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Bce, Lagarde sollecita "proposte" e arrivano quelle dei falchi -2-

Voz

Roma, 11 nov. (askanews) - Secondo il quotidiano "diversi componenti" del Consiglio "erano irritati dalla tendenza di Draghi si annunciare i cambiamenti di policy prima di discuterli al Consiglio".

Questa critica però contiene elementi potenziamente molto problematici, perché la capacità delle Banche centrali di rendersi prevedibili sui mercati è un aspetto essenziale per evitare che le variazioni di politica monetaria si accompagnino da episodi di volatilità non voluti. E il ruolo del presidente su questo versante è cruciale, in quanto unico "portavoce" del Consiglio. Ruolo che non è stato creato ma ereditato da Draghi dal suo predecessore, Jean-Claude Trichet.

Spesso è capitato che le parole del presidente muovessero i mercati più delle stesse misure. In alcuni frangenti gli interventi del presidente sono stati cruciali per gestire fasi molto difficili: sono entrate nella storia le parole "whatever it takes" pronunciate da Draghi nell'estate del 2012, che ebbero un enorme effetto calmierante sull'eurocrisi. Le proposte che sembrano arrivare da alcuni del direttorio Bce potrebbero aver impedito interventi verbali strategici come questo. E in definitiva inficiare la capacità del presidente di esprimere la linea finirebbe per inficiare le capacità stesse della banca centrale..

Non solo. "Almeno un componente del Consiglio vorrebbe voti formali su ogni decisione", dice ancora il Ft. Questo è un altro aspetto problematico sulla conduzione del Consiglio e della pubblicazioni di relativi verbali.

Dalla sua nascita infatti la Bce ha scelto di procedere con un meccanismo decisionale basato sul "consensus", ovvero sulla mancata obiezione alle proposte che vengono presentate al Consiglio direttivo dal Comitato esecutivo. Raramente si tengono voti veri e propri. Questo meccanismo serve anche a non favorire divisioni in un sistema decisionale che è espressione di una molteplicità di Paesi.(Segue)