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Per Berrettini Wimbledon è finito prima iniziare

Adrian DENNIS / AFP

AGI - Era lanciatissimo Matteo Berrettini. La vittoria a Stoccarda, il bis al Queen's, venti vittorie sulle ultime ventuno partite giocate sull'erba (e l'unica persa era stata quella della finale di Wimbledon '21 contro Djokovic). Le premesse per alimentare il sogno di Wimbledon 2022 c'erano tutte, con tanto di cognome già felicemente anagrammato, "Erbettini". E invece il sogno si è infranto. Di nuovo.

E non per un riacutizzarsi del problema al mignolo della mano destra che lo aveva tenuto fermo per 83 giorni costringendolo a saltare Roma e Parigi. E neanche di quello ai muscoli addominali che lo aveva costretto a un tristissimo ritiro dalle Finals di Torino a novembre e che si era ripresentato a Rio.

No, stavolta è stato il Covid, con un test positivo che gli ha imposto il ritiro prima ancora di entrare in campo contro Garin al primo turno.

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno il Covid è meglio di un nuovo infortunio perché tra una settimana circa Berrettini sarà di nuovo abile e pronto per la stagione sul cemento americano.

La visione del bicchiere mezzo vuoto racconta invece di un Berrettini dalle difese immunitarie fragili, muscoli e tendini a rischio e oppresso da un quadro astrale negativo o da semplice sfortuna che dir si voglia.

Di Wimbledon 2022 gli resterà solo l'allenamento sul centrale con Rafa Nadal di qualche giorno fa. Niente trofeo, e neanche il taglio alla barba o i capelli tinti di biondo annunciati come fioretto in caso di vittoria. Già perché il suo trionfo era già un sogno collettivo, al quale credevano un po' tutti, da Adriano Panatta in giù, alimentato dalla doppietta Stoccarda-Queen's, da una fame di tennis dopo l'astinenza forzata e da una disinvoltura in crescita sull'erba.

"Miglior erbivoro del momento", secondo gli esperti, il ventiseienne, numero 11 del ranking mondiale era considerato tra i favoriti con Djokovic (che ieri ha faticato nel primo turno) un Nadal alle prese con un piede dolorante, di questo anomalo Wimbledon che per rappresaglia di Atp e Wta contro l'esclusione dei tennisti russi e bielorussi non prevede punti. Il cavaliere nero pronto a trasformarsi in cavaliere bianco obbedendo al dress code candido imposto dall'All England club aveva avuto anche un sorteggio piuttosto favorevole.

Testa di serie numero 8 era nella parte bassa del tabellone con possibili ottavi contro Schwartzman, quarti contro Tsitsipas, Kyrgios o Shapovalov, semifinale contro Nadal o Auger Aliassime e finale-rivincita contro Djokovic.
Resta tutto mestamente sulla carta, ormai straccia.

Ha vinto il Covid. Ci si potrebbe consolare pensando che anche se avesse trionfato Berrettini avrebbe comunque perso i suoi punti dello scorso anno, uscendo (ingiustamente) dai primi venti del ranking mondiale. Ma è complicato.

 

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