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Bce risponde all’alta inflazione con maxi rialzo tassi: +0,75 punti

Image from askanews web site
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Roma, 8 set. (askanews) - Per la seconda volta dall'avvio dei suoi piani di rialzo dei tassi, la Banca centrale europea ha dovuto accelerare la manovra, in risposta a una inflazione che ora dice apertamente essere "di gran lunga troppo elevata". L'istituzione di Francoforte ha aumentato di 75 punti base, ovvero 0,75 punti percentuali, tutti e tre i tassi di riferimento principali. A partire dal 14 settembre il tasso principale salirà all'1,25%.

Ed è solo una tappa di un percorso che andrà avanti ancora molti mesi. La Bce conta di alzare i tassi fino a valori tali da "frenare la domanda", allo scopo di far invertire la rotta all'inflazione e indirizzarla verso il suo obiettivo del 2%. Quanti altri rialzi concretamente questo significhi è una questione ancora da chiarire.

Su questo tema la presidente Christine Lagarde è stata bombardata di domande. Si è limitata a dire che rialzi da 75 punti base non vanno considerati come "la norma", che le decisioni sui futuri rialzi verranno prese "volta per volta", in base all'evolversi dei dati, e che per raggiungere il livello massimo dei tassi potrebbero volerci "probabilmente più di 2 ma magari meno di 5" altre riunioni operative del Consiglio direttivo.

Se i prossimi rialzi fossero 4, in base al calendario delle riunioni del Consiglio, il picco verrebbe raggiunto il 16 marzo 2023. Ma date le ultime due riunioni, in cui le decisioni si sono di fatto discostate dalle indicazioni che la stessa Bce aveva precedentemente fornito, è abbastanza evidente che data l'incertezza del quadro l'istituzione sta navigando a vista.

Lagarde, poi, è stata interpellata sulle previsioni dei mercati su quello che sarà il picco dei tassi nella primavera del 2023 (circa il 2,3-2,4%) e sul se potrà essere superato. Ha replicato che se sarà necessario la Bce potrà spingersi anche oltre.

Lagarde continua a utilizzare il termine "normalizzare" la linea. Ma la mossa e soprattutto l'intento di "frenare la domanda" lasciano trasparire che ormai la politica monetaria dell'area euro si sta indirizzando sempre più verso un livello restrittivo. L'intervento giunge dopo che ad agosto, secondo le stime preliminari, l'inflazione media nell'eurozona raggiunto un nuovo record al 9,1%.

Intanto la Bce ha consistentemente rivisto al rialzo le sue previsioni proprio sul carovita: i tecnici di Francoforte ora si attendono 8,1% quest'anno, 5,5% nel 2023 e 2,3% nel 2024. Tagliate all'opposto le previsioni di crescita: 3,1% nel 2022, 0,9% nel 2023 e 1,9% nel 2024.

Specialmente sulle stime di crescita sono tuttavia rapidamente giunti commenti di analisti che le giudicano eccessivamente ottimistiche. I tecnici della Bce hanno però elaborato anche uno "scenario negativo", oltre a quello di base, che prevede una protratta guerra in Ucraina e soprattutto una completa interruzione delle forniture di gas dalla Russia ("e ci siamo quasi", ha osservato Lagarde). Su questo quadro si prevede una recessione dello 0,9% nel 2023 per l'eurozona, con una inflazione quasi al 9% sulla media del 2022 e quasi al 7% sul 2023.

Lagarde non si è dilungata sulle discussioni di oggi, salvo precisare che c'è stata una ampia discussione ma che poi il rialzo dei tassi è stato deciso all'unanimità. Dai verbali del passato Consiglio era emerso un discreto dibattito sulla precedente decisione di aumentare i tassi di 50 punti base.

Alcuni analisti ipotizzano che il via libera al massiccio aumento di oggi sia stato concesso dalle "colombe" ai "falchi" in contropartita del non rimettere in discussione i corposi piani di rinnovo dei titoli accumulati con i passati programmi di acquisti (App e Pepp) e che andranno avanti fino a tutto il 2024.

Oltre Atlantico, infatti, la Federal Reserve ha intanto già avviato una rapida riduzione della mole del suo bilancio, dismettendo le obbligazioni pubbliche accumulate negli anni scorsi. Una mossa analoga nell'area euro farebbe schizzare i rendimenti e, con ogni probabilità, anche i differenziali (spread), aumentando i costi di servizio dei debiti gonfiati dai danni causati da lockdown e misure prese dai governi a motivo del Covid.

Un altro elemento che diversi osservatori attendevano e che invece oggi non è stato nemmeno discusso, secondo quanto riferito dalla presidente, era quello dei prestiti ultra agevolati alle banche (Tltro) e della loro retribuzione particolarmente conveniente, che stride con il cambiamento generalizzato che si sta operando per imprese e famiglie alzando i tassi. Su questo Lagarde ha precisato che la questione "verrà affrontata e modificata a tempo debito".

Altro tema sotto i riflettori è stato quello dell'euro-dollaro. "Non abbiamo nessun livello a cui puntiamo sui cambi. Ma ovviamente nonitoriamo attentamente e abbiamo notato un marcato deprezzamento". Nelle ultime settimane, ha rilevato, l'euro ha perso il 12% sul dollaro e il 4% in termini nominali sulle altre valute.

I cambi valutari "hanno un impatto sull'inflazione, è un effetto indesiderato a cui siamo molto attenti ma non abbiamo un obiettivo sui cambi. Non lo abbiamo mai avuto", ha detto.

In definitiva, al momento, tutta l'enfasi viene posta sull'alta inflazione e tutto l'intervento è incentrato sui tassi di interesse. "L'inflazione è un fenomeno terribile - ha detto Lagarde - in particolare per le persone meno privilegiate". Non ci si attende che cali in tempi brevi "perché c'è un ritardo tra quando agiamo e quando questo ha effetto".

Ora i radar dei mercati si sposteranno sulle decisioni che la Federal Reserve annuncerà dopo il Fomc del 20 e 21 settembre. E le prese di posizioni di diversi esponenti - l'ultima è stata la vicepresidente Lael Brainard - fanno presagire un nuovo aumento da 75 punti base sul dollaro. La prossima riunione monetaria del Consiglio Bce si svolgerà il 27 ottobre. (di Roberto Vozzi).