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Berlino contro, Roma tace, Parigi a favore. Il nucleare deflagra nell'Ue

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Nucleare (Photo: Getty&HP)
Nucleare (Photo: Getty&HP)

La Germania ha chiuso tre reattori nel 2021 e conta di fare lo stesso con gli altri tre nel 2022. Il Belgio è della stessa idea, “spegnere” entro il 2025 i suoi sette impianti. La Spagna che qualche reattore in funzione pure ne ha, non li considera affatto “verdi”. Il Lussemburgo bolla la proposta di includere l’atomo nella tassonomia green come una “provocazione”. L’Austria dell’atomo non ne vuole sapere, con l′82% della sua produzione di energia primaria fatta da rinnovabili (dato 2019), e studia una azione legale contro la Commissione. La Francia è ben lieta di vedere il nucleare (77% della sua produzione domestica) tenuto in debito conto da Bruxelles. L’Italia, che accarezza l’idea del ministro Cingolani di aumentare le sue estrazioni di gas, al momento tace e spera quantomeno in una golden rule per escludere gli investimenti “verdi” dal calcolo del deficit. A pochi giorni dalla pubblicazione della bozza della Commissione Europea sulla tassonomia green le distanze tra i 27 invece di ridursi, si ampliano e se ieri sembravano divisi, oggi si mostrano in frantumi.

La definizione della tassonomia green è fondamentale nell’orientamento degli investimenti: col bollino “green”, progetti industriali e infrastrutturali possono risultare molto più attrattivi per i capitali privati. Tuttavia la decisione di includere nucleare e gas nella tassonomia verde dell’Ue ha incontrato aspre critiche già nelle scorse settimane, quando i rumors non avevano ancora assunto la forma di bozza della Commissione. I tecnici di Bruxelles e il team di esperti che ha collaborato alla stesura del documento centrale per la definizione della programmazione energetica dell’Ue nell’ambito del Green New Deal hanno cercato di aggirare le prevedibili resistenze con l’introduzione di alcune condizioni per le due fonti che non sono neutrali rispetto al clima e all’ambiente. Nucleare e gas, prima di tutto, saranno considerate compatibili con la tassonomia green solo per un periodo di tempo definito e “nella misura in cui contribuiscono alla transizione verso la neutralità climatica e non danneggiano in modo significativo l’ambiente”, secondo un funzionario di Bruxelles. “La Commissione vede il futuro mix energetico come un sistema energetico prevalentemente rinnovabile o comunque a basse emissioni di carbonio. Speriamo davvero che questa proposta aiuti a realizzare quel cambiamento di cui abbiamo bisogno e a incanalare i finanziamenti privati verso fonti di energia a bassa emissione”.

Nei fatti vuol dire che gli investimenti nel nucleare saranno “verdi” solo se i progetti presentati avranno ben definito un piano, i fondi e il sito per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi in totale sicurezza. I permessi di costruzione saranno consentiti solo fino al 2045. Vale la pena ricordare che al momento si parla ancora di nucleare di terza generazione o terza plus. Non della quarta, la fusione (senza scorie) che gli esperti credono possa avere un ruolo su scala industriale non prima della metà del secolo. Quanto al gas, gli investimenti nelle centrali elettriche saranno green solo se contribuiranno a emissioni inferiori a 270 grammi di CO2 equivalente per Kwh e sostituiranno impianti a combustibili fossili più inquinanti. Dovranno ottenere un permesso di costruzione prima del 2030.

Sul gas le condizioni della Commissione appaiono molto più stringenti. Si tratta di una fonte fossile non solida, di certo meno inquinante rispetto al carbone e alla quale l’Italia guarda con interesse, avendo giacimenti di metano inutilizzati. Peraltro in un contesto europeo di caro prezzi e riduzione costante delle forniture da parte del principale fornitore, la Russia, per ragioni di natura geopolitica. Ma è sul nucleare che lo scontro rischia di inasprirsi a livello comunitario.

“Riteniamo che la tecnologia nucleare sia pericolosa”, ha detto ai giornalisti a Berlino il portavoce del governo Steffen Hebestreit, osservando che la questione di cosa fare con le scorie radioattive rimane irrisolta. Hebestreit ha aggiunto che la Germania “respinge espressamente” la valutazione dell’Ue sull’energia atomica e ha ripetutamente affermato questa posizione nei confronti della Commissione. La Germania sta ora valutando i prossimi passi da compiere. La Germania si avvia a spegnere le restanti tre centrali nucleari alla fine di quest’anno ed eliminare gradualmente il carbone entro il 2030, mentre la sua vicina Francia mira a modernizzare i reattori esistenti e a costruirne di nuovi per soddisfare il fabbisogno energetico. Berlino prevede di fare affidamento sul gas naturale fino a quando non potrà essere sostituito da fonti energetiche non inquinanti. I percorsi opposti presi da due delle maggiori economie dell’Ue hanno portato a una situazione imbarazzante per la Commissione. La bozza del ramo esecutivo dell’Ue conclude che sia l’energia nucleare che il gas naturale possono essere considerati sostenibili a determinate condizioni a fini di investimento.

