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La BCE si prepara ad accogliere le banche inglesi nell'Eurozona

Emanuele Canegrati
 

Che la possibile ricollocazione dei grandi gruppi finanziari dalla City di Londra ad altre città dell'Unione Europea fosse uno dei temi caldi delle negoziazioni in corso tra il governo di Theresa May e i funzionari europei era cosa scontata. L'incertezza sul futuro dei cosiddetti "diritti di passaporto" è stato un mantra nei mesi successivi al referendum tenutosi lo scorso giugno sull'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Subissata, come era prevedibile, da richieste continue di chiarimenti da parte delle entità finanziarie britanniche, incerte sulle prossime mosse da fare, la Banca Centrale Europea ha quindi deciso di uscire allo scoperto, portando a conoscenza i gruppi bancari che desiderano ricollocare le loro operazioni sul suolo europeo che le decisioni in materia di licenze richiederanno un attesa di almeno sei mesi.

La materia del ricollocamento è quindi entrata prepotentemente a far parte della guidance di Francoforte, che ha dovuto far fronte alle domande pervenute dalle società finanziarie site a Londra circa la creazione di uffici sul suolo comunitario.

A tale riguardo, la BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) ha risposto agli interpellanti che le decisioni in tema di "licensing" devono essere necessariamente effettuate entro un anno, ma che, tuttavia, potrebbero richiedere soltanto la metà del tempo.

"Ci si impiega di solito sei mesi, da quando il richiedente inoltra una richiesta completa, per prendere una decisione in merito ad una domanda di licenza", ha spiegato un funzionario della BCE. Tuttavia, la banca centrale ha avvertito anche che il processo potrebbe richiedere più o meno tempo a seconda della "complessità", "completezza" e "qualità" della richiesta inoltrata.

"Le società richiedenti devono pianificare le loro mosse di conseguenza, per essere sicure di ottenere la licenza in tempo", ha detto la BCE.

La tempistica indicata sarà probabilmente accolta dalle banche inglesi, da qualche mese impegnate nella redazione dei cosiddetti "contingency plans" richiesti, tra gli altri, dalla Bank of England, nella speranza di garantirsi un punto di appoggio sul suolo dell'Unione, dopo che la Gran Bretagna ha detto addio al mercato unico. Una mossa che vedrà necessariamente la Gran Bretagna perdere i diritti di passaporto per la vendita di servizi finanziari agli altri membri dell'Unione.

Una licenza europea approvata dalla BCE consentirebbe ai gruppi bancari britannici di aver garantito il libero scambio in tutto il continente.

Ma i candidati all'ottenimento della licenza dovranno, in ogni caso, dimostrare che le loro operazioni comunitarie saranno "robuste", ovvero supportate da sufficienti infrastrutture locali, personale e gestione dei rischi.

A dimostrazione di ciò, la BCE ha subito voluto chiarire che "la creazione di società cosiddette a "guscio vuoto" non sarà accettabile".

La BCE ha dichiarato, inoltre, di essere felice di organizzare "discussioni preparatorie" con le banche interessate a "stabilire o aumentare la loro presenza" nell'Eurozona, prima che le richieste formali le vengano effettivamente inviate.

Alcune banche e istituzioni finanziarie hanno già realizzato piani per spostare alcune delle loro operazioni dal Regno Unito all'Unione Europea, incluso il mercato assicurativo, con il gruppo londinese Lloyd's che lo scorso mese ha annunciato di aver scelto Bruxelles come sua nuova sede europea.

Anche il gigante bancario HSBC ha dichiarato di voler spostare 1.000 dipendenti dal suo ufficio di Londra a quello di Parigi, mentre il gruppo assicurativo AIG vorrebbe spostare parte del suo management da Londra al suo nuovo ufficio in Lussemburgo.

Per non esprimere preferenze, la BCE ha sottolineato che non esiste alcun beneficio normativo nella scelta di una città dell'Unione rispetto ad un'altra e di essere "assolutamente neutrale per quanto riguarda la posizione scelta", assicurando una vigilanza costante in tutta l'Eurozona.

"Tutte le istituzioni importanti sono controllate direttamente dalla BCE, utilizzando un unico insieme di standard di vigilanza, indipendentemente dal paese in cui sono situate".

La banca centrale ha dichiarato, infine, di voler tenere un "seminario tecnico" con le banche interessate previsto per il 4 maggio a Francoforte. Sicuramente, in quell'occasione, i banchieri europei faranno di tutto per convincere i loro colleghi d'oltremanica che lasciare la City è la mossa giusta da fare. 

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