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Bernabè: scorporo rete Tim non serve, bene intesa con Open Fiber

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Roma, 12 dic. (askanews) - Lo scorporo della rete d'accesso Telecom non risolve i problemi. E' quanto afferma Franco Bernabè in una intervista al Sole 24Ore nella quale sostiene che "non è più d'attualità perché oggi il progetto Open Fiber investe tutta la rete e non solo l'ultimo miglio. Così però si è allargato il problema perché rischiano di svilupparsi due reti sovrapposte e in competizione tra loro". Secondo Bernabè, in passato due volte ceo di Telecom, in teoria ha un senso avere due reti, "perché in quasi tutti i Paesi occidentali c'è la rete telefonica e la rete della tv via cavo. Il problema è che in Italia la rete alternativa non nasce per servire il pubblico della televisione - che peraltro utilizza due piattaforme alternative, il satellite e il digitale terrestre - ma insiste sullo stesso mercato servito dalla rete di Telecom Italia. Dunque, nella pratica, è difficile che possano coesistere dato che nel mercato delle tlc i clienti li hanno Telecom e gli Olo e il processo di migrazione dei clienti a una rete alternativa rischia di essere molto lento". Per attirare clienti "Open Fiber sarà costretta ad attuare una politica di prezzi molto aggressiva, a scapito del suo conto economico, mentre Telecom - continua Bernabè - sarà costretta ad accelerare la transizione verso la fibra, deprimendo il valore degli investimenti fatti nel Vdsl e aumentando l'indebitamento. Quindi, anche senza Rab, sarebbe più logico accorpare le due infrastrutture per evitare di duplicare gli investimenti. La soluzione più pratica sarebbe l'acquisto di Open Fiber, o il suo conferimento in Telecom con una valutazione che riconosca i costi finora sostenuti e l'effettivo valore dei contratti acquisiti. Fatto questo, Telecom dovrebbe garantire una totale terzietà della rete. Non credo però che sarà facile per gli azionisti accordarsi sui valori. Vorrebbe anche dire che lo spinoff della rete torna d'attualità, per essere coerenti con la premessa. Telecom, senza rete, diventerebbe un puro reseller di servizi, con ricavi declinanti e una struttura di costi insostenibile. Inoltre con il 5G ci sarà una sostanziale integrazione tra rete mobile e rete fissa e Telecom non potrà fare a meno della rete fissa che le garantisce di potere ampliare in accesso la fibra che serve a garantire i servizi del 5G. Credo comunque che il 5G e il potenziamento della rete Telecom renderanno ancora più difficile la sostenibilità di due infrastrutture. In alternativa, se non si intende vendere o conferire Open Fiber a Telecom, con la possibilità per Cdp di incrementare per questa via la quota in Telecom, una soluzione più semplice sarebbe una collaborazione tra le due reti mediante accordi che consentano a Telecom di utilizzare la rete di accesso in fibra in funzione dell'evoluzione della domanda. Questo avrebbe per Telecom il vantaggio di diminuire il fabbisogno di investimenti e per Open Fiber di aumentare i propri ricavi.