Hebestreit ha affermato che l’obiettivo del governo tedesco è utilizzare il gas naturale solo come “tecnologia ponte” e sostituirlo con alternative non inquinanti come l’idrogeno prodotto con energia rinnovabile entro il 2045, la scadenza che il Paese ha fissato per diventare climaticamente neutro. Il portavoce non ha detto se il cancelliere Olaf Scholz sostiene l’opinione del ministro dell’Economia e del clima Robert Habeck secondo cui le proposte della Commissione europea sono una forma di “greenwashing”.

La Germania ha staccato la spina a tre delle sue ultime sei centrali nucleari. I reattori di Brokdorf, Grohnde e Gundremmingen C, operati dalle utility E.On e Rwe, sono state chiusi il 31 dicembre scorso dopo 35 anni di attività. Le ultime tre centrali nucleari - Isar 2, Emsland e Neckarwestheim II - saranno spente entro la fine del 2022. Chiusura però non vuol dire smantellamento, che avrà tempi molto più lunghi e si ritiene dovrebbe avvenire entro il 2040 nel caso di Brokdorf, per esempio.

Nel 2021 le sei centrali nucleari hanno contribuito a circa il 12% della produzione di elettricità in Germania. Il mix energetico tedesco è costituito da un 41% di rinnovabili, dal 28% di carbone e dal 15% di gas. Entro il 2030 la Germania punta soddisfare l′80% di domanda di energia con le rinnovabili. Non è il caso della Francia dove - dato Eurostat 2019 - il 77,6% della sua energia prodotta arriva dall’atomo e solo il 20% da rinnovabile.

La Germania non è sola nella ferma opposizione alla proposta avanzata da Bruxelles: la bozza ”è una provocazione dal punto di vista procedurale” e “in termini di contenuto nasconde il rischio di un greenwashing”, ha scritto su Twitter il ministro dell’Energia del Lussemburgo, Claude Turmes, dicendosi pronto a “esaminare la proposta nel dettaglio e a discutere ulteriori passi” insieme a Germania e Austria, altrettanto contrarie a includere il nucleare tra gli investimenti sostenibili. La proposta è stata inviata ai governi venerdì, “in un’azione notturna e nebulosa. Questo la dice lunga sulla trasparenza”, ha attaccato Turmes.

Stessi toni usati da Vienna: se questi sono i piani “faremo causa”, ha scritto su Twitter la ministra federale austriaca per il Clima, l’ambiente e l’energia, Leonore Gewessler, evidenziando che l’energia nucleare è “pericolosa e non rappresenta una soluzione nella lotta contro la crisi climatica”. L’Austria non ha reattori e produce quasi la totalità della sua energia da fonti rinnovabili.

Anche il governo spagnolo ha respinto la proposta della Commissione europea di includere nella tassonomia “verde” Ue l’energia nucleare e quella derivante dal gas naturale. Secondo Madrid, si tratta di “un passo indietro” e “un segnale sbagliato” per i mercati finanziari. La vicepremier e ministro per la transizione ecologica e la sfida demografica, Teresa Ribera, ha sottolineato che “indipendentemente dal fatto che si possa continuare a investire nell’uno o nell’altro, riteniamo che non siano energie verdi o sostenibili”. La Spagna - ha aggiunto - ”è un fermo sostenitore della tassonomia verde come strumento chiave per avere riferimenti comuni che possono essere utilizzati dagli investitori per raggiungere la decarbonizzazione dell’economia e la neutralità climatica entro il 2050″, ma includere il nucleare e il gas “sarebbe un passo indietro”, secondo l’esponente del governo Sanchez. “Non ha senso e manda segnali sbagliati per la transizione energetica europea nel suo complesso”, ha sottolineato. Pur ammettendo che sia l’energia nucleare che il gas naturale hanno un ruolo da svolgere nella transizione, questo è “limitato nel tempo”. Gli Stati membri hanno tempo fino al 12 gennaio per fornire il loro responso alla Commissione. Poi, una volta pubblicata, dovrà superare il vaglio del Consiglio e del Parlamento Ue, dove pure i partiti ambientalisti annunciano battaglia.

Nel 2019, la Francia è stato il Paese che ha prodotto la quota maggiore di energia nell’Ue (il 20% del totale), seguita da Germania (17%), Polonia (9,6%), Italia e Svezia (6%). Il dibattito sulla tassonomia green si intreccia tuttavia con la sicurezza (o sovranità) energetica in una fase storica particolare, segnata dai rischi alla sicurezza degli approvvigionamenti dovuti a ragioni geopolitiche e militari, come mostrano le tensioni al confine dell’Ucraina. La produzione di energia primaria nell’Ue nel 2019 è stata distribuita tra varie fonti energetiche, la più importante delle quali in termini di entità del suo contributo sono state le rinnovabili, con oltre un terzo (36,5%) del totale. Secondo posto per il nucleare, con il 32,0% della produzione totale di energia primaria, con la Francia in testa, seguita dal Belgio (77% della produzione domestica 2019) che tuttavia si avvia ad abbondare il nucleare come la Germania. Tutta la produzione di energia europea non basta comunque a soddisfare il suo fabbisogno: più della metà dell’energia europea viene importata. Il tasso di dipendenza energetica dell’Ue supera il 50%.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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