle attese indica che il presidente Erdogan controlla la definizione della politica. Erdogan ha segnalato che i tassi d’interesse saranno ridotti a valori ad un’unica cifra nel prossimo mese. Nel medio termine, l’allentamento aggressivo della CBRT sarà una sfida per il mercato e amplificherà il margine di errore possibile. La decisione di ottobre sarà cruciale per determinare quanto velocemente si svilupperà la credibilità della banca. Tuttavia, viste le pressioni politiche al “calor bianco”, dubitiamo che la CBRT possa diventare indipendente.

Dati giapponesi preoccupanti in vista di un potenziale accordo commerciale

By Vincent Mivelaz

Gli eventi della settimana sono stati accolti positivamente, a scapito, tuttavia, dei beni rifugio. Lo yen dovrebbe registrare la maggiore perdita settimanale fra le valute G10, la più marcata da più di sei mesi contro il biglietto verde (-1% nella settimana corrente), le cose dovrebbero pertanto migliorare per l’economia che dipende dalle esportazioni. Ma i dati, in uscita la prossima settimana, su scambi e inflazione probabilmente lasceranno l’amaro in bocca, perché l’amministrazione giapponese sembra intenzionata a soddisfare, con grande dispendio, il presidente USA Trump, facendo molte concessioni senza ricevere in cambio garanzie solide. Inoltre, il tempo ormai stringe, entrambi i leader dovrebbero incontrarsi durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che inizierà martedì prossimo a New York, mentre i negoziati concreti sono appena iniziati.

In effetti, senza considerare il recente calo degli ordinativi di macchinari nel mese di luglio, pari al -6,60%, e dei prezzi alla produzione ad agosto, scesi del -0,90%, livello minimo dal dicembre 2016 per effetto della flessione dei prezzi delle materie prime rispetto all’anno scorso e, più specificatamente, del petrolio, la pubblicazione imminente dei dati su scambi e inflazione riferiti ad agosto probabilmente deluderà le attese. Esportazioni e importazioni mostreranno un calo pari rispettivamente al -10% (precedente: -1,50%) e al -11% (precedente: -1,20%), segnando la flessione maggiore dall’ottobre 2016, mentre i prezzi al consumo, primari e di fondo, dovrebbero puntare verso lo 0,30% (precedente: 0,50%) e lo 0,50% (preced.:0,60%), continuando quindi a esercitare pressioni sulla Banca del Giappone in vista della riunione di politica monetaria di giovedì prossimo, e spianando la strada a un ulteriore allentamento a partire da ottobre 2019. Rispetto a quest’ultimo punto, riteniamo che il tentativo dell’amministrazione di Abe di sistemare le cose impegnandosi a evitare la svalutazione della valuta e ad abbassare i dazi sui prodotti agricoli USA in cambio di dazi più bassi per i produttori di automobili giapponesi sia, nel migliore delle ipotesi, insidioso. I funzionari giapponesi fanno fatica a ottenere delle assicurazioni dalla Casa Bianca sul fatto che non vi saranno aumenti dei dazi, potrebbero invece entrare in gioco anche dei contingenti per le importazioni. Osservando la situazione attuale, le speranze che si arrivi alla firma di un nuovo accordo commerciale già la prossima settimana sono esili e ciò non fa che esercitare ulteriori pressioni sul paese orientato alle esportazioni.

L’USD/JPY, che attualmente scambia a 107,97, dovrebbe muoversi lateralmente nel breve termine.

Autore: Swissquote Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online