Il manifesto dei giovani 'choosy' per scelta

Be Choosy è una lettera aperta promossa da Repubblica degli Stagisti per il diritto a un lavoro degno

“Care aziende e cari recruiter, noi siamo choosy. E lo siamo per scelta”. Si apre così il manifesto online Be Choosy, una lettera aperta promossa dal sito Repubblica degli Stagisti che spiega i motivi per cui essere ‘choosy’ nel mondo del lavoro non è una pecca ma soltanto un pregio, perché significa desiderare un impiego degno, equo e non sottopagato.

La lettera-manifesto, inviata idealmente dai giovani italiani ai datori di lavoro e ai responsabili delle selezioni, non è un invito a essere schizzinosi, come lamentava il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Come si può leggere nel documento, la voglia di rimboccarsi le maniche da parte delle nuove generazioni c’è e c’è sempre stata: “non abbiamo mai lesinato gli sforzi per racimolare qualche soldo durante i nostri studi, abbiamo servito ai tavoli dei ristoranti, spinto carrelli durante l'estate, fatto migliaia di telefonate nei call-center. E questo mentre studiavamo alle scuole superiori, e poi molti di noi proseguivano all'università”.

La disponibilità a imparare non manca dunque, così come il desiderio di rendersi indipendenti economicamente dalle famiglie di provenienza. Ma finito il percorso di studi, i giovani italiani non possono più permettersi di accettare qualunque condizione e hanno il diritto di trovare un’occupazione in linea con le conoscenze e le competenze acquisite tra i banchi di scuola e all’università: “Abbiamo già dato – si legge nella missiva - nei lavoretti per integrare la paghetta: abbiamo bisogno di un impiego vero. Uno stipendio che ci consenta, in cambio del nostro lavoro, di mantenerci, e con un minimo di prospettiva che ci permetta di emanciparci dai nostri genitori e diventare cittadini liberi”.

Da qui, l’orgoglio di poter essere choosy nel senso letterale del termine inglese: “selettivi”. Di fronte a offerte di lavoro umilianti, che prevedono di essere sottoinquadrati, retribuiti con stipendi “al di sotto della soglia di dignità” e costretti a firmare accordi in cui “le garanzie contrattuali sono semplicemente assenti”, rivendicare la propria selettività è un diritto sacrosanto: “Scegliamo di rifiutare proposte di lavoro indecenti, che non prevedano uno stipendio e un contratto con un minimo di tutele”.

Lo stesso diritto vale per i tirocini, in cui a volte si verificano situazioni ancora più vergognose perchè al danno di ricevere un compenso nullo o minimo si aggiunge la beffa di non apprendere alcuna competenza professionale. La scelta è quindi di “rifiutare proposte di stage senza indennità, senza contenuto formativo e senza prospettive di assunzione”, dicendo no al ricatto del “se non accetti tu, ce ne sono altri cinquanta pronti a soffiarti l’occasione”. Uno stage che non possiede requisiti minimi di dignità non può essere considerato un’occasione, anzi.

L’iniziativa, a cui può aderire chiunque condivida questi principi, è stata lanciata anche sui social network più noti, Facebook e Twitter, con l’hashtag #bechoosy. “Stay hungry, stay foolish” era l’invito che rivolgeva Steve Jobs alle giovani generazioni. Se fosse vissuto in Italia e si fosse confrontato con il mercato del lavoro del nostro Paese, probabilmente avrebbe aggiunto una terza esortazione: “Stay choosy”.

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